LA PAOLUCCI DA IDROAMBULANZA DI STANZA A MESSINA A YACHT DI LUSSO

di Attilio Borda Bossana

Paolucci nel porto di Messina

C’è stata una nave della Marina militare italiana, la Paolucci, che fu assegnata al Comando di Marisicilia di Messina, ma sempre poco visibile dalla città, spesso avvolta dal mistero, tanto da alimentare le più varie ipotesi sull’impiego e sulle funzioni che l’unità svolse battendo la bandiera della Marina militare. La Paolucci, fu la prima vera e propria idroambulanza in dotazione dal 1970 alla Forza armata andata in disarmo nel 2006; era uno yacht di circa 70 tonnellate utilizzato per il soccorso in mare ed attrezzato quale ambulatorio medico. Era stata utilizzata come yacht di rappresentanza del Presidente della Repubblica italiana ma nei primi tempi batteva bandiera panamense nel vano tentativo di mascherarsi e una volta a Milazzo gli fu chiesto dalla Capitaneria di porto anche la documentazione. La nave si diceva adottasse questo tipo di mascheramento nel tentativo di spiare i movimenti dell’allora flotta sovietica negli anni della guerra fredda. Ma nei fatti, l’intervento della nave-ambulanza Paolucci sull’isola di Lampedusa nel 1990, consentì ad esempio la nascita di Paolina, neonata che senza la presenza dell’unità della Marina militare avrebbe avuto sorte diversa.
Lo yacht Paolucci lungo 30 metri, realizzata interamente in legno dal Cantiere
Picchiotti di Viareggio, fu acquistato nel 2006 dall’armatore Giordano Fabiani, che la fece restaurare, in tre anni di lavoro, nei Cantieri Navali del Tevere nel rispetto della conservazione dei materiali originali, soprattutto nelle parti più caratteristiche come lo scafo, le sovrastrutture e la coperta. Adeguati e completamente riprogettati e rinnovati gli interni per ospitare fino a dieci persone nelle tre cabine vip, in quella armatoriale posizionata nell’under deck e nella cabina ospiti, oltre il restyling dei locali dedicati all’equipaggio e il refitting degli impianti di bordo, di tutta la strumentazione elettronica e di navigazione mentre nella sala macchine è stato aggiunto il terzo motore, consentendo allo yatch di raggiungere una velocità massima di 32 nodi e una velocità di crociera di 28 nodi. Dal giugno 2010 fu quindi impiegata per charter di lusso nel Mediterraneo, offrendo per 35 mila euro la settimana in bassa stagione e 40 mila in alta, più le spese, chef stellato per la

Il Paolucci in versione charter

preparazione di cibi ricercati, maggiordomo, personal trainer, hostess e baby sitter ed un equipaggio di alta professionalità. Nel settembre 2017 a seguito dei dissesti e del fallimento di Italtrading, gruppo Fabiani, l’imbarcazione, è stata messa all’asta dalla società di leasing di una holding bancaria ed aggiudicata ad una cordata di imprenditori capitanata dal patron della squadra di calcio dell’Atalanta, Antonio Percassi con l’obiettivo di sottoporla a un nuovo restauro, tuttora in corso, per poi rimetterla sul mercato.
Il “mistero” del Paolucci sfiorò anche le aule parlamentari l’otto luglio 1971 con l’interrogazione dei deputati Franco Franchi e Giuseppe Niccolai presentata ai Ministri della difesa e dell’interno, per conoscere, “…se la Marina militare avesse fatto costruire un “grosso e lussuoso motoscafo d’alto mare il cui impiego e le cui caratteristiche non ne giustificherebbero in alcun modo l’appartenenza al naviglio militare”. Gli interroganti chiedevano se il Paolucci, fosse ”arredato con sfarzo, dotato di tappeti e moquette, nonché di aria condizionata in tutti i locali, di quadri e di vasellame di lusso, e nel caso lo sia, quale scopo hanno tali attrezzature in un mezzo militare; se sia vero che l’ unità fu costruita per uno scopo diverso da quello di realizzare un mezzo militare e che tale scopo non è stato dichiarato, bensì occultato dietro una generica dizione di «motoscafo per soccorso sanitario» . I due deputati chiedevano anche di conoscere “esattamente quali siano le attrezzature sanitarie di cui dispone il mezzo…”. Il 30 settembre 1980 il deputato Falco Accame tornò sull’argomento con una interrogazione al Ministro della difesa, “Per conoscere quale è l’attività svolta dalla nave R. Paolucci, classificata unità per operazioni di soccorso in mare, ambulanza veloce. Per conoscere, nel caso l’attività svolta non giustifichi il mantenimento in servizio di detta unità, se ritiene opportuno mantenerla ancora in servizio. Lo stesso Accame pose il 7 luglio 1981 al Ministro della difesa un’altra interrogazione sul Paolucci «Per conoscere, nel caso l’attività svolta non giustifichi il mantenimento dell’unità, se ritiene opportuno mantenerla ancora in servizio. Per conoscere quali programmi ha svolto nella scorsa estate 1980» In Parlamento gli rispose l’on. Bartolo Ciccardini, Sottosegretario di Stato per la difesa, che confermò che nave R. Paolucci, “è un motoscafo adibito a soccorso sanitario, dotato di una sala di pronto soccorso per ammalati ed infortunati. L’unità non ha capacità di ricovero, in quanto non è una nave ospedale; può soltanto trasportare feriti da unità in navigazione o da basi sprovviste di attrezzature sanitarie. L’unità, dal gennaio all’agosto del 1980, è stata in riparazione per la sostituzione dei motori, che abbisognavano di manutenzione. Successivamente ha svolto un normale compito di addestramento nelle acque del sud Tirreno e nel canale di Sicilia. L’unità è in piena efficienza, per cui si ritiene che debba essere mantenuta in servizio”.
Accame dichiarandosi insoddisfatto della risposta replicò che dopo la sua attività ispettiva “la nave fu mandata a Consubin, e lì mimetizzata, nel segreto delle operazioni degli incursori della Marina, e quindi sottratta ad occhi indiscreti. Anche quel fatto, poi, suscitò una polemica, perché la nave era di base a Messina, e le famiglie dei marinai che vivevano a bordo protestarono, in quanto, essendo stati improvvisamente trasferiti a La Spezia avevano dovuto lasciare le famiglie nella città dello Stretto”.
Lo yacht, porta il nome del tenente medico Raffaele Paolucci, medaglia d’oro al Valor Militare, per avere durante la prima Guerra mondiale, alle dipendenze del Comando del Dipartimento Marittimo di Venezia, partecipato alla preparazione dei mezzi d’assalto che, in stretta collaborazione con il maggiore del genio navale, Raffaele Rossetti, portò all’azione di Pola del 1° novembre 1918, con le mignatte portate dal Mas 95, utilizzate per l’affondamento della corazzata austriaca Viribus Unitis.

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