Ritrovato vicino Stromboli il relitto dell’incrociatore leggero Giovanni delle Bande Nere salpato da Messina nell’aprile del 1942

di Attilio Borda Bossana

Il cacciamine Vieste della Marina Militare, durante un’attività di verifica tecnica e sorveglianza dei fondali nel Mar Tirreno presso l’isola di Stromboli, ha ritrovato il relitto dell’incrociatore leggero Giovanni Delle Bande Nere affondato nel 1942 esattamente undici anni dopo la sua entrata in servizio, il 1° aprile 1931. Lo stesso cacciamine Vieste, cinque anni fa, nel 2014, aveva scoperto il relitto del piroscafo postale Tripoli, affondato a largo del golfo di Olbia, nella notte tra il 17 e il 18 marzo 1918, in seguito al siluramento per mano di un sommergibile tedesco a 20 miglia da Capo Figari, adagiato su un fondale di circa 1000 metri. A causa dell’affondamento del piroscafo, in navigazione tra il golfo degli Aranci e Civitavecchia, perirono circa 300 persone, tra cui parte della Brigata Sassari e sei militari messinesi che erano a bordo.

Il relitto del Giovanni Delle Bande Nere è stato localizzato a circa 11 miglia nautiche a sud dell’isola di Stromboli a una profondità compresa tra i 1460 e i 1730 metri, in una posizione compatibile con quella del suo affondamento avvenuto il 1 aprile del 1942, mentre era in trasferimento da Messina a La Spezia, per effettuare alcune riparazioni in arsenale, scortato dal cacciatorpediniere Aviere e dalla torpediniera Libra. Durante la navigazione, alle 09.00 circa, fu colpito da due siluri lanciati dal sommergibile britannico H.M.S. Urge. L’incrociatore, spezzato in più tronconi, affondò rapidamente e si registrò un considerevole numero di predite tra l’equipaggio, 287 o 381 a seconda delle fonti.

La localizzazione è avvenuta grazie all’impiego dei veicoli subacquei imbarcati sul Vieste in grado di condurre ricerca e identificazione a quote profonde: il veicolo autonomo subacqueo (Autonomous Underwater Vehicle – AUV) Hugin 1000, e il filoguidato Multipluto 03. Circoscritta l’area di ricerca in base alle presunte coordinate dell’affondamento, il cacciamine ha proceduto a mappare il fondale scoprendo più contatti correlabili con il relitto, successivamente identificato filmando anche le prime immagini della nave e rivelando i tre tronconi in cui si spezzò nell’affondamento.

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L’incrociatore leggero Giovanni Delle Bande Nere, della classe Condottieri tipo Alberico da Giussano, impostato nei cantieri navali di Castellammare di Stabia nel 1928, fu varato nel 1930 e completato nel 1931. Lungo 169,3 metri aveva un dislocamento di 6950 tonnellate a pieno carico. L’apparato di propulsione era composto da 6 caldaie Ansaldo, che alimentavano 2 turbine, per una potenza totale di 95000 cavalli vapore. La velocità massima era di 36 nodi. L’armamento era composto da 8 cannoni da 152/53, 6 cannoni da 100/47 per la difesa anti aerea e anti silurante e 2 mitragliere da 40/39. La nave era dotata anche di 8 mitragliere 13,2 mm e 4 tubi lanciasiluri da 533 mm. Inoltre imbarcava due ricognitori aerei Imam Ro 43, che lanciava grazie alla catapulta installata sulla prora. Il 9 luglio 1940, insieme al gemello Bartolomeo Colleoni, aveva preso parte alla battaglia di Punta Stilo; inviato poi da Tripoli al mar Egeo insieme al Colleoni, venne attaccato dall’incrociatore australiano HMAS Sidney, nella battaglia conosciuta di Capo Spada ove le unità italiane soccomberò. Significativa la sua operatività dalla base navale di Messina, dal dicembre del 1941 quando il Bande Nere venne assegnato all’VIII Divisione Navale.

L’equipaggio-del-Giovanni-delle-Bande-Nere-ormeggiato-a-Messina-assiste-ad-un-spettacolo-di-pupi-allestito-ad-inizio-1942-sulla-banchina-di-Marisicilia

Dal febbraio 1941 al marzo del 1942 partecipò attivamente alle operazioni di scorta ai convogli che trasportavano truppe e rifornimenti alle truppe dell’Asse in Libia. Il 15 dicembre 1941, dopo aver sbarcato benzina destinata ai rifornimenti in Libia, il Bande Nere alle 00.10 lasciò Palermo con la scorta della torpediniera Climene, facendo rotta per Messina, ove giunse alle 8.24, ormeggiatosi e sbarcando il resto del carico di provviste. Durante la sosta a Messina due ordini furono impartiti e poi revocati: il 21 dicembre 1941 prima l’imbarco di viveri e poi lo scarico e quindi il 26 dicembre ordine di imbarcare personale militare e materiali da trasportare a Tripoli, e in serata disposizione revocata.

