Messina ai tempi del coronavirus… canta

di Giuseppe Spanò

Apriamo le finestre, usciamo sui balconi e suoniamo insieme anche se lontani. Non importa saper leggere la musica, suonare uno strumento o possederlo; basta anche cantare una canzone o far suonare le pentole di casa, l’importante è farci sentire perché la musica è la migliore medicina per curare l’anima e in questo momento ne abbiamo bisogno.

E Messina non poteva mancare al quotidiano rito esorcizzante che da alcuni giorni accompagna la solitudine di una città che da assordante e caotica si ritrova silenziosa, triste e preoccupata.

I messinesi, così come tutti gli italiani, hanno voluto condensare nei quattro minuti di canto liberatorio giornaliero il loro desiderio di tornare presto ad una normalità negata, dimenticando per un attimo le grandi difficoltà che dovranno superare nelle prossime settimane.

Persone di tutte le età con strumenti, pentole e tamburelli, affacciati alle finestre o sul balcone di casa, per salutarsi e scordarsi per un breve istante dell’emergenza sanitaria, un modo per combattere la paura generata dal diffondersi della pandemia e per darsi coraggio pur continuando a seguire le severe misure di isolamento.

L’emergenza coronavirus sta mettendo in luce l’immagine di una città e di una nazione mai vista prima, unita e tenace nel lottare insieme contro il diffondersi del contagio. I numeri offerti ogni giorno alle 18 dal bollettino sanitario sono strettamente connessi all’impegno che tutti gli italiani stanno mettendo in campo; rimanere in casa ma pensare ad un modo per rimanere “distanti ma vicini” è l’arma migliore per far sentire a tutti la voce della speranza e della solidarietà.

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