Nel Febbraio del 1880 fu radiata l’unica nave militare che si sia mai chiamata “Messina”

di Attilio Borda Bossana

Piani della pirocorazzata Messina

138 anni fa, la prima e unica nave militare a portare il nome Messina, fu radiata dal quadro del Regio Naviglio. Costruita nei cantieri navali di Castellammare di Stabia, era stata varata il 20 dicembre 1864, come pirofregata a elica, della classe Principe di Carignano, ma durante i lavori di applicazione di piastre di ferro da 110 mm, fu classificata come pirofregata corazzata di 1° ordine. Entrata in servizio nel febbraio del 1867, aveva un dislocamento di 4313 tonnellate con sei caldaie cilindriche che sviluppavano una potenza di 600 HP nominali per una velocità di 12 nodi. Operò nelle acque di Civitavecchia nel settembre del 1870, durante la campagna di liberazione di Roma e quindi il 1 luglio 1877 fu riclassificata fregata corazzata di 2a classe. Durante i suoi sedici anni di vita fu impiegata per il normale servizio della squadra navale e a seguito della rapida evoluzione del naviglio corazzato, si considerò non conveniente un ammodernamento per prolungarne l’esistenza. Originariamente era stata, infatti, progettata dall’Ispettore Generale del Genio Navale Ing. Felice Mattei, per la sola propulsione velica, con uno scafo di legno corazzato con lastre di ferro. L’armatura velica era di brigantino a palo, e fu decisa la sua di motorizzazione intorno al 1870. L’anno seguente, il 14 gennaio 1871 si arenò sulla spiaggia della costa laziale e fu rimorchiata in mare aperto dalla corvetta Caracciolo.

Nel secolo successivo altre due navi non originariamente militari, denominate Città di Messina, furono requisite dalla Regia Marina, una svolse compiti bellici mantenendo il nome, l’altra mutandolo in Giuseppe Miraglia. Nel 1908 alle Ferrovie dello Stato erano stati affidati i collegamenti marittimi del Paese e all’inizio della prima guerra mondiale all’atto dell’entrata in guerra, sei erano impiegate per il traghettamento nello stretto di Messina, le rimanenti per i collegamenti con le isole e le necessità commerciali. Tra questi, i piroscafi di nuova costruzione, di 3.495 tonn. e 110,8 metri di lunghezza, varati nel cantiere Odero di Sestri Ponente, Città di Siracusa, Città di Palermo, Città di

Il piroscafo Città di Messina poi trasformato in Miraglia

Catania e Città di Messina, che furono requisiti e quindi iscritti nel naviglio di guerra come incrociatori ausiliari. Vita breve per il piroscafo Città di Messina che destinato in Adriatico, il 23 giugno 1916, uscendo dal porto di Valona per una missione congiunta con la torpediniera francese Fourche, fu silurato e affondato dal sommergibile tedesco UC14, a 20 miglia da Otranto; persero la vita oltre trenta uomini di equipaggio, fra cui quattro ferrovieri del reparto navigazione.

Nel secondo conflitto mondiale un’altra nave delle Ferrovie dello Stato, varata il 20 dicembre 1923, come postale, sempre con il nome di Città di Messina, fu incorporata nella Regia Marina, quale nave appoggio idrovolanti; ibrida interpretazione di portaerei che mutò nome in Giuseppe Miraglia. La sua trasformazione in base aerea galleggiante il 24 gennaio 1925, offrì supporto logistico alla componente aerea delle navi da battaglia e fu utilizzata anche per trasporto velivoli durante la conquista dell’Abissinia e la guerra civile spagnola operando negli anni 1935 e 1936. Scampata all’incursione aerea alleata su Taranto, nella notte fra l’11-12 novembre 1940, dopo l’armistizio si consegnò alla Royal Navy e a Malta, fu impiegata come base appoggio per i sommergibilisti italiani. Dopo la guerra fu destinata al rimpatrio dei prigionieri italiani dall’Egitto e dall’Algeria e dei civili, dalla Libia e dalle isole del Dodecaneso. Quindi a Taranto per essere utilizzata come nave – caserma per gli equipaggi di motosiluranti e in seguito come nave-officina poi disarmata e radiata il 15 luglio 1950 per essere infine demolita.

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