La mummificazione a Novara di Sicilia e Tusa

di Giuseppe Spanò

novara-di-sicilia-me-chiesa-madre-la-criptaLa storia siciliana ha lasciato segni profondi a Novara di Sicilia e Tusa, due luoghi distanti ma uniti dall’arcaica pratica della conservazione dei corpi.

Novara di Sicilia, nella Chiesa Madre di S. Maria Annunziata, custodisce un’ampia cripta quattrocentesca semicircolare con sei mummie e sedici edicole, di cui cinque occupate da corpi in piedi di sacerdoti con abiti talari risalenti agli anni 1872-1873, ed una con mantello scuro posizionata dentro una cassa disposta sul pavimento e risalente al 1868.

Sopra le nicchie si trovano nove teche di legno con settantaquattro crani e sei casse in legno contenenti le ossa di alcuni sacerdoti. Un particolare curioso è costituito dalla presenza di due gatti mummificati. I resti, protagonisti di un documentario del National Geographic, sono stati scoperti nel 1997 in seguito alla rimozione della pavimentazione realizzata negli anni cinquanta che aveva occultato l’accesso alla cripta.

L’ambiente, utilizzato fino agli anni ’70 del secolo scorso, è costituito da due vani dedicati alla mummificazione e ricavati a contatto della roccia di base, con prese d’aria che assicurano la necessaria ventilazione e con una temperatura costante durante tutto l’anno. Sono presenti ancora le griglie lignee di sostegno dei cadaveri e le tavole che servivano a sigillare l’ambiente durante la scolatura. Attualmente lo stato di conservazione dei corpi è precario ed il Comune e l’arcipretura hanno lanciato una campagna di raccolta fondi destinati alla realizzazione di interventi strutturali nella cripta ed al restauro delle mummie.

tusaA Tusa, sotto la navata sinistra della Chiesa Madre della SS. Annunziata, la confraternita del SS. Sacramento possedeva il proprio sepolcro, eretto nel XVIII secolo.

Ai lati dell’ingresso si notano tutti gli elementi tipici richiesti per le procedure di mummificazione: due file di dodici sedili colatoio, corredati dal foro centrale e tappo in terracotta, che convergono verso il fondo dell’ambiente dove, con le singole canalizzazioni, si collegano a due piccoli locali che ospitavano i cadaveri in posizione eretta.

Sotto questi vani sono presenti due canalette, realizzate con embrici di terracotta, che, riunendosi in un solo condotto, facevano confluire gli umori cadaverici verso l’esterno dell’edificio. Nella parete meridionale dello spazio presbiterale un piccolo ingresso permette l’accesso nell’ossario, realizzato nell’intercapedine presente tra l’abside della navata centrale e l’ambiente di colatura.

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