Provenienti dall’Adriatico i Piroscafi Ammiraglio Viotti, Baiamonte e San Rocco durante Il 1941 assicurarono i collegamenti dello Stretto

di Attilio Borda Bossana

I loghi su bandiere e fumaioli delle compagnie di navigazione jugoslave

Legami storici quelli tra vettori marittimi impiegati nella costa dalmata e quelli nelle acque dello Stretto di Messina. Con l’ingresso della Croazia nell’Ue e l’apertura del mercato ad armatori esteri da Messina è giunto a Fiume il traghetto Giuseppe Franza della Caronte & Tourist che Il 15 luglio del 2019 doveva collegare il capoluogo quarnerino con Faresina (Porozina) sull’isola di Cherso (Cres). La nave prima impiegata nello Stretto di Messina è rimasta ancorata al largo prima del superamento del blocco burocratico delle autorità croate. Ma una prima relazione risale al nolo da proprietari slavi, del piccolo piroscafo Vis che le ferrovie impiegarono dal giugno 1894, per 18 mesi, nel servizio postale e passeggeri nello Stretto, utilizzo che non poche polemiche sollevò in Parlamento per il nome che, nella traduzione croata, evocava la sconfitta italiana di Lissa.
Quarantasei anni dopo un Regio Decreto del 29 giugno 1940 aveva stabilito che il piroscafo Francesco Rismondo di stazza lorda tonnellate 220,05, inscritto al Compartimento marittimo di Zara, dell’armatrice Società Fiumana di Navigazione, fosse requisito per le esigenze delle Forze armate e come naviglio ausiliario dello Stato, impiegato anche nei collegamenti tra Messina e le Isole Eolie. Nello stesso decreto fu previsto che altre navi fossero noleggiate per i servizi marittimi come il piroscafo Limbara di stazza lorda tonn. 401,82, inscritto Compartimento marittimo di Genova che giunse a Messina solo nel 1951; il piroscafo Nesanzio di stazza lords tonn. 281,78, dell’armatrice Istria-Trieste Società anonima di Navigazione a vapore di Trieste e il piroscafo Pola di stazza lorda tonn. 258, 07, dell’armatrice Società Fiumana di Navigazione con sede a Fiume che furono impiegati per le Eolie rispettivamente nel 1948 e nel 1946. E poi, l’Olbia ex Ipparco

Il piroscafo Lomnicz poi Topola e Ammiraglio Viotti affondato a Messina

Baccich della Società di Navigazione Costiera di Fiume negli anni ’30 e poi della Fiumana di Navigazione sino al 1948, ceduta nel 1954 alla Navisarma di Messina, che la ribattezzò Panarea per i collegamenti tra il porto peloritano e le Eolie. Ma quelle che furono significative in questo fil rouge, (espressione quanto mai appropriata data la sua origine marinaresca essendo attribuita al filo rosso per separare le gomene aggrovigliate), sono state tre navi, i piroscafi Ammiraglio Viotti e Baiamonte e la motonave San Rocco che durante il 1941, uno dei periodi più bui nei collegamenti tra la sponda calabra e quella siciliana, assicurarono la connessione marittima nello Stretto. Requisite dal Governo italiano durante l’occupazione della ex Jugoslavia furono assegnate alla gestione delle Ferrovie dello stato e proprio nelle acque dello Stretto, affondarono per via dei bombardamenti aerei ma successivamente al loro recupero, vissero un nuovo diverso impiego.
La flotta FS dello Stretto aveva subito ingenti danni alle proprie navi; tra il 1942 e il 1943 furono affondate l’Aspromonte, la Scilla e la Reggio; l’Aspromonte il 2 dicembre 1942, nei pressi di capo Bon; la Scilla alle ore 12 del 9 maggio 1943, colpita all’ormeggio al molo Norimberga di Messina. La Reggio invece fu colpita nell’invasatura di Messina, alle ore 11, del 25 maggio 1943, danneggiata dalle bombe di un bimotore.
La Viotti era una nave iugoslava costruita nel 1914 a Lussinpiccolo come Lomnicz, ma consegnata solo nel 1922 come Topola a Jadranska plovidba da Sušak per navigare principalmente sulla rotta espressa Sušak – Rab ed escursioni turistiche. Fu confiscata dall’Italia nel 1941, come preda di Guerra ed utilizzata per l’internamento dei civili jugoslavi, facendo la spola tra l’isola di Molat e Trieste e il campo di concentramento italiano di Fertilia in Sardegna. Lo studioso Giovan Giuseppe Mellusi analizzando i “Giornali Generali e di Contabilità” del traghetto Villa e del piroscafo Ammiraglio Viotti ritrovati nel 2000 presso la Direzione Movimento Navigazione FF.SS. di Messina, ne evidenzia il breve periodo, del suo impiego nello Stretto dal 4 giugno al 16 agosto 1943.
Il Viotti, requisito il 4 giugno 1943, giunse a Messina da Fiume il 18 giugno, ma iniziò il servizio solo dieci giorni dopo, eseguendo in media tre corse di traghetto al giorno tra Messina, Villa, Scilla e i villaggi della Riviera Nord. L’attività del piroscafo e la sua stessa sicurezza furono spesso messe a repentaglio dai numerosi casi di abbandono del personale di bordo, per paura dei bombardamenti. L’operatività del piroscafo fu anche compromessa da incidenti, come i leggeri danni durante il bombardamento del 14 luglio, o il giorno successivo, quando manovrando nel porticciolo di Scilla, urtò con la poppa sul fondo subendo gravi avarie al timone. Il 17 luglio, mentre era all’ancora davanti a Torre Faro, per la forte marina, fu investita dalla motozattera MZ 780, riportando ulteriori danni allo scafo e agli organi di governo. Infine, la notte del 9 agosto, trovandosi alla fonda a Paradiso, le schegge di alcune bombe scoppiate nelle vicinanze provocarono una serie di infiltrazioni d’acqua nello scafo che indussero il comandante ad incagliarla sul fondo sabbioso della rada, in attesa di ripararne sommariamente i danni. Ma per l’imminente entrata delle truppe alleate in città e il verificarsi di altri danni durante l’incursione aerea della notte del 12 agosto, il Comando Marina ne ordinò l’autoaffondamento, eseguito nel tardo pomeriggio di sabato 14 agosto 1943 dal cap. Amedeo Calisto, naufragando nello stesso giorno della Cariddi.

