La Grotta di San Teodoro ad Acquedolci: un salto nella preistoria

di Santino Paladino

Il nostro territorio ci stupisce ogni giorno ed ogni giorno ci rivela luoghi di grande interesse sconosciuti ai più e meritevoli di essere pubblicizzati e valorizzati.

E’ certamente il caso della Grotta di San Teodoro, sulla parete rocciosa di Pizzo Castellaro, a poche centinaia di metri dal centro di Acquedolci. Definita dagli esperti paleontologi e geologi una vera e propria “pietra miliare” dello studio della preistoria in Sicilia, la grotta, molto suggestiva per le notevoli dimensioni e per gli effetti della luce del sole sulle pareti interne, si apre a 140 metri s.l.m. e deve il suo nome ai Monaci Basiliani che vi si rifugiarono intorno al mille per sfuggire alle persecuzioni iconoclaste bizantine. La sua formazione viene fatta risalire a otto-dieci milioni di anni fa e conserva concrete testimonianze di popolamenti di animali e di uomo preistorico, che dovrebbe averla abitata circa 14.000 anni fa.

Lo scheletro di Thea

Il sito assurse agli onori della cronaca nel 1937 per il ritrovamento di uno scheletro femminile di “Homo sapiens”, battezzato con il nome “Thea”, al centro di una serie di studi che hanno addirittura permesso di ricostruirne il volto e la vita, attualmente esposto in una sala del “Museo Gemmellaro” di Palermo.

Nella grotta furono infatti ritrovate le prime sepolture paleolitiche siciliane che permisero una approfondita conoscenza degli antichi abitanti della Sicilia. All’esterno, in vere e proprie trincee con coperture di vetro realizzate dalla ex “Provincia Regionale di Messina”, si possono ammirare numerosi resti scheletrici di ippopotamo, la cui presenza è chiaro indice del bacino lacustre che doveva estendersi davanti la grotta (migliaia di altri resti fossili sono custoditi presso il Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Messina).

All’interno della grotta sono stati rinvenuti resti di cervo, bue selvatico, bisonte e di una specie di elefante, certamente inediti per un ambiente insulare e risalenti al periodo in cui la Sicilia era, anche se probabilmente non stabilmente, unita al continente.

L’ingresso nella grotta, preceduto dalla piacevole risalita del crinale della collina, segna l’accesso ad un mondo surreale e affascinante dove tutto potrebbe succedere: novelli Indiana Jones, ci si ritrova ad immaginare fuochi di antichi uomini preistorici, animali giurassici e voli di pipistrelli.
Colpiscono soprattutto i reticolati che fanno da cornice agli scavi con i vari strati repertati e le varie etichette e i segni impressi sulle pareti che lasciano solo lontanamente immaginare la gioia e la soddisfazione degli studiosi ad ogni affioramento e ad ogni scoperta. Alzando lo sguardo ci si perde in un soffitto scolpito dal tempo e costellato da un’infinità di stalattiti calcaree.

L’intera area è stata acquisita dalla Regione Sicilia ed è gratuitamente visitabile grazie anche al personale di custodia che, con passione e competenza, si presta ad arricchire la visita con spiegazioni ed approfondimenti, avendo peraltro raccolto in un’improvvisata sala museale alcuni reperti molto significativi.

Per maggiori informazioni il contatto telefonico è 0941-730005.

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