Mostre a Ficarra nei bassi di Palazzo Ferraloro

di Franz Riccobono

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Inaugurazione

Tra agosto e settembre nel centro nebroideo di Ficarra sono state inaugurate ben due interessanti quanto originali mostre. Grazie alla disponibilità dei proprietari, nei bassi dell’antico Palazzo Ferraloro, in collaborazione con l’Amministrazione comunale e sotto il patrocinio dell’Associazione Amici del Museo di Messina, sono esposti i reperti riguardanti due diversi temi: “Iconologia della seduzione” tra XVI-XX secolo e “Le ceramiche d’uso in Sicilia”  tra XVIII-XX secolo.

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“Iconologia della seduzione”

La prima mostra offre una panoramica articolata di antiche incisioni raffiguranti tematiche correlate alla rappresentazione  della seduzione secondo i canoni del tempo, a partire dal cinquecento per arrivare alla prima metà del secolo scorso, con l’intervento della tecnica fotografica. Stampe ottenute con l’incisione sul legno, rame, acciaio o pietra litografica, come pure, vari tipi di foto sperimentate nel corso dei primi cento anni di fotografia. I temi trattati vanno dalla mitologia all’archeologia ma anche al costume, con le varianti succedutesi nel tempo. Non mancano, correlate al tema, alcune raffigurazioni certamente audaci se riportate all’epoca di produzione, come le acquetinte di Bartolomeo Pinelli databili al primo ottocento, ma pubblicate anonime, in considerazione dei rischi con la censura papalina. Curiose le incisioni settecentesche che riproducono reperti ritrovati negli scavi di Pompei ed Ercolano condotti da Whinkellman su mandato del Governo borbonico, in cui è fatto riferimento alla devozione a Priapo. Quindi una raccolta originale ed articolata su un tema sempre accattivante, senza scadere mai nella volgarità, anche laddove sono affrontate tematiche scabrose.

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Bombolo biansato invetriato
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Piatto grande da estratto

La seconda mostra, aggiuntasi a circa un mese dalla prima, in attigui ambienti del Palazzo Ferraloro, riguarda le ceramiche d’uso comune in Sicilia, quindi tutti quegli oggetti realizzati nelle diverse fornaci isolane (Patti, Caltagirone, Collesano e Sciacca)ma non solo, che servivano nella conduzione della cucina e comunque alle esigenze della vita quotidiana in quei tempi lontani. Tempi in cui non esisteva nelle abitazioni, anche aristocratiche, l’acqua corrente, e quindi l’esigenza di contenitori per riserve. Accadeva pure che in mancanza di servizi igienici, il loro ruolo era supplito dai cilindrici “Cantari”, a due e  quattro manici, che venivano periodicamente svuotati utilizzando il contenitore come concime nell’orto.
Tante le forme vascolari dai “Bummuli” alle “Pignate”, speciale produzione delle fornaci di Patti, ma ancora “Cannate” per l’acqua o “Ciaschi”, sempre in ceramica, per il vino, mentre l’olio veniva conservato, oltre che in giare e giarette, anche nell’elegante “Ogghiarolu” con vasca aggettatoio trilobata. Varie e raffinate le forme e formelle da mostarda o cotognata e poi scolapasta, lumiere aperte e chiuse, basse o su altopiede, tutte invetriate con vernici che assumevano diversi colori: dal bruno manganese all’azzurro, al verde ma anche al rosso. Appariscenti i grandi piatti decorati per fare essiccare il succo di pomodoro, i più ricercati quelli prodotti a Vietri sul Mare, presso Salerno, ma intesi “Robba siciliana” in quanto destinati in prevalenza al mercato isolano. Più semplici i piatti con decoro a “spugnetta” o “mascherina”, una sorta di produzione seriale, quasi industriale, che consentiva bassi costi di produzione e quindi una più facile vendita in ambito popolare.

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Lucerna antropomorfa

Impressionanti ed originali le ceramiche provenienti dalla Calabria, in particolare da Seminara, caratterizzate da figure antropomorfe  e zoomorfe, come il pesce o il tipico riccio, ceramiche molto presenti in ambiente siciliano, dove giungevano anche come ricordo dei pellegrinaggi svolti nella prossima Calabria in occasione delle feste devozionali della Madonna dei Poveri di Seminara o per la festa della Madonna della Consolazione a Reggio Calabria, luogo di produzione del peculiare “Friscalettu i Riggiu” dal gorgogliante suono.

Una collezione inconsueta quella esposta a Palazzo Ferraloro nel centro di Ficarra, una collezione unica nei pur modesti contenuti che certamente poco hanno di artistico, ma tanto raccontano nel campionario di forme vascolari proposte,  forme vascolari che ci riportano indietro nel tempo e che in taluni casi vanno riferite addirittura al mondo romano imperiale e poi bizantino.
Ceramiche che nella loro essenziale semplicità hanno animato la vita delle famiglie siciliane, rimanendo utili ed immutate per secoli, repentinamente travolte dal consumismo e dalla plastica, ma testimonianza che andava conservata e riproposta alle nuove generazioni, così come è avvenuto a Ficarra grazie alla lungimiranza dell’Amministrazione comunale retta dal Sindaco Avv. Gaetano Artale , alla disponibilità dei privati, all’intraprendenza e capacità dell’Assessore alla Cultura Prof. Mauro Cappotto.

 

 

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