Milazzo e il mosaico ellenistico di San Francesco

di Giuseppe Spano’

Il mosaico figurato di Milazzo costituisce un’interessante unicità nell’ambito dell’archeologia urbana dell’antica Mylai, un sito che attesta un’occupazione stabile dell’area, ubicata alle pendici del Borgo.

Il frammento è di metri 4,84 x 2,90 e fu rinvenuto il 7 novembre del 1934, durante i lavori per la realizzazione della palestra annessa alla “Regia Scuola Secondaria di Avviamento al Lavoro”, in una delle stanze del piano terra del Convento dei Frati Minimi, adiacente al Santuario e oggi, in parte, sede della Caserma dei Carabinieri.

Il reperto costituisce la decorazione di un pavimento in cocciopesto e tessera a schiera (opus signinum), con molta probabilità era destinato ad ornare una sala da pranzo (triclinium) pertinente ad una abitazione privata di pregio. Da un’attenta osservazione si nota che, nel pannello orizzontale, vi è un rettangolo a fondo bianco, incorniciato da fasce di tasselli rossi, bianchi e neri, al centro del quale campeggia una figura nuda, isolata, alta 53 centimetri, che incede verso sinistra, poggiando i piedi su un’esile linea ornamentale, costituita da tessere disposte a reticolo.

Il soggetto presenta un incarnato di colore grigio marrone, le labbra ed i capezzoli di colore rosso mentre le parti anatomiche del corpo sono marcate da una sottile orlatura in filo di piombo. Non è unanime, purtroppo, l’interpretazione della figura, da alcuni letta come una donna nuda con specchio ovale, da altri come ermafrodito con uccello dalla piume variopinte, o anche come Eros.

In base alla tecnica di esecuzione, il mosaico è stato ricondotto ad età ellenistico-romana (II secolo a.C.), ma anche sulla collocazione temporale non vi è unanimità; Arias parla di opus vermiculatum e data l’opera all’età degli Antonini mentre Dela Von Boeselager, nel suo fondamentale volume “Antike mosaiken in Sizilien”, edito nel 1983, afferma che il frammento di pavimento risalga al III secolo a.C..

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