Se son Crochi… fioriranno!

di Anna Giuffrè

img-3Crocus sativus è il suo nome scientifico, pianta meglio conosciuta come Zafferano. Il nome deriva dall’arabo Azzafaran che significa “splendido come uno zaffiro” poiché di questa preziosa gemma, i fiori, ne ricordano il colore.

Lo spettacolo della fioritura dello zafferano è davvero straordinario. Con le piogge di fine estate, il bulbo entra in vegetazione e mette radici. All’inizio di ottobre, cominciano a spuntare dei getti avvolti  da una delicatissima spata bianca che, lacerandosi all’estremità, lascerà emergere il mazzetto di foglie. img-7Verso la fine di ottobre ecco i primi fiori, spuntano dal mazzetto di foglie chiusi a tubulo e  nell’arco delle 24 ore sono completamente aperti. Per ogni pianta se ne ottengono da 3 a 5, in ognuno dei quali si trovano 3 stimmi di colore rosso vermiglio, dai quali si ottiene la tanto preziosa spezia. La raccolta dei fiori deve essere fatta rigorosamente a mano e nelle prime ore del mattino, quando sono ancora chiusi per non rovinare gli stimmi; i fiori, recisi alla base con il pollice e l’indice, finiscono dentro grosse ceste con cui verranno trasportati.

img-4Segue la delicata fase della sfioratura, in cui si separano gli stimmi dal fiore. Con un rituale antico, seduti attorno ad un tavolo con al centro un mucchio di fiori viola, ognuno forma davanti a se un piccolo cumulo di stimmi rossi. In seguito, essiccati e stagionati, assumeranno la dignità di spezia.

Lo zafferano è la spezia più costosa al mondo usata sin dall’antichità per dare sapore a molte pietanze, ma non solamente, infatti, racchiude in sé un concentrato di vitamina C, mille volte più della carota, ed è un potente antiossidante in grado di combattere i radicali liberi. In Italia le sue coltivazioni tradizionali raggiungono l’eccellenza. Si concentrano soprattutto in Abruzzo, Umbria,Toscana e Sardegna, regioni che vantano una produzione di alta qualità  certificata e riconosciuta in tutto il mondo.

img-6Lo zafferano è una pianta di grande rusticità, la cui capacità di adattamento, dalle basse temperature alla calura estiva e la semplicità delle tecniche di coltivazione, ne fanno un prodotto adatto ad una larga diffusione in tutto il territorio nazionale. Attualmente in Sicilia, nell’ennese, operano delle aziende organizzate in cooperativa sin dal 2007, che riescono però a produrre, alla fine del ciclo, circa 5-6 chilogrammi l’anno di zafferano. Per questo si spera nella nascita di altre imprese in Sicilia, per colmare la grande richiesta di stimmi essiccati, polvere di zafferano e prodotti derivati, come miele, pasta, conserve, prodotti cosmetici. I clienti interessati allo zafferano puro, quindi, non sono solo i privati, ma anche produttori e trasformatori di frutta e ortaggi, casari, apicoltori, pasticcerie, panetterie. Quello dello zafferano è quindi un business che può dare prospettive di alto reddito soprattutto alle piccole imprese, rivolgendosi a mercati di nicchia e di alta qualità.

A Messina, in una nota zona collinare dell’immediata periferia, è stato appena messo a dimora un piccolo impianto sperimentale, con l’iniziale obiettivo di introdurre la coltivazione dello zafferano anche nel territorio messinese e favorire l’uso della spezia pura, già presente nella tradizione culinaria siciliana e via via sostituita dall’uso dello zafferano polverizzato facilmente reperibile nella grande distribuzione e spesso adulterato oltreché d’importazione.

Pertanto quale migliore auspicio se non quello che recita un… famoso detto: “Se son crochi… fioriranno!”

2 commenti

donde il nome di Zafferana Etnea… che ospita nei suoi dintorni questi bulbi, dai quali ha ricavato il nome.

Lascia un commento

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.