San Fratello, annullata la Festa dei Giudei

di Giuseppe Spanò

Tutta l’Italia è ferma e così tante manifestazioni religiose, tipiche del periodo pasquale, non avranno luogo, nell’ottica della prevenzione adottata per contrastare il diffondersi della pandemia di coronavirus.

Anche a San Fratello le vie e le piazze del centro nebroideo resteranno desolatamente vuote, silenziose e spettrali e non vivranno quell’atmosfera mistica e dissacratoria che rende unica la Pasqua sanfratellana.

Nonostante tutto è interessante soffermarsi sugli aspetti storici e culturali che storicamente rendono la Festa dei Giudei un evento unico in Sicilia, di grande suggestione, un appuntamento che fonda le sue origini nell’epoca medievale, quando venivano rappresentati quei misteri che sono passati successivamente dalle chiese alle piazze.

La sfilata ricorda i Giudei che percossero e condussero Cristo al Calvario ed è connotata dall’insorgenza delle pulsioni demoniache e del caos determinato dalla morte del Cristo; tutto questo appare evidente nei loro costumi appariscenti con i quali, nei giorni del mercoledì, giovedì e venerdì precedenti la Pasqua, percorrono le vie dell’abitato saltando, cantando, correndo, esibendosi in acrobazie, infastidendo i passanti, rumoreggiando con catene e squilli di tromba e disturbando il solenne svolgersi dei riti e dei cortei processionali.

I Giudei, per lo più sono impersonati da giovani uomini, hanno una divisa riccamente lavorata con ricami di perline di vari colori in cui prevalgono il rosso e il giallo, scarpe di cuoio grezzo e di stoffa, catene a maglie larghe nella mano sinistra, d’scplina, (in vernacolo locale), trombe militari con vari ornamenti finemente intarsiati e ricamati specialmente nella giubba che ricordano le antiche tradizioni della cultura araba, la testa coperta da maschera sbirrijan (lingua gallo-italica) e sul capo recano un cappuccio di stoffa rossa che si slancia con un lungo cordoncino sino ad assottigliarsi come coda, sovrastato da un elmetto sul quale sono presenti pennacchi, pelli di coniglio o pecora e motivi tratti dalla simbologia cristiana o popolare quali croci, pesci, cuori, aquile e corni rossi.

Da tempo immemorabile il pomeriggio del Mercoledì Santo, a partire dalla Chiesa del Santissimo Crocifisso, è stato dedicato alla processione; nella giornata del Giovedì Santo si celebrava la sacra rappresentazione dell’ultima cena mentre al mattino del Venerdì Santo si svolgeva la processione del Santissimo Crocifisso, con inizio e termine presso la chiesa di San Francesco mentre nel pomeriggio, dalla chiesa di San Nicola, si avviavano i misteri, ossia il simulacro della madre Addolorata portato a spalla dai babbaluti, quello dell’Ecce Homo e quello del Cristo nell’urna in direzione della Chiesa di San Francesco. Frattanto, da questa, il crocifisso si affacciava portandosi sullo slargo antistante dove avveniva l’incontro tra il Cristo e la madre. La processione, con tutti i simulacri, si avviava lungo le strade del centro storico giungendo presso la chiesa di San Francesco dove aveva luogo la separazione o “spartenza” tra il Cristo e la Madre.

Nella domenica di Pasqua si assisteva all’incontro tra il Cristo Risorto, proveniente dalla chiesa di San Nicola, con la Vergine che si avviava dalla Chiesa del Crocifisso: Madre e Figlio si incontravano nella piazza principale, correndosi incontro tra il giubilo dai fedeli.

 

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