Oltre la Vara, i Giganti

Mata e Grifone

di Franz Riccobono 

mata 3Gli Apparati Celebrativi dell’Assunta vedono protagoniste a Messina figure gigantesche come Mata e Grifone che nei giorni che precedono la processione della Vara, sopra i loro cavalli, girano nei diversi quartieri cittadini.

L’interpretazione di questi personaggi è varia: da Cam, Rea e Cibele alla più diffusa versione che li vuole mitici fondatori della Città.

Ben altra motivazione ha prodotto i nostri Giganti. Mata e Grifone rappresentano, in realtà, la Chiesa latina (Mata) e la Chiesa orientale (Grifone). Quando alla fine del XV secolo il clero latino ha il sopravvento su quello greco (grifones) vengono creati i due giganti a dimostrazione dell’affermazione della Chiesa di Roma. Non a caso la presenza delle due curiose figure è oltremodo diffusa nella prossima Calabria, dove il clero orientale era stato per secoli dominante sin dal periodo bizantino.

In effetti la presenza delle due figure gigantesche in varie località, lascia escludere la possibilità che Mata e Grifone siano i fondatori di Messina anche perché Zancle-Messina è stata fondata in epoca preistorica e certamente non in età medievale come vorrebbe l’ipotesi dei due Giganti fondatori.

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I Giganti a Largo San Giacomo, 1926. Alle spalle il Duomo in costruzione

Il corredo scenografico della processione d’agosto comprende figure meno enfatiche come il Cammello, che la tradizione vuole collegato all’ingresso trionfale a Messina del Conte Ruggero il Normanno dopo la vittoria sugli arabi nell’undicesimo secolo. Il comportamento di questo gibbuto animale si rifà appunto alle vessazioni vissute dai cristiani durante la presenza musulmana in Sicilia.

La Vara nel suo percorso processionale era un tempo preceduta da monumentali ceri votivi documentati nelle antiche incisioni, tradizione di cui si era tentato il recupero negli anni scorsi.

Un tempo, inoltre, alla Processione, faceva da contorno la costruzione di una grande Galea nel vascone del Piano di S. Giovanni (oggi Villa Mazzini). Sulla Galea veniva posto un complesso apparato di fuochi pirotecnici che caratterizzavano anch’essi la celebrazione dell’Assunta.

Tradizionali erano pure i cosiddetti “Trasparenti” sorta di fondali scenici posti alla fine delle strade che, illuminati da dietro, raffiguravano episodi della storia di Messina.

Sotto il profilo canoro e musicale è bene ricordare che la processione della Vara e la passeggiata dei Giganti vedevano la presenza di vari strumenti, tamburi e tamburelli, trombe, brogne e zampogne, oltre a balli e canti codificati, come il dialogo in dialetto messinese tra il Cristo e la Madonna, posti all’apice del carro trionfale. Da sempre imponenti sono stati i giochi pirotecnici che accompagnano e concludono la processione.

modello vara
Modellino della Vara realizzato da Paolo Cara, 1756 (Coll. Quartarone)

Infine è bene ricordare che nelle ricorrenze centenarie 1742 e 1842, le Feste assumevano particolare solennità e venivano realizzate fontane e speciali apparati come la fastosa carrozza del Senato, dorata e dipinta, oggi fortunatamente conservata al Museo Regionale, costruita nel 1742, mentre nel secolo successivo, alla Festa d’agosto partecipa Ferdinando II di Borbone con l’intera famiglia reale, in quell’occasione fu realizzata la bella Fontana del Falconieri, oggi rimontata al termine di via S. Agostino, ma in origine posta al centro di Piazza Ottagona, dove terminava la Strada Fernanda (oggi via Garibaldi) a segnare il punto di partenza della Vara.

Quella era la Messina mercantile dove ad agosto si teneva la Fiera Franca che vedeva convergere in città tanta ricchezza ed aveva nella processione della Vara un momento esaltante di devozione smisurata verso la protettrice Maria Santissima, sotto il duplice titolo dell’Assunta e della Lettera, ma anche dai Protomartiri Placido e Compagni, le cui celebrazioni si svolgevano e si svolgono il 4 ed il 5 di agosto, a conferma della grande fede dei cittadini messinesi.

Il complesso degli apparati celebrativi correlati alla processione della Vara conferisce alla Città di Messina una sorta di primato che per la sua originalità, vetustà e ricchezza non trova riscontro in altre città d’Europa.

Tutte le immagini sono tratte da: “La Vara” di Alessandro Fumia e Franz Riccobono. Edizioni EDAS, Messina, 2004

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