Sessanta anni fa affondava l’Andrea Doria e a Messina il 9 settembre ed il 28 ottobre scalo della nave che la speronò con il nome di Stockolm

astoria oggi ex stockholm

di Attilio Borda Bossana

domenica-del-corriere-andrea-doriaL’Andrea Doria, ammiraglia della flotta mercantile italiana, il 25 luglio del 1956, affondò nell’oceano Atlantico al largo del Massachusetts, a 45 miglia a sud della nave faro di Nantucket, entrando in collisione con il piroscafo svedese Stockolm, non fece mai scalo a Messina.

Negli anni sessanta la sua gemella Cristoforo Colombo approdò nella città dello Stretto sia con livrea nera che con le fiancate tutte dipinte di bianco, mentre lo Stockolm, l’affondatore del transatlantico italiano, cambiando più volte nome, ha ormeggiato spesso nel porto peloritano. Quattro anni dopo la tragedia, nell’estate del 1960 fu a Messina e dopo essere passata nel 1965 ai sindacati metalmeccanici della Germania Est che l’acquistarono a un prezzo politico per navigare nel Mare del Nord col nome di Volkerfreundshaft (Amicizia del popolo) per mini-crociere premio per gli operai, il 12 aprile 1977 approdò a Messina. Nel 1986 un nuovo armatore norvegese la ribattezza Fridtjon Nansen e ad Oslo la utilizza come ricovero per perseguitati politici.

Nell’89 decidono di acquistarla due italiani, il finanziere Eugenio Buontempo e l’armatore Salvatore Pianura, che avevano dato vita alla Starlauro. L’ex Stockholm viene ristrutturato non prima però di passare nelle mani di Gianluigi Aponte e quindi di Vittorio Chiesa che fonda la Nina di Navigazione per armarla. Nel 1992 la nave è della Dorking International, e dopo due anni di lavori e rinasce come Italia Prima. Nel 1995 viene noleggiata da un tour operator tedesco, e quattro anni dopo diventa Valtur Prima, gestita dall’omonima compagnia turistica che la tiene a L’Avana e l’impiega in crociere nei Caraibi.

azoresMa dopo l’11 settembre 2001 le crociere frenano e l’ex Stockholm resta all’ormeggio. Finché riparte, come Caribe al noleggio della Festival Cruises di George Poulides, che però poi fallisce; ritornerà a Messina come Athena per la Trevelscope, il 29 settembre 2005. Non venne come Azores, l’ultimo nome datole dalla portoghese Portuscale cruise che ha charterizzato la nave lo scorso anno con la compagnia britannica Cruise&maritime voyages, ma tornerà con il nuovo nome di Astoria, per due scali che la compagnia Rivages du Monde le farà toccare il 9 settembre e il 28 ottobre 2016, nell’abito di crociere mediterranee.

La nave varata nel 1948, oggi ha 227 cabine, più della metà con finestrature vista mare e oltre il 20 per cento di classe deluxe, incluse nove suite con balcone. Un “monumento” in mare rimane invece l’Andrea Doria, il cui l’affondamento, consumatosi 60 anni fa, resta la più grande tragedia della marineria italiana ma anche la più grande operazione di soccorso della storia della navigazione, il cui successo fu dovuto in gran parte all’equipaggio del Doria e al suo comandante, Piero Calami, rimasto in plancia fino all’ultimo. Il relitto del transatlantico, disteso su un fondale a 70 metri di profondità è chiamato «il monte Everest dei sub», costato la vita a 15 ricercatori, protagonisti d’immersioni. L’Andrea Doria avrebbe dovuto rappresentare la riconquista dell’Atlantico da parte dell’Italia, che durante la seconda guerra mondiale aveva perso le due navi “orgoglio” della sua flotta, il Rex e il Conte di Savoia.

stockholmIl transatlantico era senza dubbio la più grande, lussuosa, veloce e sicura delle navi da crociera del tempo. Era inoltre considerato un vero “museo galleggiante”, per via dell’enorme quantità di opere d’arte che ne arricchivano gli interni. Fu varato il 16 giugno del 1951 e dalla sua entrata in servizio, nel gennaio 1953, per tre anni consecutivi attirò un numero straordinario di passeggeri, guadagnandosi l’appellativo di “Gran Dama del mare”. Il 17 luglio 1956 l’Andrea Doria partì dall’Italia per il suo centunesimo viaggio: l’ultimo. Otto giorni più tardi entrò in collisione con la nave da crociera svedese Stockholm lungo la rotta per New York. Dopo 11 ore dal violento impatto la scomparve tra le onde, a circa 73 metri di profondità.

Solo 46 passeggeri dei 1076 a bordo persero la vita, principalmente a causa dell’impatto. La cadenza a ritroso dei tempi di quella tragedia parte alle ore 15 e 15 di quel 25 luglio l956, quando il transatlantico italiano affondò.

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