Mummie in Sicilia, un percorso tra storia e misteri

mummie cappuccini

di Giuseppe Spanò

 

cripte-siciliaLa Sicilia costituisce un interessante laboratorio di studio delle usanze funebri del clero e della nobiltà grazie alla cospicua presenza di reperti umani mummificati che riguarda per lo più deposizioni della tarda età moderna e della prima età contemporanea (XVIII-XIX secolo).
Tutto ciò è l’espressione di un complesso rapporto con la morte che, nel Mezzogiorno d’Italia, vedeva nella mummificazione una manifestazione eterna dello status nobiliare, realizzata attraverso la perpetuazione di sé stessi con l’interruzione del naturale processo di decomposizione ed alterazione del corpo.

La nota archeologa Luisa Lo Gerfo afferma che in Sicilia la mummificazione era una pratica legata al desiderio di seppellire i defunti vicino ai corpi del martiri e dei santi, nelle chiese o nei dintorni, in piena concordanza con l’ideologia feudale secondo la quale un santo era un principe eletto di cui il mondo cristiano si considerava come un vassallo.

cappucciniNumerosi edifici religiosi conservano testimonianze di un particolare trattamento di conservazione dei cadaveri noto sotto il nome di “scolatura”,  un procedimento naturale, favorito dal clima caldo e secco, che non contemplava alcun intervento artificiale nel naturale processo di decomposizione.

I corpi venivano posti su colatoi orizzontali, ubicati in ambienti sotterranei caratterizzati da una notevole ventilazione, e realizzati nei pressi dei luoghi destinati all’esposizione; si trattava di ambienti di dimensioni limitate e dotati di una griglia in legno o in ceramica, sulla quale era posto il cadavere per il drenaggio dei fluidi intestinali tramite il perineo allo scopo di ritardare l’azione enzimatica ed i successivi processi autolitici e putrefattivi.

La ventilazione, tramite prese d’aria, la scarsa umidità e la temperatura fresca e costante dell’ambiente assicuravano l’essiccazione dei tessuti. Al termine del procedimento il corpo mummificato era rivestito ed esposto in cripte o cappelle funerarie.

Si presume che nella Sicilia orientale ci siano circa 150 mummie che costituiscono un prezioso materiale di studio che ci racconta la società siciliana abbiente del XVIII e XIX secolo, lo stile di vita del tempo e le patologie che affliggevano le comunità locali.

La pratica, inizialmente riservata ai personaggi ecclesiastici, si diffuse tra i nobili ed i ricchi del tempo e raggiunse il suo apice tra il diciassettesimo e il diciannovesimo secolo, fino a quando l’editto napoleonico di Saint-Cloud, applicato in Italia il 5 settembre 1806, dispose il divieto di seppellire nelle chiese.
E’ questo il confine temporale che segna il decadimento della mummificazione e la sua definitiva sparizione intorno alla fine del diciannovesimo secolo.

catacombe-palermo-640x360Dal punto di vista scientifico, i corpi rappresentano una testimonianza fondamentale per l’approfondimento di importanti studi medici, sociali e di costume che ricostruiscono le arcaiche pratiche funerarie molto diffuse nel Mezzogiorno chiarendo anche le condizioni patologiche legate allo stile di vita dell’epoca.

In tal senso si inserisce il Progetto “Mummie Siciliane”, un interessante proseguimento degli studi sui corpi mummificati di età moderna iniziati dalla Divisione di Paleopatologia dell’Università di Pisa nel 1986, che si propone di definire, attraverso indagini paleopatologiche multidisciplinari, la natura delle malattie che colpirono gli individui mummificati, la presenza di eventuali agenti patogeni responsabili di importanti patologie infettive.

Il progetto punta a determinare le mutazioni genetiche associate ai fattori di rischio ambientale, alle condizioni di vita, alle malattie ed alle terapie, alle abitudini alimentari attraverso la sottoposizione dei reperti ad esami non invasivi quali raggi X e TAC

cripte-messinaE che la Sicilia sia al centro degli studi internazionali è ribadito anche dalla recente realizzazione, a S. Lucia del Mela, della prima Scuola Estiva internazionale di Studi sulle Mummie, uno stage che si è concretizzato grazie alla cooperazione tra il Progetto Mummie Siciliane, diretto da Dario Piombino-Mascali, paleoantropologo all’Università di Messina e Vilnius, e Karl Reinhard, scienziato forense dell’Università americana del Nebraska.
Per due settimane, gli studenti dell’ateneo americano e delle numerose altre università ad esso affiliate si sono concentrati sugli aspetti teorici relativi allo studio delle mummie, tra cui l’anatomia, la tafonomia, la parassitologia e la palinologia, la conservazione, la musealizzazione dei reperti e l’analisi di antichi virus e batteri estrapolati da resti mummificati.

Nei prossimi articoli andremo ad analizzare dettagliatamente la presenza dei reperti in provincia di Messina in un percorso che raccoglie importanti testimonianze della società dell’epoca.

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