L’origine di Malvagna sotto le insegne dell’antica città di Thyssa

di Alessandro Fumia

Veduta dell’Etna

Raccontare la storia di un luogo che non ha mantenuto apparenti memorie sembra impresa titanica. Invece come capita molto spesso, le ricognizioni su particolari archivi, permettono di recuperare tante aneddotiche, capaci di costruire un quadro d’insieme sufficientemente partecipato. Malvagna non fa eccezione pertanto, attraverso alcuni documenti vetusti è possibile dare una proiezione delle sue glorie. L’attuale centro urbano del paese, abbarbicato sulle sponde scoscese di due colline presenta un omogeneo impianto di edifici, situati negli angusti spazi comuni, all’antico circuito risalente alle prime decadi del XVII secolo. Malvagna, incastonato nel bosco di Malabotta a fronte di monte Mojo e il vulcano Etna, si mostra in aspetto terrazzato, alla cui pieve in anticipo al borgo, presenta un’antica costruzione bizantina, presso il quale luogo, in più momenti storici furono segnalati, imponenti rovine di epoca ellenistica, appartenenti a un’antica città, ricondotta dal Cluverio attraverso Plinio alle rovine di Thyssa.

La Cuba Bizantina

Le osservazioni dell’illustre archeologo Nicola Corcia riportate su un suo lavoro pubblicato nel 1852 e più volte ristampate subito dopo, permettono di osservare il circuito urbano di Malvagna, tra esso e la Cuba trilobata, poco distante, dove furono rinvenute nel 1851 numerosissimi reperti datati al IV secolo a. C., da lui osservati e studiati: “Alla distanza di 3 miglia da Randazzo verso settentrione nel luogo detto Cuba presso Malvagna sulla strada di Taormina s’indica il sito di questa citta, della quale non rimangono più vestigi di edifizii, in fuori dei sepolcri scavati nella roccia, o nella terra, fatti di lastre di pietra. Nell’area ove già fu, coltivata da tempo immemorabile, si sono scoperte monete, armi, lance di bronzo ed altri istrumenti guerreschi, de quali alcuni di ferro; oltre a rottami di pietre, di marmi, di terre cotte, vasi e lucerne”.
Questa osservazione non fu peregrina, se Paolo Orsi ne ravviverà le memorie, segnalando le antiche vestigia. In seguito, nel 1927, dalla ricognizioni di una nuova missione archeologica, si ricorderà la presenza di antico ricettacolo d’epoca del bronzo, assoggettando questi ritrovamenti a un insediamento Siculo, dopo avere individuato alcuni bronzi presenti in particolari tombe:
“Da ultimo il ripostiglio di Malvagna ci conferma l’uso presso i Siculi di un’arma secondaria rara ma assai pericolosa, quello cioè dello spuntone acuminato”.
Sicché, il luogo aperto a valle del borgo di Malvagna, sembra essere stato visitato in epoche alquanto remote da civiltà importanti, giustificando con la loro presenza nell’entroterra nebroideo il sito strategico. La presenza della Cuba, una cappella chiesastica trilobata d’epoca bizantina, che alcuni studiosi associano a un battistero permette di rilanciare in epoche medioevali, la presenza di una continuità insediata nel territorio, facilitando l’analisi di altre fonti, che rilanciano un centro villico attivo nella coltivazione del latifondo.

Convento di San Giuseppe dei Frati Minori Riformato (1720)

Da una nota prodotta da Francesco Maria Emanuele Gaetani, estrapolata dal suo libro intitolato “Della Sicilia Nobile” edito a Palermo nel 1775, si possono recuperare nuovi dati; egli è un testimone prezioso per rilanciare le rovine di un cimitero di epoca bizantina, ricadere presso l’annessa Cuba. La natura dei ritrovamenti segnalati, di tipo agreste con sepolcri rivestiti di lamine di piombo, rilanciano presenza di inumazione monacale medievale; cosa molto diversa rispetto a ricettacoli Siculi, per tipologia manifatturiera completamente diversi rispetto a quelli segnalati da quest’ultimo autore. Infatti così si osservava quel ricettacolo nella seconda metà del XVIII secolo: “Nei vasti Campi dell’antica Baronia del Mojo edificata siede la presente Terra di Malvagna. Il suo Contado ricamato di paro vedesi da anticaglie di città disfatta, dappertutto incontrandovi pezzi di fabbriche, cave di rovinate cisterne, sepolcri, e vasi di creta, non desiderandovi al tempo stesso delle Urne sepolcrali con lamine di piombo dentro, lucerne, medaglie etc. Tra le altre fabbriche di una così alta antichità, intera una ne resta in piedi a nostri tempi, che è quella appunto che dai Terrazzani viene appellata Cuba”. Le valutazioni archeologiche prodotte da autori diversi sullo stesso sito, permette di valutare potenziali resti archeologici sovrapposti, presenti in epoche diverse, dal tempo del bronzo, al tempo medioevale ricadenti tutt’attorno alla Cuba e il perimetro dello stesso paese di Malvagna.

La nascita del villaggio di Malvagna nasconde ulteriori novità. Le fonti ufficiali segnalano la fondazione del paese per opera di Francesco Lancia principe di Malvagna fin dal 1626, altre carte provenienti dalle preture borboniche per dirimere controversie giudiziarie, riescono a retrodatare la fondazione del villaggio al 1621.

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