Migranti minorenni, vulnerabili e senza voce

di Rachele Gerace

Accogliere significa aprire porte, spazi, mettendo a proprio agio chi arriva e rappresenta per ciascuno di noi un’opportunità di ricchezza. Attraverso l’accoglienza si abbattono tutte le barriere di natura etica, religiosa e culturale e si fa spazio alla bellezza dell’altro che incarna la presenza di un Dio che continuamente ci chiama”. Parole forti e cariche di speranza quelle pronunciate dal neo arcivescovo mons. Giovanni Accolla, nella chiesa di S. Nicolò all’arcivescovado, in occasione della celebrazione eucaristica per la 103° Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, coordinata dall’Ufficio diocesano Migrantes in collaborazione con la Caritas diocesana e gli uffici Famiglia e per i Problemi sociali e il lavoro.

“Migranti minorenni, vulnerabili e senza voce” è il tema sul quale Papa Francesco invita a riflettere evidenziando, nell’analisi del fenomeno migratorio, che “non si tratta solo di persone in cerca di un lavoro dignitoso o di migliori condizioni di vita, ma anche di uomini e donne, anziani e bambini che sono costretti ad abbandonare le loro case con la speranza i salvarsi e di trovare altrove pace e sicurezza”.

Il nostro Paese ha visto nel 2016 raddoppiare il numero di arrivi di minori stranieri non accompagnati rispetto all’anno precedente: i dati ministeriali ne censiscono 25.772. Purtroppo, si registra un sistema di accoglienza ancora inadeguato che non tutela la vulnerabilità di questi ragazzi che, come evidenzia il Ponteficetre volte indifesi in quanto minori, stranieri e inermi” rischiano di finire “facilmente nei livelli più bassi del degrado umano, dove illegalità e violenza bruciano in una fiammata il futuro di troppi innocenti, mentre la rete dell’abuso dei minori è dura da spezzare”.

È stato un momento partecipato alla presenza, tra gli altri, delle varie comunità etniche presenti a Messina, che si è aperto con il rito di aspersione, compiuto con l’acqua portata all’interno di cinque brocche colorate, simbolo dei continenti che, come ha detto mons. Accolla, corrispondono alle caratteristiche del servo di Jahvè: verità, speranza, giustizia, riconciliazione, libertà, accoglienza e salvezza per tutti; ancora purtroppo, parecchi confini geografici non incarnano queste caratteristiche ma rappresentano ancora spazi di conflittualità civica”.

La parola accoglienza (dal latino ad-cum-legere raccogliere insieme verso), legata al senso della mobilità che ogni comunità sente come stimolo d’integrazione nella prossimità delle relazioni, è un concetto che i popoli del Mediterraneo – e la Sicilia in special modo – hanno sempre sentito forte. “Il Santo Padre dice che l’immigrazione non è un fenomeno avulso dalla storia della salvezza”, ha proseguito il Presule. “Spesso ci sentiamo appagati da un’indifferenza che diventa scudo di difesa, ma solo se ci spogliamo da ogni forma di precomprensione, saremo liberi di volgere lo sguardo verso quei fratelli che, in virtù della loro povertà, riconoscono di più la presenza del Signore nella storia del mondo”.

Non è mancato naturalmente, un richiamo deciso al bisogno di riconciliazione all’interno delle micro comunità, dalla famiglia, alla chiesa, ai vari ambiti sociali e istituzionali: “Il proselitismo di bassa lega – ha detto il Presule – è narcisismo che distrugge la comunione, esaltandone un’identità che non è autentica, ma si ferma solo a livello celebrativo. La professione della nostra fede nell’amore del Signore ha un respiro universale che va oltre quei confini che spesso ci dividono e ci allontanano dagli altri all’interno di ogni realtà”.

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