L’EVACUAZIONE DELLA POPOLAZIONE DI STROMBOLI NEL 1950 CON LA PANAREA NAVE DAI QUATTRO NOMI


di Attilio Borda Bossana

Si è normalizzata a Stromboli la situazione dopo la violenta esplosione eruttiva del vulcano registrata alle 16.46 di mercoledì 3 luglio 2019. Il sindaco di Lipari, Marco Giorgianni ha confermato che a Ginostra e in gran parte dell’isola è stata riallacciata la fornitura elettrica e soprattutto, ha voluto sottolineare che «non c’è stata alcuna evacuazione», perché, «non c’era assolutamente la necessità». Un centinaio di persone hanno lasciato l’isola volontariamente per paura. Stromboli è uno strato vulcano attivo di dimensioni simili a quelle dell’Etna; si erge per novecento ventiquattro metri fuori dal mare, ma la base del vulcano risulta almeno a 1.500 metri di profondità. E’attivo da circa 2.000 anni, ed ha un chimismo sostanzialmente basico, il magma resta fluido nel cratere e si ha la tipica attività di lancio di brandelli di lava e di blocchi, con intensa emissione fumarolica. Nel passato geologico di Stromboli si sono avuti imponenti manifestazioni effusive ed esplosioni, come nel 1930, con eiezione di ceneri, lapilli e valanghe ardenti, i cui depositi si rinvengono nell’area delle Secche di Lazzaro. Ginostra che sorge a poco più di 1 chilometro dal limite meridionale della Sciara del Fuoco e a poco più di 1,5 chilometri dalle bocche crateriche, è la frazione con il rischio vulcanico maggiore e per la quale si è sempre invocato un approdo per traghetti e aliscafi per una eventuale evacuazione in caso di eccezionale attività vulcanica. E di pari passo è stata la richiesta di riconoscere a tutta Stromboli la valenza di parco nazionale, per la tutela e la fruizione del più straordinario “laboratorio vulcanico” del Paese. La “fuga della popolazione” e l’evacuazione dei residenti si registrò l’11 settembre del 1930 dopo la forte esplosione dal cratere, posto a 750 metri di altitudine, che ricordò il precedente storico del 22 maggio del 1919, con maremoto, fuoriuscita di cenere e lapilli, caduta di lava e quattro vittime e numerosi feriti. Da quell’episodio del 1930 si innescò il fenomeno dell’emigrazione verso le Americhe e l’Australia riducendo a circa mille gli abitanti di Stromboli. Un’evacuazione reale fu invece attuata all’inizio degli anni cinquanta dopo che il 20 ottobre del 1950 alle 11,10, si registrò un fortissimo boato del vulcano con attività effusiva e cospicue colate laviche. A seguito di quella fase effusiva, che si protrasse sino al 23 ottobre, fu uno dei vaporetti che garantivamo i collegamenti con le isole Eolie ad assicurare l’evacuazione di oltre trecento persone.
La nave era la motonave Panarea della Navisarma, Compagnia di Navigazione di Messina che sino al 1966 operò come postale per l’Arcipelago dai porti di Messina, Milazzo e Napoli. La nave era stata varata dai cantieri Navali del Carnaro di Fiume nel 1931, con il nome di Ipparco Baccich, in memoria di un patriota fiumano, medaglia d’argento al valor militare della prima guerra mondiale ed appartenente ad una dinastia di armatori fiumani dell’Ottocento. Aveva un dislocamento di 1499 ton, ed era lunga fuori tutto 62 metri; larga 9,24 m e aveva

Ipparco Baccich

un pescaggio 4,472 m. La propulsione le era fornita da un motore diesel Fiat ad 8 cilindri a 2 tempi della potenza 1200-1250 CV, che con l’unica elica, le consentiva di sviluppare una velocità di crociera 11,5 nodi e massima di 13-14 nodi. Consegnata nel giugno dello stesso anno fece il suo viaggio inaugurale il 2 giugno 1931, con lo scalo nella Darsena di Ravenna. La società armatrice Costiera di Navigazione Marittima di Fiume, dopo che nel 1922 il Governo italiano aveva deciso di abolire le linee Ravenna-Fiume e Ravenna-Trieste, considerate improduttive, avviò infatti un servizio settimanale Istria-Trieste-Ravenna (con scali a Fiume e Abbazia). Dal 1932 la società venne assorbita dalla Compagnia Adriatica di Navigazione di Venezia, la cui linea Venezia-Fiume-Dalmazia-Bari faceva scalo anche a Ravenna. Nel 1936 la Adriatica venne ceduta con i suoi servizi alla neocostituita Fiumana S.A.N, che mantenne lo scalo del Candiano fino allo scoppio della guerra, nel 1940. Il 26 giugno 1941, l’Ipparco Baccich fu requisita e iscritta nel ruolo del Naviglio ausiliario dello Stato con contrassegno D 17, classificata come incrociatore ausiliario. Armata con due cannoni da 76/40 mm, due mitragliere da 13,2 mm e altrettanti lancia bombe di profondità antisom, la nave con equipaggio di 110 uomini, tra ufficiali, sottufficiali e comuni, fu destinata principalmente a compiti di scorta convogli. Il 7 novembre 1941 entrò in collisione con il piroscafo Santa Chiara, riportando seri danni, ma dopo i lavori di riparazione, tornò a navigare sino alla proclamazione dell’armistizio. L’otto settembre 1943, il Baccich si autoaffondò nel porto della Spezia, per poi nell’ottobre 1946, essere recuperato con la nuova denominazione di Lorenzo Marcello, assegnatale nel 1944. Nel 1948 passata alla proprietà della Tirrenia di Navigazione, con sede a Napoli, mutò il suo nome in Olbia e svolse servizio di linea sulle tratte Genova-Porto Torres, Genova-Olbia e Livorno-Olbia-Porto Torres. L’Olbia fu quindi ceduta alla Navisarma, che la ribattezzò Panarea, iscrivendola con matricola 72 al Compartimento marittimo di Messina. Posta in disarmo nel 1966, la nave postale delle Isole Eolie, fu infine venduta e demolita nell’ottobre dello stesso anno, a Savona.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Lascia un commento

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.