Quarant’anni fa l’affondamento della “Rigoletto”

di Giuseppe Spanò

Sono passati quarant’anni da quando “Rigoletto“, la nave cargo che trasportava automobili Volkswagen, prese fuoco sulla costa messinese.

Si tratta di una nave officina dalle ampie stive che trasportava automobili, ancora discretamente conservate, facilmente ispezionabili con un’immersione relativamente agevole, data anche la sua modesta profondità visto che il relitto giace su un fondale di circa 35 metri e che la visibilità è generalmente buona, spesso ottima, ma condizionata dalle correnti montante e scendente dello Stretto di Messina.

Tra le lamiere si può notare un’esuberante presenza di vita caratterizzata da numerosissime specie bentoniche (spugne colorate, ricci, madrepore, claveline, stelle marine, nudibranchi) e da fitti banchi di varie specie animali quali pesci trombetta, murene e gronghi di grandi dimensioni.

La Rigoletto era addetta al trasporto della Volkswagen Beetle, un modello della casa automobilistica tedesca che aveva acquisito grande popolarità in tutto il mondo conquistando, negli anni Cinquanta, anche il mercato nordamericano.

La fama crescente rese necessario l’avvento di una nuova flotta navale per la consegna delle automobili nei punti più disparati. Mezzi di trasporto più grandi avrebbero potuto raggiungere le città costiere ma il traffico nei laghi interni sarebbe stato consentito solo a navi capaci di attraversare le vecchie chiuse di St. Laurence.

Si pensò così di costruire una nave, chiamata “Rigoletto”, per soddisfare questo bisogno. Il mercantile, lungo 78.6 metri e largo 13 metri, creato a Kiel, Germania Ovest, e varato il 24 marzo 1955, che poteva trasportare fino a 291 maggiolini per volta, iniziò a navigare nell’entroterra nord americano quello stesso anno.

Ha proseguito le sue rotte sino al 1958 e, quando il Seaway aprì, fece altri 19 viaggi. Il servizio di trasporto per le acque interne finì dopo gli ultimi cinque viaggi del 1962. Nel 1968 la nave fu venduta ad un armatore napoletano che la ribattezzò “Maddalena Lofaro”.

Il primo luglio del 1980, nelle acque prospicienti Capo Spartivento, durante il trasporto di automobili usate dal porto belga di Anversa a quello libanese di Beirut, la nave entrò in avaria a causa dello scoppiò di un incendio a bordo che obbligò l’equipaggio ad abbandonare la nave. Ancora in fiamme, il cargo fu trainato in rada, nei pressi del porto di Messina, con l’intento di farlo incagliare sulla spiaggia ma una manovra errata ne provocò l’affondamento ed a galla rimase soltanto la prua. Il cantiere che si sarebbe dovuto occupare della demolizione non effettuò alcuna operazione in quanto non fu stipulato nessun contratto che ne prevedesse lo smaltimento.

Tutt’oggi è possibile leggere il suo nome sul relitto che emerge dalle acque dello Stretto e ammirarla.

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