Qualità e tradizione, cresce la birra “Made in Messina”

di Rossella Lembo, Giorgio Zodda, Rosario Ponzio, Agostino Rabuazzo, Domenico Fiorillo

“Una scommessa di coraggio, che ha trovato terreno fertile grazie alla tenacia di 15 operai mastri birrai”.

Questo è stato l’input per la nascita di un nuovo marchio nella storia della birra messinese che ha rinverdito i fasti del passato. Un legame antico quello fra Messina e la sua birra che ha origine nel 1923, anno in cui fu fondata la “Birra Trinacria” dalla famiglia Lo Presti-Faranda, periodo pioneristico segnato da una produzione principalmente rivolta al mercato locale. Nel 1934 si ha la modifica della ragione sociale in “Birra Messina Società Anonima” e la produzione, all’inizio quasi artigianale, alla fine degli anni Quaranta passa da 2 mila ettolitri a circa 10 mila.

Nel 1952 nasce la “Nuova Birra Messina S.p.a.” e viene avviata la modernizzazione degli stabilimenti, ma è negli Settanta che si registra un deciso incremento della produzione con l’apertura di una nuova sede aziendale a Catania. Sono gli anni d’oro dell’azienda che conta 500 lavoratori fissi, più la manodopera femminile stagionale che, soprattutto nei tre mesi estivi viene impiegata per l’imbottigliamento.

Nel 1988 inizia il processo che porterà alla dismissione delle attività produttive locali; lo stabilimento viene incorporato nel gruppo societario “Birra Dreher S.p.a.” che, nel 1994, varia ulteriormente la propria denominazione sociale in “Heineken Italia S.p.a.”. E’ l’inizio delle prime difficoltà che, nel 1999, portano alla chiusura del reparto di fabbricazione e la produzione viene trasferita nello stabilimento di Massafra, in provincia di Taranto. A Messina viene mantenuto soltanto il processo di imbottigliamento mentre la sede viene spostata a Milano.

Nel 2008 la fabbrica messinese è acquisita dalla società Triscele che, nel 2011, ne annuncia la chiusura. Seguono cinque anni di buio nella città dello Stretto, un periodo contrassegnato da illusioni e ripartenze mancate, difficoltà per i lavoratori e le loro famiglie, spesso abbandonati da istituzioni e organizzazioni di categoria. Nel 2016 un gruppo di quindici ex operai riesce a realizzare quello che fino a poco tempo prima appariva una semplice utopia, sacrifici e dedizione portano alla ripartenza del sistema produttivo.

“Questa terra martoriata, sfruttata da molti e a volte disprezzata per inattività e improduttività, deve risollevare la testa e dimostrare che è capace di poter dare dei buoni frutti, apprezzati ovunque, perché la nostra è una terra bellissima e tutti noi dovremmo contribuire a renderla migliore “.

Con queste parole il presidente Sorrenti manifesta con decisione la volontà comune di riavviare la produzione messinese e di coronare un grande sogno, quello di prendere in mano le redini del proprio futuro. Un obiettivo fondato sulle professionalità esistenti e sulla qualità delle materie prime utilizzate, malto e il luppolo provenienti dalla Germania impiegati esclusivamente per produrre birre a bassa fermentazione con un’offerta destinata ad un ampio mercato di consumatori: Birra DOC 15, Birra DOC 15 cruda, Birra dello Stretto e Birra dello Stretto PREMIUM.

La produzione attuale è in decisa crescita visto che, dai 22 mila ettolitri di birra prodotti nel 2016, si è passati ai 35 mila del 2017 con una previsione di 60 mila ettolitri nel 2018. Un’orgoglio tutto messinese che affonda le radici in un passato prestigioso ma che è pronto a confrontarsi senza timori con le nuove realtà di un mercato locale, nazionale ed internazionale dinamico e concorrenziale. Per quanto riguarda l’esportazione estera, sono già stati firmati degli accordi con vari distributori in Francia, Inghilterra, Albania e Nuova Zelanda.

In ogni caso l’ambizione finale è quella di creare una birra interamente siciliana con l’utilizzo di malto e luppolo prodotti su terreni siciliani confiscati alla mafia, un messaggio di speranza e di volontà per un’isola che vuol rinascere nel segno del lavoro e della legalità.

La nuova realtà messinese ha tutte le caratteristiche per costituire un vero fiore all’occhiello imprenditoriale ed un volano di sviluppo per l’intero comprensorio dello Stretto grazie alle professionalità ed alle capacità di commercializzazione fin qui mostrate.

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