Roma, siglato l’accordo di filiera per valorizzare il suino nero dei Nebrodi

di Giuseppe Spanò

E’ stato siglato ieri, nella sede di Confagricoltura, un accordo di filiera per i suini neri autoctoni italiani con l’obiettivo di valorizzare il grande patrimonio di qualità, diversità e sostenibilità rappresentato da queste antiche razze, presenti in diverse parti d’Italia. Firmatari dell’intesa Confagricoltura, Cia-Confederazione Italiana Agricoltori, Federparchi, Legambiente Onlus, Organizzazione Produttori Allevatori dei Nebrodi, Gal Nero dei Nebrodi, Associazione Accademia delle 5 T.

Sono sei le razze riconosciute di suino nero presenti in Italia: Cinta senese, Nero Apulo Calabrese, Nero Casertano, Nero dei Nebrodi, Nero di Parma, Mora Romagnola.

La caratteristica peculiare dei suini neri italiani permette di allevarli all’aperto, per questo gli animali vivono allo stato brado e si nutrono esclusivamente di ghiande, radici e arbusti che riescono a procurarsi nei terreni boscosi anche se il disciplinare permette anche la tipologia di allevamento o semibrado con un’integrazione a base di siero e granaglie.

Sono evidenti, pertanto, le peculiarità delle carni di questi animali, molto apprezzate, anche per la ricca gamma di salumi che se ne ricavano. Il settore, fatto di tante eccellenze, però, è particolarmente frammentato e non è riuscito finora a “fare squadra” creando un sistema organizzato in grado di valorizzare appieno, soprattutto da un punta di vista commerciale, i propri prodotti.

L’accordo ha lo scopo di costruire questo sistema, valido e sostenibile dal punto di vista economico e ambientale, al fine non solo di creare le giuste sinergie tra la filiera ma anche di promuovere e valorizzare prodotti tracciati, rispettosi delle singole specificità, delle storiche tipicità e tradizioni locali, sicuri e quanto mai naturali per il metodo di allevamento: un insieme di caratteristiche che configurino un unico e condiviso “brand nazionale di alta gamma”.

Firmatari dell’intesa anche Federparchi e Legambiente Onlus perché i sistemi di allevamento di queste razze sono totalmente sostenibili e compatibili non
solo con il mantenimento e lo sviluppo dei parchi italiani, ma anche con le loro politiche di tutela del patrimonio boschivo. Beneficiari dell’accordo sono le imprese agricole che espletano la loro attività nel settore della produzione primaria e le imprese che operano nei settori della trasformazione e della commercializzazione.

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