Sleipner, cavallo di Odino, a Messina con la flotta imperiale germanica e con gli aliscafi Rodriquez

di Attilio Borda Bossana

Nel frasario tecnico navale di fine ottocento era indicata come begleschiff, nave da compagnia, oggi si direbbe support ship, nave appoggio di una unità maggiore. Con il nome di Sleipner, l’S 97 torpediniera delle Forze navali imperiali della Germania, dal 1900 al 1914, seguì quale nave appoggio, lo yacht imperiale Hohenzollern, con a bordo il Kaiser Guglielmo II. Lo Sleipner non fu a Messina per la breve

piroscafi SMS Sleipner in primo piano e SMS Friedrich Karl in navigazione sullo stretto il 30 marzo del 1904

sosta dello yacht imperiale nell’aprile del 1896, quando Guglielmo II e l’imperatrice Augusta Vittoria insieme ai loro figli Guglielmo e Eitel-Friedrich approdarono in Sicilia per visitare Palermo, Agrigento, Siracusa, Taormina e Messina, né il 19 novembre del 1898, quando la famiglia reale fu accolta a villa Sanderson, ma espletò il suo servizio scorta, ancorandosi in porto, nella visita del 23 aprile 1904. Fu una visita rapida perché nel pomeriggio dell’indomani S. M. l’Imperatore di Germania dovette raggiungere la rada di Bari ove lo yacht imperiale Hohenzollern getto l’ancora con la corazzata Friedrick Karl.

La torpediniera Sleipner entrò in porto rispondendo alle salve di saluto della Regia nave italiana Archimede. Lo yacht Hohenzollern, con l’Imperatore, scortato dalla Sleipner, partì alle ore 15 per Venezia, da dove Guglielmo II tornò in Germania in ferrovia, via Schlettstadt.
L’anno dopo il 26 maggio 1905, lo yacht imperiale abbassò la bandiera di poppa per salutare Messina che lo accolse con la torpediniera Sleipner che le si ormeggiò di poppa, verso la banchina affollata di gente che salutava la famiglia imperiale tedesca. Gli imperiali restarono sempre sul grande ponte centrale della nave salutando i messinesi.

L’imperatore Guglielmo II accolto nel porto di Messina insieme alla propria famiglia a bordo dello yacht imperiale Hohenzollern II 1904

L’S 97 era stato impostato nel cantiere Schichau Elbing il 16 dicembre 1899, e consegnato alle forze imperiali della Marina tedesca il 28 maggio 1900; aveva un dislocamento di 370 tonnellate; era lungo 63 metri e poteva sviluppare una velocità di 27 nodi; imbarcava 57 uomini di equipaggio. Nel giugno 1902, insieme alla cannoniera Pantera, partecipò a una mostra industriale e commerciale a Düsseldorf.
In seguito alla destinazione di supporto per lo yacht imperiale Hohenzollern, la nave subì alcuni interventi di restyling con l’adozione di una livrea bianca e i fumaioli di colore giallo. Rimase armato con un cannoncino a fuoco rapido da 52 mm L / 55 Krupp, situata a poppa del cacciatorpediniere, armamento utilizzato dall’armamento per i colpi delle salve di saluto entrando in porto. Il 4 settembre 1914, dopo lo scoppio della prima guerra mondiale, Sleipner fu ribattezzato T 97 e riclassificato anche come nave da difesa costiera. Durante la guerra, il T 97 fece parte della flotta di pattuglia e scorta e a conclusione del conflitto, ormai ormai obsoleto, fu messo in disarmo e nel 1921 fu demolito a Düsseldorf per il recupero dei metalli.

La torpediniera prendeva il nome da “Sleipner” che nella mitologia norrena, nordica o mitologia tedesco-scandinava, è il cavallo a otto zampe di Odino, mito appartenenti alla religione tradizionale pre-cristiana dei popoli scandinavi, inclusi quelli che colonizzarono l’Islanda e le Færoer. E Sleipner, di color grigio, dotato di otto zampe, il più veloce e possente di tutti i cavalli, dopo 57 anni “tornò” nel porto di Messina, essendo stato scelto come denominazione dell’aliscafo PT 60, che l’industria di Carlo Rodriquez, varò nei cantieri peloritani. L’aliscafo fu imbarcato a Messina nel 1961, su una nave da carico, con destinazione la Norvegia impiegato dalla società Stavangerske Dampskibsselskab a/s, sino al 1972, nei collegamenti Stavanger-Bergen. Quel mezzo dal 1974 prese il nome di Queenfoil e impiegato nei collegamenti tra la Spagna e le Canarie e poi passando alla Transtour, operatore marittimo del Marocco che lo utilizzò su varie rotte attraverso lo stretto di Gibilterra, con collegamenti sino a settembre 1987 quando fu demolito, nel cantiere navale di Crinavis.

Carlo Rodriquez

Carlo Rodriquez, messinese morto nel 1992, all’ età di 82 anni, nel 1940, era subentrato al padre Leopoldo nella direzione della modesta officina per riparazioni navali, in seguito seriamente danneggiata dai bombardamenti bellici. Nel 1948 la trasformò nelle Industrie meccaniche, con un nuovo grandioso stabilimento, modernamente attrezzato, per lavori di carpenteria e riparazioni di navi e locomotive. La sua grande aspirazione fu però quella di poter perfezionare la costruzione di un battello ad ali, già tentata da altri. Con la consulenza dell’ingegnere tedesco Federico Lobau, riuscì a riattivare quella prima invenzione e, acquistatane la licenza, costruì in proprio battelli ad ali portanti per il trasporto di persone ad elevata velocità. Fece varare nel ’56, il primo esemplare, la Freccia del Sole, che collegò Messina con Reggio Calabria ed il 2 giugno 1956 arrivò anche la nomina di Cavaliere del lavoro, mentre gli aliscafi, cominciarono ad essere apprezzati anche all’estero.
Dell’imprenditore e armatore messinese, Pro bono civitatis nel 1965, rimangono le idee e le strategie, l’impegno a superare le difficoltà e la voglia di scommettersi sempre, come fu per il suo primo aliscafo utilizzato per collegamenti marittimi in Italia, e per tutti i “suoi” battelli volanti che navigano nei mari del Mondo, proprio come “Sleipnir”, il cavallo di Odino, il più veloce, in grado di “cavalcare il cielo e le acque”.

G.M.

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