La petroliera che forzò il blocco dello stretto di Messina e la nave che ruppe i cavi dell’elettrodotto sospeso

di Attilio Borda Bossana

Il 24 luglio 1955 malgrado l’interdizione disposta, la petroliera norvegese Polyclipper, di 11 mila 737 tonnellate di stazza, forzò il blocco dello Stretto di Messina inibito per i lavori di tesatura dei cavi dell’elettrodotto. Il 27 luglio l’ordinanza della Capitaneria di porto limiterà quel divieto di transito alle sole ore notturne. Quella straordinaria interruzione del traffico marittimo nello Stretto di Messina, dal 21 luglio al 2 agosto, era stata disposta l’8 luglio dal Ministero della Difesa, perché potessero essere tesi i cavi dell’elettrodotto. Il non previsto transito causò apprensione tra tecnici e maestranze della Sges impegnate nella costruzione dell’elettrodotto e si definì con una sanzione di 40 mila lire per la nave ed un deposito cauzionale di 40 milioni di lire, richiesto ed ottenuto, dalla società appaltatrice dei lavori la a garanzia di danni presunti. L’imprevista inosservanza che avrebbe potuto avere conseguenze più drammatiche, costrinse gli operai in servizio sulla sponda siciliana a mollare alcuni cavi per evitare l’urto con la petroliera norvegese. La nave che passò sopra i tiranti sommersi fu bloccata nella rada di Paradiso per l’istruttoria sull’incidente da parte delle autorità marittime. La Polyclipper qualche anno dopo fu tra le navi che subirono l’embargo americano per la crisi di Cuba e nel giugno del 1962 l’unità patì la quarantena per un carico proveniente dal porto sovietico di Odessa, non forzando in quell’occasione, il blocco. La petroliera fu registrata nella black list delle navi cui fu rifiutato l’ingresso negli Stati Uniti e nella maggior parte dei paesi alleati della NATO. La Polyclipper era stata noleggiata per trasportare 272 mila kilogrammi di petrolio dalla Unione Sovietica a Cuba nel 1963. Solitamente caricava il petrolio nei porti del Mar Nero di Batumi, Odessa, Sotsji e Tuapse e lo trasportava attraverso l’Oceano Atlantico in convoglio con navi sovietiche – in diversi porti di Cuba.
Il tentativo di attraversare lo Stretto il 26 luglio fu impedito ad una altra nave, il cargo Marilena, di 6854 tonnellate di stazza battente bandiera del Costarica che proveniente da sud è stata bloccata da un rimorchiatore inviato sul posto dalla Capitaneria di porto. Marilena varata nel 1941 con il nome di Empire Moonrise, e gestita durante il secondo conflitto mondiale, dal Ministero dei trasporti di guerra della Gran Bretagna. Nel 1945 era divenuta Hartland Point, due anni dopo Burmount; dopo la parentesi Marilena nel 1957 fu infine denominata Athamas, sino alla rottamazione del 1966 in Cina.

Lo Stretto prima e dopo la realizzazione dell’elettrodotto

La MT Polyclipper era una nave cisterna costruita a Eriksbergs Mek. Verkstads A / B a Göteborg in Svezia nel 1954 e consegnata alla compagnia di spedizioni Einar Rasmussen a Kristiansand nel novembre 1954. Dal 1972 al 1975 mutò nome in Sunclipper e quindi sino al 1977 in Sun Clipper, anno in cui fu demolita. Uno dei suoi viaggi più memorabili fu quello lungo il fiume Amazon a Manaus, 1500 km dall’Oceano Atlantico. Sei anni dopo l’episodio della Polyclipper, ad impianto già funzionante, il 20 luglio 1961, la nave brasiliana Loide Argentina colpì con l’alberatura i cavi che erano stati abbassati sulla sponda siciliana per sostituire due conduttori: le pesanti funi precipitarono a terra danneggiando alcune case di pescatori. Nave di 5408 tonnellate, la Loide Argentina faceva parte della classe di venti unità gemelle in servizio di linea fra il Brasile e il Mediterraneo, il Nord Europa e la East Coast degli USA. Il suo varo nel settembre del 1947 era stato riportato anche sul New York Times; fu smantellata il 7 gennaio 1970 a Cartagena in Spagna.
L’incidente più grave nella storia dell’elettrodotto sullo Stretto si verificò il 7 luglio del 1970: quattro operai persero la vita, sempre nella zona di Torre Faro, per la rottura di un tirante d’acciaio. Il collegamento elettrico nello Stretto, approvato dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici nel dicembre del 1951 – venne completato con una tempistica tutto sommato celere, entrando in servizio il 27 dicembre 1955 e l’inaugurazione ufficiale il 15 maggio dell’anno successivo. Un esame approfondito della progettazione e dell’esecuzione della colossale opera è contenuto nel libro “L’attraversamento elettrico dello Stretto di Messina”, edito nel 1958 per conto della Società Generale Elettrica della Sicilia da Libreria Dedalo Editrice di Roma e stampato in 1500 copie fuori commercio, ricco di fotografie e di indicazioni storiche e fisico-matematiche. Il lavoro è stato eseguito in due fasi: in un primo tempo è stato montato il fusto col metodo del falcone sospeso, in un secondo tempo sono state montate le mensole con un sistema di doppi falconi, che rappresentava una assoluta novità nel campo delle costruzioni metalliche. Anche le operazioni di tesatura dei cavi si svolsero in due tempi. Un primo mese, il giugno 1955, occorse per mettere a punto il macchinario, costruito dalla Agudio e un secondo mese fu impegnato in una prima serie di tentativi. Dopo un mese di sosta e di preparazione, venne effettuato il secondo tentativo che vide il successo finale appena 22 giorni dopo l’inizio, il 22 settembre dello stesso anno”. Il cavo conduttore dell’elettrodotto, anch’esso costruito a Milano, misurava 3653 metri e fu posto ad un’altezza minima di 70 metri per consentire il transito lungo lo Stretto di navi di grandi dimensioni.

 

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