La Torpediniera Piemonte in porto a Messina durante il sisma del 1908, demolita nel 1932 dopo la sua trasformazione in nave cisterna

di Attilio Borda Bossana

Ariete torpedinere Piemonte

Tra le tante navi che legarono il loro nome a Messina ed al suo porto, sono significative le vicende e il destino del Regio ariete torpediniere Piemonte, ormeggiato alla banchina del porto di Messina nel 1908. Alla fonda, in quella tragica notte del sisma, si trovano invece le unità della squadriglia torpediniere d’alto mare Spica, Saffo, Serpente, Scorpione e Sagittario e quelle della squadriglia delle torpediniere da costa (90 S, 106 S, 131 S, 138 S, 140 S e 151 S). Fu quello della Regia Marina il primo nucleo d’intervento, all’indomani del terremoto che aveva sconvolto tragicamente la città.

Disegno del Regio ariete torpedinere Piemonte, su catalogo del cantiere inglese che aveva costruito la nave

Proprio a bordo del Piemonte, con a bordo 268 uomini, furono attivati i primi interventi di soccorso e fu impartito l’ordine, vista l’impossibilità di effettuare comunicazioni telegrafiche e telefoniche e l’inagibilità di strade e ferrovie, di inviare due unità navali il Serpente e lo Spica, per raggiungere un posto telegrafico operativo per informare dell’accaduto e richiedere aiuti. Scafo con prua a sperone, poppa a incrociatore, timone compensato e alette di rollio che si estendevano per circa un terzo della lunghezza dello scafo, l‘ariete torpediniere Piemonte, era stato costruito dal cantiere Armstrong ad Elswick nel Regno Unito per conto della Regia Marina Italiana, e varato il 23 agosto 1888.

Giunto in Italia nell’ottobre del 1889 fu assegnato a compiti di squadra. Nel luglio del 1894 fu dislocato in Mar Rosso e, successivamente in Oceano Indiano per una campagna coloniale e da quel momento operò esclusivamente oltremare. Dall’agosto 1898 al gennaio 1900 effettuò una crociera intorno al mondo e poi altre lunghe crociere sopratutto nei mari dell’Africa e nell’Estremo Oriente. Dopo la vicenda del terremoto del 1908, partecipò dal 1911 alla guerra italo-turca operando inizialmente in appoggio agli sbarchi in Libia e, successivamente, in Mar Rosso, prendendo anche pate allo scontro di Kunfida.

Durante la Prima Guerra Mondiale, fu assegnato, con la squadra anglo-francese, alla base di Salonicco partecipando a varie missioni belliche, bombardando e appoggiando sbarchi sulle coste bulgare e turche. Al termine del conflitto fu messo in disarmo per poi essere radiato il 15 maggio 1920 ma la sua storia non finì.

Il Piemonte trasformato in Marisedda

Fu infatti ceduta alla Petrolifera Italo-Rumena S. A. di Milano, e completamente trasformata in nave cisterna: smantellate strutture ed armamenti, svuotato lo scafo, per 3/4 della sua lunghezza venne diviso in quattro cisterne, mentre la parte poppiera fu adibita a sala macchine, sovrastata da una plancia con timoneria, sala comando, alloggi, mensa, ecc. Dotata di due motrici a vapore a triplice espansione eroganti 984 hp moventi due eliche, poteva svoluppare una velocità di 9 nodi, con una stazza lorda di 1718 t, stazza netta di 1218 t; lunghezza 95,08 m, larghezza 11,62, immersione 6,08 m. Fu varata un anno e mezzo dopo con il nome di Edda, nel 1925 l’unità venne ceduta alla Compagnia di Navigazione Maris S. A. di Genova e ribattezzata Marisedda, venduto qualche anno dopo alla Ditta Scopinich & Monta.

Il quotidiano spagnolo La Vanguardia del 3 gennaio 1930, ne testimonia uno degli ultimi viaggi di questo straordinario e storico scafo, con la notazione da “Costaninopoli a Barcellona con un carico di petrolio“ e il punto di attracco al pontile N del porto di Barcellona.

Stralcio del quotidiano spagnolo La Vanguardia

Nel 1932 cessò infatti l’attività e quella nave che per prima aveva prestato aiuto alla Messina terremotata, fu demolita a Vado Ligure. Che opportunità sarebbe stata quella di trasformare quel relitto di nave, in scrigno di memorie del del terremoto, che nel 1908 raggiunse il 10° grado della scala Mercalli, accompagnato da maremoto, e mise a soqquadro le coste calabro-sicule con numerose scosse devastanti.

Fu uno dei più grandi disastri naturali della storia dell’umanità e per testimoniare tale memoria, sempre ricercata, non è mai stato realizzato un Centro di Documentazione e una Rete delle fonti per puntare al recupero del più vario e ricco materiale d’archivio e la sua messa in condivisione attraverso un museo del terremoto. La sua istituzione avrebbe oggi la funzione del recupero di percorsi quali momenti di approfondimento scientifico sia per Storia e memoria; Scienza e terremoti; ma anche spazi di conosenza per la Città perduta e la Città ricostruita.

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