La nave a rotore “Barbara” a Messina nel 1926

di Attilio Borda Bossana

Barbara ormeggiata nel porto di Messina nell’ottobre 1926

Nel 1926, alla fine del mese di ottobre, a Messina fece sosta una nave che, per il breve tempo in cui ormeggiò nelle banchine del porto, suscitò la curiosità della cittadinanza che aveva paventato l’arrivo di un vascello extraterrestre. Quella nave dall’aspetto inquietante si chiamava Barbara, nome che già con la sua etimologia greca di bàrbaros intesa come “straniera”, accentuava le ansietà di quanti ne osservarono prima la sagoma nello Stretto e poi l’inconsueta struttura una volta ormeggiata di poppa, alla banchina Colapesce. Nonostante tutto ciò, quel suo scalo nel porto peloritano, come quello di Genova e Livorno per scaricare grano, non ebbe grande eco sui giornali locali e la notizia non fu ripresa dalla stampa nazionale. Su una testata australiana The Argus di Melbourne apparve invece, nell’edizione del 22 ottobre 1926, il resoconto del viaggio da Sydney a Genova, compiuto a settembre e la descrizione di quella strana nave a rotore inventata dall’ingegnere Anton Flettner (1885 – 1961).

Quelle navi a motore avanzavano grazie all’effetto aerodinamico di grossi cilindri verticali rotanti; il cosiddetto effetto Magnus e che più semplicemente è quello che determina nel gioco del calcio il pallonetto che deviando dalla sua traiettoria si infila in porta, o che interrompe la traiettoria di una pallina da tennis o da ping pong, Gustav Magnus, nel 1852 spiegò tale fenomeno risolvendo il problema della deviazione dalla traiettoria per i proiettili lanciati da armi a canna rigata, dovuta alla dissimmetria che la rotazione di un cilindro porta su una corrente d’aria che lo investa. Dove il verso di rotazione coincide con il verso della corrente si ha una diminuzione della forza frenante esercitata dall’aria; ideate da Flettner oltre novant’anni fa, le navi a vele rotanti utilizzavano torri a rotore come un sostituto per la propulsione ausiliaria dei motori della nave e quindi ottenere velocità più elevate.

Il varo nel 1826

Ordinata dalle autorità navali tedesche, Barbara fu costruita a Brema. Era una nave a vite singola di 2.077 tonnellate lorde e fu azionata da due motori diesel a sei cilindri; la superficie dell’aria del rotore era di 2.196 piedi quadrati, che permisero alla nave una velocità di 6 nodi con soli rotori, 9 nodi solo con motori e 10 nodi con entrambi. Più tardi i rotori sono stati fatti per dare ai motori più assistenza, portando la velocità della nave fino a 13 nodi.

La nave Buckau del 1924

Le sperimentazioni erano iniziate negli anni venti e poi verificate su una nave più piccola la Buckau, di 455 tonnellate lorde che era stato costruito nel 1920 che successivamente mutò nome in Baden-Baden, convertito in uno schooner affondò durante una tempesta nel 1931, ai Caraibi. Il con due sole torri e fu certamente l’esperienza più interessante della fase di ricerca scientifica legata ai fermenti tecnologici, dopo la Grande guerra.

La figurina della rotonave Barbara

La Barbara era una nave di 2.077 tonnellate lorde, con due motori diesel a ciclo a quattro sei cilindri accoppiati ad un unico albero; le torri dei rotori erano in lauta, una lega di alluminio con la resistenza dell’acciaio. Ogni rotore era alto 55 piedi con un diametro di circa 13 piedi, la parte rotante che pesava kg 150. Nel suo viaggio inaugurale la Barbara ebbe però una quasi costante assenza di venti, e fu quasi a impossibile usare i rotori. Probabilmente quelle sperimentali rotonavi, al di là dei risultati conseguiti scontarono la concomitante crisi economica del 1929 che travolse i rotori come tante altre innovazioni; tesi avvalorata anche da recenti studi condotti dall’Istituto di Ricerca dell’Università di Dayton che hanno confermato la validità della soluzione del rotore come aggiunta ai motori principali.

1933 Birkenau

Nel 1933 i rotori Flettner le furono rimossi e la Barbara cambiò nome divenendo, la nave da carico Birkenau sino al 1947, quando fu acquistata dagli armatori Ove Skou e rinominata Else Skou. Rivenduta nel 1963 alla Greek Lybian Lines fu chiamata Fotis P., passò poi nel 1967, alla compagnia Saudi-Arabia e rinominata Star Of Riyadh, nome con quale fu affondata dal suo equipaggio, nell’agosto 1978, nella baia di Jeddah.

 

Questo slideshow richiede JavaScript.

Lascia un commento

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.