Quando la Regia Corazzata Sardegna fu mandata a Messina per l’ordine pubblico

di Attilio Borda Bossana

Il Ministro Nasi (Trapani 1850 – Erice 1935)

Per eventi di ordine pubblico, una corazzata della Regia marina, il 21 luglio 1907, fu dislocata nel porto di Messina ove sostò fino al 30 luglio e poi rientrare a Spezia. La decisione di inviare la corazzata Sardegna nel porto peloritano, fu presa dal Governo nazionale in seguito ad agitazioni popolari in favore dell’on. Nunzio Nasi di Trapani, che stava degenerando in movimenti autonomisti. L’on. Nasi, nato il 2 aprile 1850, appartenente a una famiglia della borghesia urbana era stato eletto per la prima volta in Parlamento nelle elezioni politiche del 1886 e la sua ascesa politica lo portò, nel giugno 1898, a fare parte del primo governo Pelloux (1898-1899) con l’incarico di ministro delle Poste e Telegrafi e successivamente di ministro della Pubblica Istruzione con il governo Giolitti.

La Tribuna illustrata del 28 luglio 1907

Proprio in quest’ultimo suo incarico fu coinvolto in un lungo scandalo politico-giudiziario, che ebbe vasta risonanza non solo in Italia ma anche all’estero. Scoppiò alla fine del 1903 per la denuncia di malversazioni nella gestione di diversi capitoli di spesa della Pubblica Istruzione avanzata sia dalla stampa conservatrice sia da esponenti del gruppo parlamentare socialista. Il 22 marzo 1904, fu presentato un dettagliato elenco di sprechi e abusi nella distribuzione dei sussidi e nelle missioni di viaggio, che fu pubblicato sul Giornale d’Italia prima che la Camera ne prendesse visione. Seguì la costituzione di un comitato parlamentare d’inchiesta di fronte al quale Nasi cercò invano di discolparsi e nel maggio 1904, la magistratura ottenne dalla Camera l’autorizzazione all’arresto di Nasi, che, intanto, era fuggito in Francia e quindi a Londra, iniziando una latitanza di tre anni.

Copertina de La Domenica Corriere del 17 novembre 1907

Cadute le accuse circa la distribuzione dei sussidi, l’8 maggio 1905 fu rinviato a giudizio per falso in atto pubblico e peculato, per avere distratto 87.000 lire in viaggi e acquisti e per la sottrazione di diversi oggetti. La difesa sostenne il profilo ministeriale dei reati e quindi l’incompetenza della giustizia ordinaria a favore del Senato costituito in Alta Corte. Il 7 giugno 1906, la sentenza di rigetto del primo ricorso fu contestata a Trapani con vivaci manifestazioni che portarono a sostituire, nell’aula consiliare, il busto del re con quello di Nasi, in onore del quale fu composto un inno cantato per le strade. Il processo, apertosi a Roma in Corte d’Assise il 14 dicembre 1906, fu segnato da continui colpi di scena, a partire dall’eccezione di incompetenza sollevata dal pubblico ministero e accolta il 10 giugno 1907 dalla Cassazione. Per effetto della sentenza, Nasi poté rientrare in Italia e perorare la propria causa davanti alla Camera che, tuttavia, deliberò la sua messa in accusa. Il 15 luglio 1907, Tancredi Canonico, presidente del Senato costituitosi in Alta Corte, spiccò un mandato di cattura per Nasi, che, dopo pochi giorni a Regina Coeli, ottenne gli arresti domiciliari. In tutta la Sicilia si scatenarono vivaci proteste e grandi manifestazioni di solidarietà si registrarono particolarmente a Trapani e Messina, ove la protesta assunse una connotazione sicilianista che determinò la decisione del Governo italiano di proclamare lo stato d’assedio e inviare nel porto peloritano, “causa disordini a seguito del cosiddetto caso Nasi”, la corazzata Sardegna per esigenza di ordine pubblico.

La Regia corazzata Sardegna inviata a Messina nel 1907

La nave della Regia marina, apparteneva alla classe Re Umberto, costruita su progetto elaborato dall’Ispettore del Genio Navale Benedetto Brin, sui medesimi principi costruttivi e d’impiego della classe Italia. Il lungo periodo di costruzione, però la rese superata all’entrata in servizio, con uno scafo piuttosto tozzo con prora arcuata a sperone e poppa curva. Fu tra le prime navi da guerra ad essere fornita di apparato telegrafico e che su di essa si ebbe il primo impiego sperimentale di combustione mista. L’armamento principale di 4 pezzi da 343/30, in complessi binati montati in barbetta e situati a circa 10 metri dal galleggiamento aveva largo campo di tiro. L’impiego più lusinghiero lo registrò nella guerra italo-turca del 1911-12 dove, inquadrata nella Divisione Navi Scuola, appoggiò lo sbarco a Tripoli e tutto il ciclo di operazioni lungo le coste libiche.

Il 24 febbraio 1908, la Corte emise una sentenza di condanna per Nasi, riconosciuto colpevole di peculato soltanto per i viaggi e gli acquisti, a 11 mesi e 20 giorni di reclusione e all’interdizione dai pubblici uffici per 4 anni e 2 mesi. Ma alla colpevolezza si contrapponeva l’assoluzione politica del voto che lo portò del 1913 a riprendere il suo posto alla Camera e proseguire il suo percorso anche con una sospetta parentesi di sostegno al movimento di difesa costituzionale del “soldino” sviluppatosi a Messina nel maggio 1923, e l’adesione nel giugno 1924 all’Aventino parlamentare. Il 9 novembre 1926 dichiarato decaduto dal mandato parlamentare, coincise con il suo ritiro a vita privata.

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