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Per la Viotti, fu il suo secondo naufragio, ma questa volta fatale, dopo quello della notte del 6 maggio 1941, nella baia di Silo, a Krk, quando si chiamava Topola, autoaffondata con altre navi, per sfuggire alla cattura degli italiani.

La Antika ex Baiamonte nelle sue crociere turistiche dal 1967 al 1978

Decisamente più fortunate le vicende del Baiamonti, piroscafo di 467 tonnellate di stazza lorda, lungo 52.2 metri, varato nel 1938 a Split per l’armatore Jadranska Plovidba, con il nome Sarajevo, e destinato alla linea Komiza – Spalato – Metkovic; requisito dalla Regia Marina nel 1941 fu denominato Baiamonti e poi impiegato nello Stretto di Messina ove il 14 agosto1943, alla fonda nella rada Paradiso fu colpito in una incursione aerea; fu autoaffondato con bombe incendiarie nella tarda mattinata del 16 agosto, per evitarne l’utilizzo degli anglo-americani ormai alle porte. Recuperato alla fine della Guerra fu ristrutturato a Spalato nei cantieri navali adriatici e assegnato all’armatore Jadrolinija nel 1947; i lavori furono completati solo nel 1950 e prese il nuovo nome di Sinj. Fu poi venduto a Brodospas per demolizione nel 1966 ma poi rivenduto ad Atlas Tours di Dubrovnik, che nel cantiere navale Shipbuilder a Korcula la riconvertì, nel 1967, in nave per escursioni turistiche con il nome Antika. Dieci anni dopo nel 1977 fu decisa la sua radiazione e nel 1978 si consumò la demolizione a Sveta Kaja vicino Split, dell’ultimo piroscafo passeggeri in servizio sulle coste Jugoslave.
Una seconda vita “escursionistica” anche per la motonave ordinata nel 1940 ai Cantieri Navali Riuniti di Ancona dall’armatore portoghese Companha Bahiana de Navegacao, che si sarebbe dovuta chiamare Sao Roque, ma completata nel 1942 e requisita dal governo italiano, fu ribattezzata San Rocco. Assegnata alle Ferrovie dello Stato per il servizio nello Stretto, il 20 luglio 1943 affondò a Messina, compromessa nell’esplosione del piroscafo tedesco Patria, causata, in seguito ad un bombardamento aereo, dalla deflagrazione delle munizioni che trasportava. Il San Rocco fu recuperato e sottoposto a lavori dalla Span, società partenopea che la rilevò per la propria sussidiaria Armanavi riprendendo a navigare nel Golfo di Napoli come Amalfi A nel 1953 e come Città di Amalfi, per gli stessi armatori. Nel 1976 subentrò la compagnia Bellantonio & Cocco di Napoli e nel 1983 cambiò denominazione in Marine Club per la Se.Re.Mar. Srl, S. Agnello di Sorrento e quindi nel 2002 nuovo cambio di proprietà con la Marine Club Srl, che la impiega come nave turistica per mini crociere, dopo vari interventi strutturali che ne hanno modificato il suo originale stile d’epoca.

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