Settantacinque anni fa l’epica impresa di Malta 2 con l’Ammiraglio dello stretto, Franco Costa

Siluro

di Attilio Borda Bossana

l’Ammiraglio Franco Costa

Un’azione “valorosa” di cui fu ispiratore il pioniere dei mezzi d’assalto, la medaglia d’oro Teseo Tesei, affiancato dall’allora tenente di vascello, Franco Costa, calabrese, nato il 2 luglio 1912 a Gioia Tauro (Reggio Calabria), ma radicato a Messina, con la famiglia, nel villaggio di Paradiso.

Eroe dimenticato che l’Associazione Motonautica e Velica di Paradiso, ha ricordato proprio il 26 luglio nel corso di un evento sociale, presenti i familiari dell’ammiraglio Costa, medaglia d’argento al valore militare sul campo per l’azione su Malta, già insignito di medaglia di bronzo al valore militare, croce al merito di guerra.

Le operazioni belliche tra giugno-agosto 1941, a Malta erano molto più tranquille rispetto ai primi mesi dell’anno, quando gli Stuka, tedeschi avevano cominciato a bombardare il Grand Harbour dell’Isola.

In tale scenario di guerra, l’evento caratterizzante il secondo anno di conflitto fu l’attacco della Regia Marina, il 26 luglio 1941, l’operazione Malta 2  che divenne nota come la Battaglia di Valletta.

siluro il maialeIn questo panorama la X Flottiglia MAS, l’unità d’elite della Regia marina italiana, pianifica un attacco a sorpresa contro quelle navi in porto. Il 25 luglio 1941, intorno alle 22.30 la stazione radar della RAF AMES 502 in cima a Madliena rileva un bersaglio a circa quarantacinque miglia nautiche a nord-nord-est di Malta.

E’ il Regio avvisatore Diana, che un’ora e mezza dopo avrebbe lanciato l’azione dei dieci barchini MT,  ritirandosi verso nord in attesa del rientro dell’operazione Malta 2. La nave Diana aveva mollò il rimorchio ed erano messi in mare i “barchini” e poi, a cinque miglia dall’obiettivo, i “maiali”, i siluri a lenta corsa.

L’equipaggio di uno di essi era composto da Teseo Tesei e dal capo palombaro Alcide Pedretti: il loro compito era di attaccare e fare saltare le reti metalliche di protezione poste sotto il ponte S. Elmo, all’ingresso del porto di La Valletta, per aprire un varco che consentisse il passaggio dei “barchini”.

Il secondo equipaggio era formato dal tenente di vascello Franco Costa e dal sergente palombaro Luigi Barla che, con il loro SLC, dovevano invece attaccare i sommergibili ormeggiati nella baia di Marsa Musetto, accanto al porto della Valletta. Secondo il piano, gli altri mezzi d’assalto sarebbero dovuti entrare in funzione dopo che Tesei fosse riuscito a far saltare l’ostruzione del ponte. Erano le quattro della notte.

2) Mappa azioneTeseo Tesei prima dell’eroica e sfortunata impresa: aveva detto ai suoi uomini: “Occorre che tutto il mondo sappia che vi sono italiani che si recano a Malta nel modo più temerario. Se affonderemo qualche nave, oppure no, non ha molta importanza. Quel che importa è che noi si sia capaci di arrivare sotto l’occhio del nemico”.

Alle 5.40 circa 30 aerei decollano per attaccare i sopravvissuti;  16 italiani perdono la vita, 18 sono stati fatti prigionieri e 11 riescono a tornare  in Sicilia. Costa fu tra i prigionieri deportati in Gran Bretagna e dopo negli Stati Uniti, fino alla fine della guerra. Rientrato in Italia, fu destinato alle operazioni di dragaggio, specie in Sicilia, per l’eliminazione delle mine.

Capitano di vascello nel 1959, nel biennio 1961-1962 fu comandante del Raggruppamento subacquei e incursori e quindi capo di stato maggiore del Comando militare marittimo autonomo della Sicilia. Promosso contrammiraglio nel 1966, fu collocato in ausiliaria per limiti d’età nel 1970 ma continuo nella “sua” Messina a seguire la passione per il mare con le regate veliche, anche a bordo della sua Star e del Soling, barche sulle quali trasmise a molti giovani messinesi le tecniche dell’andar per mare.

Sommergibilista, operatore di mezzi d’assalto subacquei, sommozzatore, incursore si era arruolato volontario nel 1931, aveva seguito all’Accademia Navale di Livorno, il corso allievi ufficiali di complemento e fu nominato guardiamarina a bordo dell’incrociatore Zara, sul quale prestava servizio. Morì a Messina, il 20 febbraio 1990.

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