Larderia, un “luogo ricco di acque”

di Giuseppe Spano’

Larderia è situata in una vallata attraversata dal torrente omonimo proprio sotto il monte Dinnammare.

Uno spettacolo panoramico unico sullo Stretto di Messina e tantissimi eventi tradizionali fanno di questo paese uno dei più attivi e conosciuti della provincia di Messina.

L’ipotesi più fondata sulle origini del toponimo “Larderia”, conosciuto in passato anche con la variante Lardarìa, ancora presente nel dialetto locale, è quella che lo fa derivare dalla stessa radice del verbo greco αρδέυω/άρδω (“irrigare”, “innaffiare”) da cui, con epentesi dell’articolo (L’Ardaria), si ebbe appunto “Lardaria” con il significato di “luogo ricco di acque”.

Tale ipotesi è rafforzata dal documento di dotazione della vicina Abbazia basiliana di Santa Maria di Mili (1092) in Mili San Pietro, in cui il Conte Ruggero d’Altavilla, nell’indicare i confini del territorio abbaziale, ricorda “il grande fiume”, identificabile chiaramente con l’odierno torrente Larderia.

Già nel Trecento, nelle note delle “Ratione Decimarum” si trova menzionato il casale di Larderia, feudo dell’Arcivescovo Berardo (1197-1233) che concesse ai contadini, trasferitisi in quei territori, un appezzamento di terreno, in cambio di un canone annuo di un tarì.

Il Senato messinese ostacolò spesso l’Arcivescovato per il possesso di Larderia; il contrasto raggiunse punte altissime nel 1619, quando l’arcivescovo Andrea Mastrilli scomunicò tutti i senatori, invocando anche l’aiuto del Pontefice, del Re e della Corte di Palermo. Dopo la rivolta antispagnola del 1684, il casale fu acquistato da Don Aloisio, membro della famiglia Moncada, presente in Sicilia già dai primi anni del quattordicesimo secolo, ebbe grandissimo rilievo nella storia dell’isola e le loro vicende furono spesso legate a fatti di violenza o di sangue.

Nel Quattrocento divennero duchi di Monforte e intrecciarono legami fittissimi con la corona d’Aragona ed appena cent’anni dopo avevano in mano le sorti di gran parte della Sicilia ed occupavano posti di prestigio e di potere.

Nel 1727, dopo che il figlio Francesco aveva preso il suo posto, il casale tornò sotto la giurisdizione del Senato. Lo stesso Francesco, come Vicario di Filippo V, Re di Spagna e Sicilia, rimase coinvolto in prima persona nei tumulti scoppiati a Messina nel 1718, a causa dell’aumento del prezzo del pane. I terremoti del 1783 del 1908 hanno cancellato pezzi di storia di tutto il quartiere Normanno.

In una visita di Larderia non può mancare Palazzo Moncada, costruito nella prima metà del Settecento. E’ un palazzo severo e maestoso, posto sopra il casale, in modo da poter dominare la vista di tutta l’area. L’ingresso centrale è costituito da un portale bugnato ad arco, al di sopra del quale sorge lo stemma in pietra della famiglia. Al centro vi era un ampio balcone, di cui oggi restano soltanto le mensole in pietra decorate da volute e foglie d’acanto e rose. Affiancano il portale, i due balconi barocchi. Al piano terra del palazzo si trovavano le carceri, mentre in fondo al corridoio d’ingresso si apriva una voragine in cui i Moncada facevano precipitare i propri nemici. E proprio alcuni dei resti di questi nemici sono stati riportati alla luce da restauri del primo ventennio del Novecento.

Da ricordare, sempre a Larderia, la fortezza umbertina Cavalli a Montegallo (XIX secolo) appartenente ai cosiddetti “Forti umbertini”, realizzati nel tardo Ottocento (1882-1892 circa) per difendere l’area dello Stretto. La costruzione segue sempre lo stesso modello e imitano le fortificazioni rinascimentali con fossati, spigoli profilati in pietra, cornici.

Da visitare anche la chiesa settecentesca di San Giovanni Battista costruita nel diciottesimo secolo. E’ un edificio a pianta basilicale, con tre navate ripartire da due serie di colonne in pietra. Fu danneggiata sia dal terremoto del 1783, che da quello del 1908 e ristrutturata entrambe le volte. Non fu invece possibile recuperare il campanile, e quello attuale è stato edificato recentemente. La chiesa conserva notevoli opere d’arte, tra cui gli affreschi di Letterio Paladino (1691-1743), che raffigurano nell’abside la “Santissima Trinità”, “Storie dell’Antico Testamento” ed “Episodi dell’infanzia di Gesù”, la “Madonna dell’Itria”, di autore ignoto, forse del XVII; due cenotafi dei Principi di Moncada. All’interno, l’Altare della Madonna di Dinnammare (con tela ottocentesca di Michele Panebianco) ed una Madonna in trono col Bambino di Girolamo Alibrandi (secolo XVI).

Nel villaggio di Larderia superiore, inoltre, c’è una chiesa cinquecentesca con torre campanaria consacrata a Sant’Anna, ma è conosciuto col nome di San Sebastiano.

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