“Lo scarabocchio”, la diversità sessuale nella Sicilia bigotta degli anni ’70

di Giuseppe Spanò

Dopo il successo dell’esordio letterario de “Il sole in fondo al cuore”, caratterizzato da una connotazione autobiografica, intimista e femminista, Cinzia Nazzareno si ripropone con “Lo scarabocchio”, edito da Bonfirraro editore, un’opera che ruota attorno alla figura di Gianni, detto Genny, e che sarà presente in tutte le librerie dal prossimo 1 aprile.

A fare da sfondo c’è Olmo, un piccolo borgo della Sicilia degli anni ’70, dove vive la famiglia, apparentemente felice, di Filippo Aletta, un uomo rude ma tanto affascinante, marito e padre realizzato, uno degli uomini più in vista del paese, il dongiovanni più desiderato, che gode della stima sociale dei suoi compaesani e di una ricchezza inestimabile.

La vita gli scorre tranquillamente quando una notte, nel fienile, gli sembra di scorgere Gianni, il suo ultimogenito, in atteggiamenti equivoci con Ciro, lo sgorbio del villaggio.

Da quel momento le sue certezze crollano inesorabilmente, ma quell’avvenimento permette di fare luce finalmente sulla vera natura sessuale del figlio, il suo sentirsi donna intrappolata in un corpo di ragazzo imberbe. Filippo, di fronte a questo scarabocchio orribile, intima al figlio il trasferimento a Roma. Da un borgo che avvertiva ormai troppo soffocante, Genny giunge ad avvertire il calore di una capitale che allarga le braccia e accoglie tutti: è qui che conoscerà presto le gioie dell’indipendenza e comincerà a ricostruire la propria dimensione esistenziale. Sarà finalmente l’incontro con Riccardo, il poliziotto romano di cui si innamora, ad aiutarlo nella sua trasformazione, per vivere a pieno la sua identità.

Con una struttura a cornice, che ne rivelerà il messaggio più profondo, il romanzo si divide in due momenti differenti con due diversi protagonisti, un padre e un figlio, e prosegue con travolgenti colpi di scena, fino a giungere a uno struggente finale mozzafiato.

Cinzia Nazzareno racconta con delicatezza emotiva un’intera epopea familiare, una profonda riflessione sui rapporti umani che passa attraverso la difficoltà di un protagonista che vuole affermare la propria identità sessuale in una Sicilia ottusa e piena di pregiudizi, ancora impreparata nei confronti di tutto ciò che è diverso.

“L’opera è incentrata su difficili problematiche legate all’identità di genere – afferma l’autrice – ancora terribilmente attuali nella Sicilia degli anni ’70. Trattandosi di un tema sociale sempre attuale e presente nel palcoscenico umano della nostra terrena esistenza era giusto muoversi su più piani temporali. Da un lato il passato, mai del tutto passato e il presente che si spiega quasi sempre attraverso il filtro della lente del passato, ma forse in una dimensione meno critica e volta alla comprensione e all’accettazione di certe condizioni umane derubricate e non più considerate scandalose. Lo scarabocchio nasce dall’esigenza di comprendere e accettare chi viene ancora oggi considerato “diverso” e per questo discriminato e relegato ai margini della società. È un a storia che ha lo scopo di indurre il lettore a riflettere sulla condizione umana del debole e dei reietti in generale, perché trovo giusto che nella società ognuno possa trovare il proprio posto al sole. Tutti ne abbiamo pieno diritto. Olmo occupa un posto privilegiato nel mio immaginario, il piccolo borgo nisseno è anche stavolta luogo simbolo di una realtà dell’anima, un racconto struggente che vuol far riflettere sull’infinita complessità della realtà”.

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