Spaghetti alle vongole e passeggiate fra i Laghi!

lago ganzirri

di Santino Paladino

Lago di Ganzirri3La notizia del ritorno della coltivazione delle vongole nel “Lago grandedi Ganzirri non può che essere accolta con entusiasmo da chi è visceralmente legato a Messina, e non solo per i fausti risvolti economici ed occupazionali,  ma anche per le conseguenze che questo momento ci auguriamo possa avere nell’ottica di una definitiva valorizzazione del  patrimonio culturale, delle tradizioni e paesaggistico del nostro territorio.

Chi ricorda gli anni del “sacco edilizio”, probabilmente  ha ben presente la paura che i magnifici luoghi intorno a Capo Peloro , con le loro attività tradizionali, i miti e le leggende, andassero persi per sempre. Ed invece, grazie alla perseveranza dei vecchi e giovani “cocciolari” ed alle attenzioni dell’ex Provincia (oggi Città Metropolitana di Messina), tutti i siti della “Riserva di CapoPeloro” si apprestano a vivere una seconda vita proprio partendo dalla rinascita della più antica delle attività marinaresche di una comunità che affonda le proprie origini negli albori della storia degli insediamenti umani in questa lingua di terra che quasi tocca la sponda calabra.

Lago di Ganzirri5Facendo una passeggiata intorno ai due laghi, ma soprattutto nelle viuzze  e sui ponticelli sui vari canali (percorsi oggi rinati a miglior vita proprio grazie agli accurati interventi dell’ente gestore della Riserva) ci si può rendere conto delle immense potenzialità in un’ottica di uno sfruttamento turistico ecosostenibile (mi riferisco a percorsi ciclabili ed enogastronomici, alla pescaturismo, alla didattica ed a un auspicabile percorso museale etno antropoligico ed allo sfruttamento del “Pilone” solo per fare qualche esempio) che avrebbero importanti ricadute sull’economia dell’intero territorio.

Lago di GanzirriSono questi i  luoghi dove sono nati i miti e le storie più affascinanti della Sicilia: da Scilla e Cariddi alla Fata Morgana, da Colapesce a Peloro (il mitico pilota di Annibale da cui si narra derivi il nome della punta estrema dell’isola) e, per restare sui laghi, della città  sepolta di Risa (la “Atlantide messinese”) le cui campane, a sentire i vecchi pescatori, si odono ancora ad avvisare dell’arrivo dei temporali.

Ed oggi devono essere questi i luoghi di un sogno veramente a portata di mano che solo la stupidità dell’uomo e l’inedia della politica potrebbero non  realizzare.

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