“Qualcuno volò sul nido del cuculo” in scena al Teatro Vittorio Emanuele dal 2 al 4 dicembre

di Giusi Mangione

2016-12-01_101439Il titolo “Qualcuno volò sul nido del cuculo” ha una forza evocativa tutta particolare. Pronunciandolo, i cassetti della memoria restituiscono sempre qualcosa: dal romanzo che Ken Kesey pubblicò nel 1962, all’adattamento scenico che nel 1971 Dale Wasserman realizzò per Broadway, all’omonimo film di Miloš Forman, che rappresenta l’aggancio più comune grazie alla memorabile interpretazione di Jack Nicholson.

In scena dal 2 al 4 dicembre al Teatro Vittorio Emanuele, l’adattamento dello scrittore Maurizio de Giovanni e la regia di Alessandro Gassmann hanno avvicinato la storia a noi, cronologicamente e geograficamente, contestualizzandola nel 1982, nell’ospedale psichiatrico di Aversa dove un gruppo di malati è costretto a sottostare ad una disciplina coercitiva e punitiva, unico strumento di controllo (non essendo ipotizzata la cura) della malattia mentale.

Privi di esprimere emozioni e desideri, povere creature inermi e passive, vedono la loro minima esistenza di “pazzarielli” sconvolta dall’irruenza vitale di Darioqualcuno-volo_-sul-nido-del-cuculo_foto-francesco-squeglia_0242 Danise, interpretato da Daniele Russo, un “guascone napoletano”, irriverente e ribelle, finto pazzo per evitare la galera.

Un uomo dalla vita mediocre e sregolata, ma non un uomo mediocre. Infatti, compresa l’ingiustizia e la crudeltà di quel sistema repressivo, diviene il “paladino” dei compagni di ospedale che grazie a lui recupereranno la speranza di essere compresi, di poter assumere il controllo della propria vita e la speranza di essere liberi. Solo l’elettroshock e la lobotomia fermeranno la ribellione di Dario, ma, in una specie di staffetta verso la libertà, sarà Ramon, l’imponente amico silenzioso interpretato da Gilberto Gliozzi, a liberarlo da quella costrizione, soffocandolo.

qualcuno-volo_-sul-nido-del-cuculo_foto-francesco-squeglia_2502Oltre al protagonista, si evidenzia la figura dell’inflessibile e gelida Suor Lucia, interpretata da Elisabetta Valgoi; dei pazienti e del personale dell’ospedale interpretati da Mauro Marino, Giacomo Rosselli, Alfredo Angelici, Emanuele Maria Basso, Davide Dolores, Daniele Marino, Antimo Casertano, Gabriele Granito, Giulia Merelli.

Le musiche sono state curate da Pivio e Aldo De Scalzi, con la collaborazione di un gruppo di valenti musicisti: Luca Begonia: trombone, Claudio Capurro: saxes, Luca Cresta: fisarmonica, Marco Fadda: percussioni, Andrea Maddalone: chitarre, Roberto Maragliano: batteria, Roberto Nappi Calcagno: tromba, Claudio Pacini: programmazione, Massimo Trigona: basso e la Trancendental String Orchestra: archi.

Inoltre, le scelte della costumista Chiara Aversano, indirizzate su abiti originali dell’epoca, trasportano lo spettatore di fronte ad una fotografia vivente, uno spaccato d’Italia che non sembra così diversa dai giorni nostri.

Infine, un cenno sulle videografie, proiettate su un telo trasparente che “traducono in immagini i sogni e le allucinazioni dei cosiddetti diversi”, un componente cinematografico nell’allestimento teatrale dall’effetto coinvolgente, soprattutto nel finale dello spettacolo.

Foto di Francesco Squeglia

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