Si realizza un sogno, Messina ha il suo Museo

di Franz Riccobono

museo-messinaDopo oltre cento anni di progetti, di ipotesi, di rinvii Messina avrà finalmente la nuova sede di un Museo nel tempo voluto da tutti ma realizzato da nessuno, un Museo che ha avuto oltre un secolo di gestazione.

Dichiarato all’indomani del sisma del 1908 una priorità cittadina, un luogo irrinunciabile ove rileggere la complessa vicenda storico artistica di Messina, città ricca, città colta, che nel corso dei secoli ebbe sempre il primato dell’arte tra le città dell’Isola, il nuovo museo che, cento anni fa, da raccolta civica, proprietà del Comune di Messina, viene elevato a Museo Nazionale per la straordinaria ricchezza di reperti di ogni tipo che a seguito del terremoto vengono concentrati nei quattordicimila metri quadrati della spianata del S.S. Salvatore dei Greci, ai margini settentrionali del centro urbano della città, grazie all’opera titanica del Professor Antonino Salinas.

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Monte di Pietà 1911

Cinque o sei i progetti per la nuova sede museale, tutti arenatesi nelle sottili sabbie della burocrazia italiana. Stranamente neanche il fascismo riuscì nell’impresa pur avendo dato buona prova di sé nella radicale e rapida ricostruzione delle città. Proprio al periodo fascista risale il progetto caldeggiato da Dillon e disegnato da Mallandrino di allocare il nuovo museo negli spazi del Monte di Pietà, in Via XXIV Maggio, utilizzando l’antica sede e costruendo  sull’area della chiesa crollata di S. Maria della Pietà un nuovo edificio. Tale soluzione sarebbe stata certamente ideale ma naufragò nella tempesta della seconda guerra mondiale. Varie ipotesi si susseguono nel dopoguerra ma senza successo, la sede di Viale della Libertà, viene ristrutturata con un nuovo ordinamento delle opere esposte, grazie all’impegno di Maria Accascina, all’inizio degli anni cinquanta.

Negli anni ottanta si consuma il passaggio della struttura dallo Stato alla Regione per cui il Museo di Messina diventa museo regionale. A quasi ottant’anni dal terremoto iniziano i lavori per la costruzione della nuova sede negli spazi adiacenti la vecchia, con il complesso spostamento dei tanti reperti lapidei ivi accatastati. Completata la struttura, si avvia la realizzazione del nuovo percorso museale, così come concertato tra la direttrice Francesca Cicala Campagna e l’architetto Antonio Virgilio. Proseguono le difficoltà e gli adempimenti sia pur di una nuova struttura mai aperta al pubblico. Finalmente, grazie all’impegno e alla determinazione dell’attuale Assessore Regionale alla Cultura e all’Identità siciliana, Avv. Carlo Vermiglio, il 9 dicembre del 2016, i messinesi e non solo, potranno, dopo cent’anni, varcare la soglia del nuovo museo, almeno in parte aperto al pubblico, l’inaugurazione solenne e ufficiale è rinviata ad aprile prossimo alla presenza del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

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Villa Mazzini, ruderi del monumento al Maurolico

Il raggiungimento di un traguardo tanto agognato è certamente un fatto positivo ma per gli amanti dell’arte e della storia resta insoluto il pur grave problema della giusta sistemazione dei tanti, tantissimi reperti che, non compresi nel pur ricco percorso museale, attendono nei depositi ed ancor peggio nelle cataste prospicienti il Viale Annunziata di essere restituiti alla fruizione. Nello spazio circostante la moderna struttura, esposti alle intemperie e alla salsedine rimangono migliaia di reperti lapidei, colonne, capitelli, stemmi araldici, sculture ma anche delicate tarsie marmoree che meritano certamente condizioni migliori di conservazione e destinazione. In particolare, decine antiche lapidi celebrative di personaggi e di eventi che cadenzano la storia della città, sono oggi accatastate in maniera immonda sotto i pini, sigillate da una rete metallica offrendo a chi guarda uno spettacolo poco edificante di come i messinesi conservino la propria identità, la propria storia, la cultura di una intera comunità.

Con azione sinergica, tanto di questo materiale, escluso dal percorso museale, dovrebbe essere restituito alla città, ove possibile nei luoghi d’origine e comunque rientrare nella pubblica fruizione, ad esempio, nelle Piazzette tematiche della Cortina del porto, ma pure a Piazza Cairoli dove, ben figurerebbe l’adeguata sistemazione delle pesanti colonne del Chiostro di San Domenico o ancora dare monumentale collocazione ai capitelli normanni e alle antiche colonne del Duomo nella piazza prospiciente o retrostante il ricostruito monumento. Tanti reperti dopo il sisma furono depositati “temporaneamente” nella spianata del Museo, dopo cent’anni, assieme alla nuova sede, speriamo che questi frammenti della nostra storia possano anch’essi tornare nella disponibilità culturale di tutti e non restare ancora relegati in quello che, visto da fuori, più somiglia ad un campo di concentramento di opere d’arte.

 

 

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