Il 31 gennaio 1942 a Messina, salì a bordo del Bande Nere il principe ereditario Umberto di Savoia, in visita in Sicilia insieme al maresciallo Hermann Göring, comandante della Luftwaffe. Un mese dopo il 21 febbraio 1942 il Bande Nere salpò sempre da Messina precedendo gli incrociatori pesanti Trento e Gorizia, sulla quale issava le insegne l’ammiraglio di divisione Angelo Parona ed ai cacciatorpediniere Alpino, Alfredo Oriani ed Antonio Da Noli, per formare il gruppo di scorta “Gorizia”, nell’operazione di trasferimento “K. 7” per l’invio in Libia di due convogli, uno salpato da Messina alle 17.30 con le motonavi Monginevro, Ravello ed Unione, cacciatorpediniere Ugolino Vivaldi e la Lanzerotto Malocello, Nicolò Zeno, Premuda, Strale e le torpediniera Pallade e l’altro da Corfù alle 13.30con le motonavi Lerici e Monviso, la nave cisterna Giulio Giordani, il cacciatorpediniere Antonio Pigafetta, le navi Emanuele Pessagno, Antoniotto Usodimare, Maestrale e Scirocco e la torpediniera Circe. Oltre al “Gorizia”, il secondo gruppo di scorta, il “Duilio”, con l’omonima corazzata sulla quale issava le insegne l’ammiraglio di squadra Carlo Bergamini, insieme ai cacciatorpediniere Aviere, Geniere, Ascari e Camicia Nera. Alle 23.15, i due convogli si riuniscono per proseguire per Tripoli.

Il Bande Nere, rientrò a Messina il 24 febbraio 1942 per ripartire il 22 marzo al comando del capitano di vascello Ludovico Sitta, aggregato alla III Divisione Navale con gli incrociatori pesanti Trento e Gorizia, ed alla XIII squadriglia cacciatorpediniere (Lanciere, Fuciliere, Bersagliere, Alpino), per partecipare all’intercettazione del convoglio britannico “M.W. 10”, diretto a Malta. Il Bande Nere salpò da Messina con un’ora di ritardo avendo atteso la manovra del Gorizia, ostacolata dal forte vento. Quella cosiddetta seconda battaglia della Sirte, che si svolse nella terza decade di marzo 1942, fu uno scontro navale tra il convoglio della Royal Navy e le varie unità della Regia.

L’azione bellica si sviluppò a nord del golfo della Sirte a oriente di Malta, e registrò una vittoria della flotta italiana sul convoglio, poi distrutto dall’aviazione dell’Asse. Alle navi italiane a corto di carburante, al sopraggiungere della notte, Supermarina ordinò di tornare alle basi e dopo navigazione notturna con mare formato, il Bande Nere raggiunse Messina alle 13 e con parecchie avarie. Alle sei del mattino del 1° aprile 1942 l’incrociatore, ripartì da Messina diretto a La Spezia, nel cui Arsenale avrebbe dovuto essere sottoposto ad un periodo di lavori di grande manutenzione e di riparazione dei danni causati dalla tempesta.

L’ordine di trasferimento era stato trasmesso Il 28 marzo 1942, prevedendo la scorta delle navi Aviere, Fuciliere e Diana, con copertura aerea durante le ore diurne. La nave avrebbe dovuto lasciare Messina alle sette del mattino del 31, passando al largo di Ponza al tramonto dello stesso giorno e arrivare a La Spezia il mattino successivo. L’incrociatore avrebbe dovuto compiere la navigazione di trasferimento ad una velocità di 18 nodi, per transitare da Stromboli (punto 38°51’ N e 15°20’E) alle dieci del mattino del 31

Il sommergibile britannico Urge che affondò il Giovanni delle Bande Nere

Ma le avverse condizioni atmosferiche, fecero rinviare la partenza al 1° aprile, ed alle 6.36 l’incrociatore con la scorta superarono le ostruzioni portuali di Messina; alle 6.41 la torpediniera Libra comunicò di avere l’ecogoniometro guasto, il Fuciliere annunciò anomalie al motore di dritta. Il Libra fu quindi autorizzato a continuare la scorta sino a Ponza in sostituzione del Fuciliere che rientrò in porto a Messina. Alle 8.30 il sommergibile britannico Urge, al comando del capitano di corvetta Edward Philip Tomkinson, in agguato all’imboccatura settentrionale dello Stretto, avvistò un idrovolante, proveniente da sud, intento a pattugliare la rotta per Napoli. Il sommergibile scese a 26 metri di profondità, tornando a quota periscopica undici minuti dopo per avvistare le alberature di una nave da guerra. L’Urge manovrò per attaccare, ed alle 8.54, in posizione 38°37’5″ N e 15°22′ E, lanciò quattro siluri Mk VIII da una distanza di 4570 metri. Il Bande Nere venne colpito a centro nave, sul lato sinistro e successivamente da un secondo siluro, leggermente più a proravia, spezzando in due la nave. Il troncone di prua verticalmente, girato sulla sinistra, colò a picco, quasi contemporaneamente a quello di poppa. Complessivamente vennero tratti in salvo 391 dei 772 uomini che si trovavano a bordo, poi sbarcati a Messina e Palermo. Morirono in 381: 16 ufficiali, 57 sottufficiali, 295 tra sottocapi e marinai, cinque militarizzati ed otto militari della Regia Aeronautica addetti agli idrovolanti di bordo.

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