Nel 2019 in servizio nello stretto la nuova bidirezionale Okeanos 1

di Attilio Borda Bossana

Alcune notizie nel periodo estivo, hanno alimentato il mai sopito dibattito sui collegamenti tra la Sicilia e il continente e sul panorama del sistema ferroviario nell’Isola. A fine giugno Bluferries ha varato nel cantiere greco Megatechnica di Perama, nei pressi del Pireo, la bidirezionale Okeanos 1 che ai primi del 2019 entrerà in servizio sullo Stretto di Messina per incrementare la flotta di Bluferries, che conta sui traghetti Fata Morgana, Enotria e Riace. L’unità è in fase di completamento a seguito dell’ordine siglato nel 2017 da RFI con Ocean Freedom Shipping Company, per un investimento di 12,5 milioni.

Il traghetto lungo 105 metri, svilupperà una velocità di 16 nodi, e avrà una capacità di trasporto pari a 23 mezzi pesanti. Il contratto per la sua costruzione prevedeva anche un’opzione per un’eventuale seconda unità gemella, ma anche sull’esercizio dell’eventuale opzione. La costruzione, come quella di un’ulteriore nave bidirezionale gemella Okeanos II rientrerebbero nell’ottica RFI di potenziamento delle proprie quote di mercato, in coerenza con quanto stabilito dal Piano Industriale 2017-2026.

Da lunedì 23 luglio, intanto le Ferrovie dello Stato propongono di avvicinare la Sicilia al resto d’Italia con un nuovo collegamento bus operato da Busitalia, del gruppo FSI, traghettando non con il servizio offerto da Rete Ferroviaria Italiana e altra notizia da sabato 28 luglio, si è dato il via a oltre cinquanta corse di treni d’epoca che percorreranno le più suggestive tratte ferroviarie dell’Isola per scoprire il territorio siciliano e anche i prodotti tipici della gastronomia.

Il traghetto Scilla approda a Lipari

Tutte facce della stessa medaglia che sembrano avere come unico comune denominatore la memoria dei collegamenti marittimi nello Stretto con le curiosità storiche come il ferry boat, Scilla II, che nel 1926 operò a Lipari, destinato alle Eolie, quando Ferrovie dello Stato ne assunsero i servizi marittimi postali. Fu il raro e unico impiego come traghetto, di un ferry boat che assicurò, per un breve periodo, la rotta dallo scalo mamertino per l’arcipelago. Quarantatre anni dopo, dal 2 maggio 1969, si registrarono similari episodici esempi, anche se mai operativi, nello Stretto di Messina, con traghetti privati noleggiati dall’allora Azienda delle Ferrovie di Stato, per supplire all’insufficienza dei ferry boat nel trasporto di convogli con agrumi e primaticci siciliani, destinati ai mercati del nord. Dapprima fu indicata la Jacopo Tintoretto e successivamente fu anche provata, con uno scalo a Villa S. Giovanni, la Tiziano, navi entrambe delle Linee Marittime Adriatiche, varate rispettivamente nel 1966 e nel 1970, dai Cantieri Navali Apuania, di Marina di Carrara.

Nel maggio 1969 il Tintoretto fu noleggiato per dieci giorni alle Ferrovie dello Stato, per sopperire al trasporto di agrumi nello Stretto di Messina. Attraccò nel porto peloritano alle ore 23,00 del 2 maggio e ripartì per Ancona, il 10 maggio, senza aver mai espletato il servizio.

Traghetto Tiziano con aliscafo Alispan terzo a RC

L’anno successivo la Tiziano, navigò nelle acque dello Stretto per un possibile impiego nel traghettamento tra le due sponde, ma anche tale sperimentazione non si concretizzò. La questione fu comunque oggetto dell’intervento in Aula dell’allora deputato Saverio D’Aquino che nella seduta antimeridiana del 7 maggio 1969, rivolgendosi al ministro dell’agricoltura e foreste Athos Valsecchi, durante il dibattito alla Camera sulle mozioni presentate per la crisi agrumicola e ortofrutticola disse: “Invece in Sicilia – da cui sono giunto proprio questa mattina – il Governo con un altro inspiegabile provvedimento ha noleggiato – si dice – per quattordici milioni il giorno la nave-trasporto Jacopo Tintoretto, disattendendo per altro tutte le offerte avanzate in proposito da due società di navigazione che operano nello stretto di Messina, la Caronte e la Tourist, le quali avrebbero posto a disposizione per otto milioni complessivamente per dieci giorni i loro mezzi, che sono fermi, per assicurare il trasporto dei prodotti agrumicoli su camion. Nossignore, le ferrovie dello Stato hanno dovuto noleggiare, con provvedimento governativo, una nave per quattordici milioni, la quale ieri l’altro non ha effettuato alcun viaggio nello stretto di Messina, ieri ne ha fatti due, probabilmente oggi non farà servizio poiché non è atta al trasporto di questi mezzi, impiegando un’ora e 45 minuti, quando le navi-trasporto messe a disposizione del Governo dalle due società, che ho citato prima, compiono il tragitto Messina-Villa San Giovanni in 20 minuti e Messina-Reggio Calabria in 35 minuti.

La nave traghetto Sibari nel 1981 nell’invasatura a Messina. Era entrata in servizio nello Stretto nel 1970

Se questo è il metodo con cui il Governo ritiene di poter agire in aderenza alle esigenze avvertite dall’agrumicoltura siciliana, voi vedete, onorevoli colleghi, come esso sia impotente, in modo lapalissiano, nella sua organizzazione, a precostituire strutture nuove per venire incontro alle necessità dell’agricoltura e dell’agrumicoltura siciliana in particolare.

Ci sono 800-900 carri ferroviari al giorno fermi, e il Governo ci risponde con il comunicato che la nave traghetto Sibari è stata varata e che entrerà, a fine settembre, in servizio; entrerà, cioè, quando la campagna agrumaria sarà completamente terminata”.

 

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