Raccuja, conclusa la terza edizione della Festa della nocciola

di Giuseppe Spanò

E’ stata la nocciola la protagonista della terza edizione della Festa della nocciola, in piazza Butera a Raccuja, che si è svolta ieri 22 settembre.

L’ iniziativa è stata organizzata dall’Unione giovani raccujesi, in collaborazione con il Comune di Raccuja, con l’obiettivo di promuovere una delle varietà di frutta secca più apprezzate, ottima e gustosa ideale per ricette dolci e salate e che, per anni, ha rappresentato il punto di forza dell’economia e il sostentamento locale.

Il programma ha proposto un vero itinerario del gusto con stand di prodotti tipici alle nocciole e non solo; pietanze tipiche della cucina locale, stand di artigianato e mostre fotografiche il tutto allietato da intrattenimento musicale.

L’assetto urbano di Raccuja, piccolo centro dei Nebrodi, a circa 650 metri sul livello del mare, sorge sulla valle del fiume Mastropotimo, che sfocia nel Mar Tirreno, in località Ponte Naso. Le origini del borgo risalgono al 1091 quando il Gran Conte Ruggero lo fondò, nei pressi dell’Abbazia basiliana di S.Nicola del Fico, edificata in una vallata ricca di gelsi ed alberi da frutta.

Compare con la denominazione di Raccudia in un atto del 1271 e nel 1296 divenne feudo degli Orioles e, nel tempo, di alcune nobili famiglie tra cui gli Aragona, i Valdina, i Rocca e i Branciforti. L’abitato, con le sue piccole vie strette e tortuose conserva ancora molto del suo aspetto antico e si snoda tra la Chiesa Madre e nella parte alta, i ruderi del Castello Branciforti di epoca normanna.

La porzione centrale, invece, oltre a costituire un ibrido architettonico, è attraversata da ampie seppur tortuose vie, e si apre spesso in piazze e slarghi, talvolta in corrispondenza di chiese o sull’area degli antichi giardini nobiliari, ormai sostituiti da lastricati e piazze pubbliche.

Da notare piazza XXV aprile, circondata da imponenti palazzi del Seicento, che si fregia di una raffinata scalinata settecentesca, interamente in arenaria. Inoltre, tra l’antico circolo dei nobili e la zona moderna della cittadina, si apre l’imponente slargo del piano di Sant’Antonio, odierna Piazza del Popolo (in dialetto Chianu Cafè), ritrovo della popolazione e luogo adibito a spettacoli e manifestazioni all’aperto.

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