Storia di una festa: “La Vara di Maria nel giorno di sua Assunzione”

di Alessandro Fumia

La grande storia si costruisce sul sacrificio di tanti uomini; la grande devozione a Maria, palesemente ritrovata fra tutti i cristiani, si accende di zelo, di ardore qui, fra le genti sicule e calabresi. Nelle feste di mezz’agosto, Messina si popola di gente, di curiosi e di devoti verso la Madre celeste, animando la città di mille e mille voci, di invocazioni e di speranza. Non solo Messina ed il suo popolo, ma anche i paesi vicini, e quelli della terra di Calabria, aspettano con entusiasmo il giorno della festa della Vara.

Anticamente i Messinesi, ricordavano entrambe le ricorrenze mariane: della Lettera Santissima e dell’assunzione di Maria al cielo, nelle ricorrenze ferragostane del Grande Carro; chi lo osservava rimaneva stupito, catturato da un’emozione indistinguibile fra mista, di curiosità, di fede e di festa. Un carro a forma di monte, risplendente di luce argentea, mostrava in forma piramidale, le scene immaginate della dipartita della Madonna, quando dalla santa Casa di Efeso, raggiunse il più alto dei cieli, dimorando in Paradiso affianco dell’amato figlio. Una macchina piena di ordigni, di ruote, di giri e di movimenti, pullulata di anime e fiati, di bimbi e di bimbe, come angioletti in adorazione ai piedi di Maria, innalzata dalla mano di suo figlio alla luce divina. Seguita dal popolo contrito, ammutolito in rappreso silenzio, aspettavano devotamente la partenza, il viaggio: Ella, mostrandosi a tutto il suo popolo, lassù sul vertice come di colonna, mentre sostenuta fra stelle e pianeti e nubi candidissime, invocata dal popolo eletto e dall’entusiasmo di tanti pargoli, il suo catafalco veniva trainato da 150 “bbastasi”. Successivamente, intorno al 1565, vi aggiunsero due lunghe gomene per volontà di Francesco Maurolico.

La festa non era solo, mezzo di divulgazione della fede di Messina; non era esposizione di pubblico orgoglio, ma col passare dei secoli, diventò occasione di vanto. Ma con l’unico scopo, di assolvere ai precetti religiosi, richiesti a ogni buon cristiano. Questo, nel passato, venne visto come, “speciale privilegio“ concesso, da Messina e dai suoi devoti, attraverso il suo Senato, alle comunità fraterne che parteciparono, nel bene e nel male con essi alle fortune di Messina. Anche e soprattutto Palmi e la sua gente, ottennero per volontà del Senato di Messina, l’onore e il privilegio, di apparare, le ricorrenze delle principali feste, rivolte da Messina a Maria sempre vergine.

particolare della Vara

Voci non controllabili, vogliono il sussidio di cittadini Palmesi al popolo di Messina affamato, intorno alla fine del XVI secolo. Altre carte puntualizzano, vicende meno appariscenti e più veritiere. Legate, al quartiere dei Calabresi in quel di Messina, presso la chiesa di santo Luca: ovvero, agli avvenimenti del 1626, durante la grande carestia che investì Messina e buona parte della Sicilia orientale. Già, a partire dal 1636, come segnalavano il Samperi nel suo volume Messana, lib. VI, ed altre piccole fonti, alcuni villani calabresi, e della sua costa tirrenica, avevano aiutato il popolo di Messina.

E che nei mesi successivi, altri cittadini del porto di Palmi, durante le invocazioni che i messinesi elevavano alla Madonna della lettera, loro particolare protettrice, non mancarono di avvicinare sostanze alla gente di Messina. Mancano alcuni passaggi alla vicenda, ma la coincidenza dell’evento, legata alla costruzione della chiesa di santo Luca di Messina, sembra non sia passata inosservata. Sta di fatto che, proprio, dalla chiesa di Santo Luca, ricadente nel quartiere dei Calabresi, si allestiva fin dal 1636 ogni 15 di agosto, l’antica Bara dell’Assunta, festeggiando il nome di Maria, sotto le insegne della sua Sacra Lettera e della sua Ascensione al cielo. A Palmi, dunque, da gran tempo, si annoverano, le insegne della festa della Sacra Lettera di Maria, nel nome della loro stupenda Varia che essi ricordano, tenacemente e fermamente celebrare, sotto le ali festanti del suo popolo con un grido che penetra l’animo: simbolo di fede, di amore e di storia patria. Non ce motivo, ritegno, scusa, oppure occasione, la Varia deve partire, deve scasare. Quantunque, la festa partecipata di Messina e di Palmi, raccoglie nell’essenza, la fede a Cristo, ricordato dalla speme di sua Madre, essi oggi, annoverano, l’antica gioia di quegli ambasciatori, che si recarono al suo Materno cospetto, professandoLe, puro amore, sintesi di una fede invincibile. Come in una cantilena o salmo misericordioso rivolto a Maria, il popolo racconta la sua storia, la sua fede, desideroso che Ella parteggi soprattutto per essi che ne esaltano la memoria.

Estratto da: “La Vara, di Franz Riccobono e Alessandro Fumia”, EDAS 2004
Sti genti sunnu cuscenti
chi suli nu ponnu puttari,
sta rossa cascia senza pedi
s’arredi spincennu, Maria nu voli.

E spinciunu, e tirunu senza scantu,
e rumpunu i brazza e u pettu,
i reni si ghicunu ma nu si spezzunu
a fidi i stusteni e i fa smoviri.

Nu strappu, e ddui e deci ancora,
viva l’Assunta e u so cridu,
viva Maria chi iesti stinnuta
supra la manu i so Fiu.

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