Riscopriamoli: il Museo archeologico “Luigi Bernabò Brea” di Lipari

Il Museo archeologico “Luigi Bernabò Brea” ha sede sul Castello di Lipari, in realtà una cittadella fortificata, il cui aspetto attuale deriva dalle possenti fortificazioni spagnole, costruite intorno alla rocca da Carlo V, dopo l’attacco all’isola del tunisino Kaireddin Barbarossa, che nel 1544 aveva conquistato e distrutto la città. La cupola di lava naturale sulla quale si fonda l’antica città di Lipari è di per sé inaccessibile proprio per la sua conformazione geologica che la pone a 40 metri dal livello del mare. Una siffatta posizione strategica ha rappresentato una sicurezza per le popolazioni indigene proprio a causa delle balze laviche che si elevano quasi tutte a strapiombo.

La rocca di Lipari è stata abitata fin dalla preistoria con insediamenti risalenti al Neolitico, all’età del Rame e all’età del Bronzo. La scoperta più eccezionale nella preistoria del Mediterraneo, furono i resti, sovrapposti ed intersecati tra loro, delle capanne di quattro importanti villaggi che si sono succeduti durante l’età del Bronzo (1800-900 a.C.), cioè attraverso un millennio di storia.

Nel 580 a.C. fu fondata la Lipari Greca da parte di abitanti di Cnido, provenienti dalla costa della penisola anatolica affacciata sul mar Egeo, insieme a un gruppo dell’isola di Rodi. Il primo stanziamento cnidio fu certamente sulla Rocca. Ben presto la città si estese verso la pianura; la Rocca divenne l’Acropoli della città, ovvero la sua parte più alta cinta di mura, al cui interno erano case, templi e l’agorà (la piazza principale).

In epoche più recenti vi furono radicali alterazioni dell’Acropoli-Castello che hanno comportato la cancellazione pressoché totale degli edifici di età Greca e Romana, fino alla sua trasformazione a partire dal 1792, in luogo di detenzione e confino durato fino al periodo fascista.

Dopo la seconda guerra mondiale con la dismissione del campo di confino, in questo scenario evocativo ricco di suggestioni e di dolorosi ricordi, iniziarono nel 1950 gli scavi archeologici condotti da Luigi Bernabò Brea e Madeleine Cavalier. A seguire nel 1954, questi due archeologi di fama internazionale crearono il primo nucleo del Museo, facendo “rinascere” il castello e riassegnandogli il ruolo di crocevia di culture. luogo culturale delle Isole Eolie.

Il Museo è articolato in diversi spazi che hanno sede in edifici storici restaurati, a cui si aggiungono i fabbricati novecenteschi del campo di confino fascista.

Il percorso espositivo si sviluppa in sei padiglioni tematici in cui viene illustrato lo sviluppo degli insediamenti umani e la storia delle civiltà succedutesi nell’Arcipelago Eoliano, attraverso i numerosi reperti datati dalla Preistoria all’Età Moderna: Storia del Museo e degli scavi; Preistoria di Lipari e nascita della città greca; Preistoria delle isole minori; Epigrafia con un piccolo e suggestivo giardino; Età Greca e Romana; Vulcanologia. A questi padiglioni si è aggiunto nel 2014, l’ex carcere scelto per ospitare una mostra permanente di arte contemporanea “Mare Motus”. Gli artisti, tra i quali Mitoraj, Ben Jelloun e Plessi, hanno raccolto le loro installazioni nel tema della libertà, il mare e la fuga.

Le collezioni hanno la particolarità di derivare tutte dagli scavi archeologici svolti dal 1950 ad oggi nell’arcipelago. Per questo motivo, ogni manufatto esposto trasmette la sua forza evocativa raccontando la storia del passato. Ogni reperto si collega ad un contesto di provenienza; sito, strato, capanna, casa, tomba, santuario, relitto. La ricchezza materiale e culturale delle isole Eolie è evidente nelle sale del Museo da percorrere in ordine cronologico partendo dal Neolitico più antico (5500-5000 a.C.), attraverso l’età del Bronzo, verso l’età Greca e Romana quando la città si organizza topograficamente con Acropoli, città dei vivi e città dei morti. Da quest’ultima, la necropoli, provengono quasi 3000 tombe i cui corredi raccontano miti, religioni, gusti, tradizioni, aspetti della vita di quel tempo. Emozionante è la sala che espone i carichi dei relitti sottomarini, affondati nelle acque eoliane.

Il Museo è diretto dall’arch. Rosario Vilardo

Archeologa: dott.ssa Maria Clara Martinelli

Pianta del Museo  e percorso nelle Sezioni

 

 

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