La maledizione della “Nave Blu” che a Messina rischiò la collisione nello Stretto dopo il sequestro dei terroristi

di Attilio Borda Bossana

La nave blu

Ventiquattromila tonnellate di stazza, era stata a Messina il 12 luglio 1963 come Willdem Ruys poi come Achille Lauro nel 1966 e poi il 2 aprile 1987, ma aveva passato lo Stretto il 5 ottobre 1985, senza fare scalo, rischiando la collisione a capo Peloro. Avvenne durante la manovra d’imbarco, dei magistrati incaricati dell’inchiesta sul dirottamento dell’unità italiana, che salivano a bordo della nave proveniente da Porto Said, in navigazione per Genova, per raccogliere le varie testimonianze. La navigazione della motonave fu messa a rischio da una unità militare americana in transito nello Stretto, che si presentò in rotta di collisione. Non se ne identificò il nome rimanendo controversa l’attribuzione del numero identificativo che sarebbe stato rilevato, F96, appartenente alla fregata Valdez, classe Knox; o F 996 del Chandler ex Andurshirvan, tipo Spruance migliorato o il caccia della stessa classe, l’F 966 Hewitt.

L’Achille Lauro a Messina

A Messina la Lauro non si era fermata, e non aveva dato fondo all’ancora, come previsto, nella rada Paradiso – per evitare, che l’inchiesta fosse affidata per competenza alla magistratura di Siracusa – e diminuì soltanto la velocita di navigazione per consentire alla pilotina e alle motovedette di accostarsi. A Faro spirava un vento di tramontana che rese difficile l’imbarco del sostituto siracusano Ettore Costanzo con il collega Dolcino Favi e i magistrati genovesi Francesco Meloni e Luigi Carli, degli uomini delle forze dell’Ordine e dell’avvocato Luigi Bonfiglio della flotta Lauro, tutti a bordo per raccogliere le prime testimonianze sulla morte del passeggero Leon Klinghoffer, il disabile cittadino americano ucciso dal commando terrorista. Anche questo episodio dell’Achille Lauro, contribuì ad alimentare quella sorta di maledizione per la “nave blu”, così comunemente identificata per la colorazione delle sue fiancate, già innescata nel 1971, con un primo incidente quando la nave speronò un peschereccio.

Impostata nei cantieri olandesi di Vlissingen nel 1939, a causa delle vicende belliche della seconda Guerra mondiale, fu varata soltanto nel 1946 con il nome di Willem Ruys, compiendo il suo viaggio inaugurale nel dicembre del 1947 sulla linea di collegamento per l’Australia che

La Willem Ruys con livrea bianca

mantenne sino al 1963, quando fu impiegata per crociere nel Mediterraneo. La nave lunga 192 metri, raggiungeva una velocità di 21 nodi grazie a otto motori Sulzer, e 1964 fu acquisita dalla Flotta Lauro e battezzata con il nome del proprietario, Achille Lauro, che aveva commissionato ai Cantieri del Tirreno di Palermo un ammodernamento dell’unità, completato nel 1966. Dal 1972 fu sottoposta ad un nuovo intervento di ammodernamento per trasformarla in vera e propria nave da crociera, “un gioiello di famiglia” nelle intenzioni del suo armatore, che avrebbe garantito un collegamento sicuro e veloce con l’America, rinverdendo le atmosfere della belle époche. Ma in quello stesso anno la Flotta Lauro rischiò il fallimento proprio per la sua ammiraglia che in coincidenza con il raddoppio del prezzo del greggio, era stata destinata al periplo del Sud America. Tre anni dopo, nell’aprile del 1975, la nave fu protagonista di un altro incidente con lo speronamento di un cargo libanese lo Yousset, affondato nello Stretto dei Dardanelli. Il 2 dicembre 1981, a Tenerife, in sosta forzata la nave per il crack economico della Flotta Lauro, la nave subì un incendio che ne determinò il fermo. Trasferita dal 1982, al gruppo Lauro Line – Mediterranean Shipping Company, nel 1985 registrò l’episodio più clamoroso quando con i suoi 201 passeggeri e 344 uomini di equipaggio, venne sequestrata da un commando palestinese. Il 7 ottobre, in navigazione nel Mediterraneo, a circa 10 miglia delle coste egiziane, alle 13,25, due giovani palestinesi,

Magied El Molqi e Al Asker Bassan, armati di fucile e bombe a mano fecero irruzione sul ponte di comando, bloccando il comandante, Gerardo De Rosa. Altri due dirottatori concentrarono i passeggeri e l’equipaggio nel salone degli arazzi, sequestrando la nave per quattro giorni. Si chiedeva la liberazione di 52 palestinesi prigionieri in Israele; e mentre la Siria respingeva ogni forma di

La Nave del Terrore sulla copertina della Domenica del Corriere

mediazione, l’otto ottobre venne ucciso un passeggero statunitense il cui corpo fu gettato in mare. Dopo aver fatto rotta per la Libia la nave diresse per Port Said, ove il commando si arrese al termine di intense trattative diplomatiche tra l’Egitto, l’Olp ma anche con l’Italia e gli Stati Uniti. Della vicenda fu tratto il copione de “Il viaggio del terrore: la vera storia dell’Achille Lauro”. Il film, diretto nel 1990 dal regista Alberto Negrin con Burt Lancaster protagonista, riportò sullo schermo anche le vicende della crisi dei rapporti tra Stati Uniti ed Italia per l’affare della base militare di Sigonella in Sicilia, dove il Boeing 737 egiziano che trasportava i quattro dirottatori fu costretto ad atterrare per le pressioni americane, dopo la scoperta dell’uccisione del passeggero americano.

La “maledizione” della nave ebbe l’epilogo il 30 novembre del 1994, durante la crociera di Natale nell’oceano Indiano, iniziata da Genova il 19 novembre e che si sarebbe dovuto concludere ventuno giorni dopo a Durban in Sud Africa. Davanti alle coste della Somalia, 250 miglia a sud del Corno d’Africa, all’una e trenta scattò il primo allarme per il fuoco a bordo, ed alle 5,54 la nave lancerà l’Sos. La petroliera panamense Havaiian King arriverà alle 9.20, sul luogo del disastro trovando l’Achille Lauro in fiamme e già inclinata di 20 gradi su un fianco. Alle 11 il comandante Giuseppe Orsi ordinò di abbandonare la nave ed iniziarono le operazioni di salvataggio dei 900 naufraghi fuggiti dall’inferno di fuoco in abito da sera. Accorsero anche due navi della marina americana l’incrociatore Gettysburg e la fregata Hali Burton. Tre giorni dopo l’incendio, il 2 dicembre 1994, la nave affondò proprio mentre al Teatro Carlo Felice di Genova, porto da cui era partita la nave, si provava il Vascello fantasma di Richard Wagner.

 

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