Le gurne, sedici laghetti creati dall’azione erosiva del fiume Alcantara

di Giuseppe Spanò

Le gurne, o vulli, dell’Alcantara sono sedici laghetti di forma più o meno circolare, ognuno con un suo nome identificativo (Schiccio Cataratto, Schifazzi, Di Muna, Quattareddu, ecc.), creati dall’erosione della roccia lavica che costituisce il letto del fiume e si caratterizzano per la flora e fauna particolarmente differenziate, in relazione alla lunghezza del percorso del fiume, che crea condizioni biologiche particolari e di conseguenza ecosistemi molto diversi tra loro. A parte due vulli minori a Mojo Alcantara e uno a Motta Camastra, quasi tutte le gurne si trovano a Francavilla di Sicilia.

La dimensione degli specchi lacustri varia a seconda della piena del fiume, ma in genere hanno una larghezza tra i 5 ed i 30 metri e, nei punti più vicini alle cascate, arrivano fino a 10 metri di profondità. Gli specchi d’acqua creano l’habitat ideale per la vita di ghiri, martore, donnole, volpi, ricci, istrici, carpe, tinche, trote, granchi d’acqua dolce, testuggini oltre a piante acquatiche come il ranuncolo a pennello (ranunculus penicillatus) e la lenticchia d’acqua (lemma minore gibba), tipiche dei climi più continentali.

Il ranuncolo a pennello in Sicilia si rinviene solo lungo il corso dell’Alcantara e del Fiumefreddo e si tratta di una pianta idrofita perenne che vive solitamente in acque fredde. La sua fioritura a tappeto avviene tra aprile e luglio ed è la prima fra le piante della palude ad annunciare l’avvento della bella stagione.

Lungo il sentiero, realizzato dall’Ente Parco Fluviale dell’Alcantara nel 2006, è possibile effettuare una passeggiata tra natura, storia e tradizioni, per scoprire, oltre alle gurne, i luoghi più belli dell’area protetta: i ruderi del castello edificato dai Normanni, i resti dell’antica centrale idroelettrica di Francavilla di Sicilia, l’insediamento greco del V secolo D.C. e le saje, piccole condotte che costituiscono un sistema di irrigazione introdotto dagli Arabi ed innovativo per i tempi.

Nove punti di osservazione, lungo il sentiero per circa 1.500 m., per ammirare la vegetazione ma anche i vicini centri di Castiglione di Sicilia e Motta Camastra. Dopo aver attraversato zone coltivate, si giunge sotto l’immensa chioma di un superbo esemplare di roverella che, grazie alla sua ombra, ha permesso la crescita sulla parte rocciosa di diversi licheni. Pochi metri più in là, attraverso una diramazione, si giunge ad una passerella, vicino all’opera di presa dell’Enel, che attraversa il fiume Alcantara, circondati da una flora lussureggiante: pioppi, roverelle, salici e oleandri. Nel tratto di fiume sottostante la passerella sono numerosi rane e rospi, mentre sulla calda pietra lavica si scaldano le natrici dal collare o bisce dal collare mentre non sono rari gli aironi cenerini.

Quasi al termine del percorso attrezzato si può osservare il Mulino Ciappa dove già a fine Ottocento si sperimentò la produzione di energia idroelettrica: Francavilla e Castiglione furono tra i primi centri abitati italiani a possedere l’energia elettrica. Da questo punto il percorso si divide, con la possibilità di raggiungere la strada statale o di salire lungo il fianco del monte su cui sorge il castello di Francavilla e ritornare in paese. Lungo la salita per il castello, nei mesi primaverili, si può osservare una superba fioritura di orchidee lungo il versante; si giunge poi su un belvedere da cui si può osservare la confluenza tra il fiume Zavianni e l’Alcantara, l’abitato di Francavilla ed il cinquecentesco convento dei Cappuccini.

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