“La Primavera dei popoli e la rivoluzione siciliana del 1848”, la ricerca storica di Roberto Sciarrone sui moti insurrezionali nell’isola

di Giuseppe Spanò

“La Primavera dei popoli e la rivoluzione siciliana del 1848”, questo il titolo dell’ultimo libro di Roberto Sciarrone edito da Edas Editore, che ripropone all’attenzione del mondo letterario le doti di scrittore del trentaseienne autore messinese, ricercatore presso il Dipartimento di Storia Culture Religioni dell’Università “La Sapienza” di Roma.

Basandosi su uno studio d’archivio dettagliato e ricco di documenti inediti, l’autore svela una serie di avvenimenti che interessarono l’Europa e, in particolar modo, la Sicilia e che fanno luce su un periodo articolato della storia.

Il 1848 fu per l’Europa un anno di “rivoluzioni” e la contemporaneità di questi moti li fece apparire, già all’epoca, come movimenti diversi di un unico, grande, processo rivoluzionario.

In realtà le rivoluzioni ebbero svolgimenti e obiettivi diversi ma furono tutte accomunate dalla forte aspirazione al cambiamento e, di fatto, segnarono la fine della strategia politica concepita a Vienna nel 1815.

I moti del 1848 segnarono uno dei momenti più importanti del processo insurrezionale italiano, le varie anime della rivoluzione si saldarono alla battaglia patriottica per ottenere l’indipendenza e l’unità del Paese. L’anno delle grandi rivoluzioni prese avvio a Palermo, in Sicilia; l’isola viveva da decenni una condizione di profonda insoddisfazione sociale e politica dettata dal malgoverno borbonico e dalla perdita dello status di Regno, deciso al Congresso di Vienna.

L’insurrezione siciliana portò i Borboni a concedere una Costituzione all’isola e successivamente a proclamarne l’indipendenza, tenuta fino a maggio del 1849. La scelta politica borbonica fu seguita da Carlo Alberto di Savoia, papa Pio IX e da Leopoldo II. La rivoluzione siciliana, scoppiata il 12 gennaio del 1848, fu l’ultima di quattro grandi rivolte che ebbero luogo in Sicilia tra il 1800 e il 1849 contro i Borbone di Napoli. Messina e Palermo furono le città più coinvolte, luogo di feroci combattimenti, l’assedio della città dello Stretto durò circa nove mesi attraverso un interminabile sequenza di azioni militari e scontri di diversa portata fino all’episodio clou dell’intera rivoluzione che si concluse con un bombardamento indiscriminato e prolungato su Messina che susciterà stupore nell’opinione pubblica europea e statunitense.

L’autore, già studioso dei sistemi politici internazionali tra XIX e XX secolo, riesce quindi a marcare le differenze di carattere storico, politico e sociale nel corso del segmento rivoluzionario che coinvolse la Sicilia e la città di Messina e non mancano riferimenti e analisi comparative circa l’attualità europea, i problemi sempre maggiori e le sfide che l’Unione deve affrontare nel corso dei prossimi decenni.

“La quinta opera della mia carriera letteraria, – sottolinea l’autore – è il frutto di un lavoro di ricerca certosino sugli eventi insurrezionali di spicco che interessarono l’Europa e, in particolar modo, la Sicilia. Nell’ultima parte del volume ho cercato di portare in luce riferimenti e analisi comparative circa l’attualità europea, i problemi sempre maggiori e le sfide che l’Unione deve affrontare nel corso dei prossimi decenni. Oggi, a quasi centosessant’anni dagli eventi del 1848, problemi analoghi stringono l’Unione Europea tra paesi in aperto contrasto con le politiche di Bruxelles e altri invece desiderosi di fare il loro ingresso nel sistema comunitario. È come se l’Europa fosse tornata tra la fine del medioevo e gli inizi dell’epoca moderna quando la carta geografica del continente era formata da numerosi imperi, regni, stati, confederazioni e l’immagine rifletteva una situazione totalmente frammentata. L’Europa quindi potrà sopravvivere solo se riuscirà a comprendere come legittimarsi nei confronti delle variegate realtà che la compongono, del resto le difese geografiche che hanno protetto il continente nel dopoguerra sono ormai friabili. Il grande storico francese Fernand Braudel in ‘La Méditerranée et le Monde Méditerranéen a l’époque de Philippe II’ scrisse nel 1949 che il confine meridionale dell’Europa era il Sahara, non il Mar Mediterraneo. Sessant’anni dopo quelle parole illuminate osserviamo affluire un fiume di migranti proprio dal Nord Africa verso l’Europa”.

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