Tanto rumore per nulla, a Messina – Parte III

di Alessandro Fumia

Una ricerca infinita sulle tracce di William Shakespeare, mi ha condotto da Giuseppe Garibaldi; non ci credete? Eppure sto segnalando un fatto storico, realmente accaduto. Bando alle ciance e all’ilarità, diamo voce a chi, ha contribuito a minare dalle fondamenta, i natali di uno dei più grandi letterati del mondo. Colpa di un avventuriero italiano e di un giornalista superficiale, se decenni dopo, il mondo s’interrogava, chi sia mai stato veramente Shakespeare.

Un giornalista, di una piccola gazzetta londinese, nel lontano 1866 scrive l’ultima commedia: l’identità svelata di Sir Shakespeare. Ammirato, delle imprese del condottiero italiano, mezzo pirata e ladro di cavalli, una figura romanzata che in Italia, divenne per volontà massonico-politiche, eroe del suo paese, un gazzettiere londinese, incomincia a idealizzare sulle origini dell’intrigante personaggio, facendo a suo dire, una piccola scoperta. Questo gazzettiere, le cui iniziali fanno Jah. Rh, nel numero dieci, della rivista intitolata “Notes & Queries” nel lontano 21 luglio 1866, II serie, part. N° 238, p. 41, intitola il suo pezzo: Curiosità etimologiche su Shakespeare Garibaldi. Egli non saprà mai, che cosa sarà in grado di scatenare, nella morbosa curiosità di numerosi futuri lettori, quella sua osservazione. In tanti dall’ora in avanti, in vario modo, recuperarono quell’articolo, secondando in Italia, le osservazioni fatte da Benedetto Croce. Infatti, se ce un responsabile italiano, sulle teorie moderne, venute innanzi sul conto di William Shakespeare in arte Garibaldi poi Crollalanza, quello fu l’Illustre letterata.

Leggendo una nota di Angelo Fabrizi su Benedetto Croce, in rapporto al suo libro, inserito nella collana “Nuovi saggi della letteratura italiana del seicento”, pubblicata nel 2003, a p. 279 recuperavo: Garibaldi è Shakespeare, in quanto che, ottenendo da Croce gli estremi della gazzetta londinese, attrezzava una disamina, dalle rivelazioni clamorose, rivelate dallo stesso autore sul conto di Shakespeare; un ragguaglio etimologico sensazionale. Benedetto Croce stava segnalando, un simpatico passatempo, messo su ad arte da alcuni intellettuali d’epoca, ragionando su un’etimologica ricostruzione di vocaboli e termini tedeschi, affermando quanto segue: “Ecco un curioso esempio per noi italiani, Shakespeare e Garibaldi”. Di seguito aggiunse: “Infatti, dall’etimo Gariwald, o Gerwald, nome di un duca Bavaro del VI secolo, disceso in Francia, divenne prenome di famiglia. Esso suonava Girault, Gueralt. Che trapassato coi Normanni in Inghilterra, si ritrova nella forma inglese di Girald sopravvivendo nella forma di nomi composti”. Il Croce a questo punto, sottolineava una stranezza, sul conto del nome Garibaldi rispetto a Shakespeare, traducendolo letteralmente in italiano come segue: “Ger [tedesco] sta a Speare [inglese] e si traduce italianamente in Lancia mentre, Wald [tedesco] sta a Shake [inglese] e si traduce italianamente in Scrollare”.

Incredibile, direbbe il mitico cabarettista palermitano Sasà Selvaggio, Shakespeare è Garibaldi. No fu Garibaldi il redivivo Shakespeare. Se gli intellettuali un tempo, passavano le ore giocando in simile modo, quello che accadrà successivamente, ha davvero del clamoroso. Tutto nasce per colpa o per fortuna, delle osservazioni di Santi Paladino, che recuperando una vecchia tiritera, reimposta la questione. Questa volta, spostando l’attenzione su un certo Michele Agnolo Florio che da Senese, diventa Messinese. Misteri della psiche umana e di una formazione, ancora da sviscerare. Da quell’istante, tutti sono autorizzati a spararla più grossa. Maggiore è la fregnaccia, maggiore sarà il clamore. Nessuno si esenta a dire la sua: e in ambienti dotti, si sprecano le soluzioni e le trovate etimologiche. Tutti si sentono investigatori e portano prove inconfutabili, a suffragio delle rispettive soluzioni: roba da matti? Purtroppo no, siamo nel mondo dei savi, la moderna opinione pubblica che consuma si velocemente, come allo stesso tempo, dimentica. Ma ce chi, recuperando le ciance, gli dà corpo, gli conferisce forma e grandezza. Si che, a sparlare ci pensano in tanti, e tutti si riconducono a Santi Paladino.

Le sorprese non mancano: c’è da piangere. Una nota, pubblicata su una raccolta di scritti, proviene dall’edizione del 1984 pubblicata, sotto le insegne dell’Istituto Universitario di Lingue Moderne di Milano, presso la Facoltà di Lingue e Letterature Straniere; a p. 12 si segnalava proprio che: la traduzione letteralmente esatta, del nome Crollalanza o Crollalancia, corrisponde a Shakespeare. La questione come s’intuisce, era impostata su una mera teoria, che di tanto in tanto riemergeva, adesso, indorata, e prestigiosamente infibulata, nelle grazie di un ateneo. Quale migliore ripostiglio di questo? Due anni dopo nel 1986, la notizia ricompare, nel prestigioso settimanale dell’Espresso n° 32 a p. 87 segnalando: durante il fascismo precisava il giornalista, ricordo che era venuta fuori, una teoria sul nome di Shakespeare, dicevano che fosse Calabrese e che il suo nome fosse Crollalanza. Guarda un po’, ma non era Messinese? Sembrerebbe proprio il redivivo amante dei viaggi in arte Shakespeare, quando da profugo si chiamava Florio. Crollalanza, Shakespeare, Garibaldi, mio Dio quanta confusione.

Mettiamo le cose in chiaro, utilizzando una fonte diversa, figlia del tempo e di una moda, mai andata in disordine. Recuperando gli scritti dell’architetto Luigi Bellotti detto il Veneziano, si riscopre una nuova cittadinanza per Shakespeare, la Valtellina. Egli, affermerà in uno scritto, inserito nella raccolta di “Studi di storia Pugliese” edita nel 1972 a p. 210, che il cognome di Crollalanza è l’evoluzione etimologia di Shakespeare, ma il cui luogo di nascita, si deve andare a collocare nel profondo nord. Difficile capirci qualche cosa, eppure molti hanno le idee chiare: Crollalanza era un Florio che ha cambiato il suo nome con quello della madre per somigliare a un cugino, figlio di un parente, disceso in Inghileterra anni prima amico di, parente di, figlio di; mamma mia, mi gira la testa. Tutti sono convintissimi che il Crollalanza di turno sia un Messinese, l’ha certificato la Rai eppure, qualche altro, non appare convinto.

Francesco Protonotari nel 1982, in una sua opera, inserita nella Nuova Antologia nel volume 548, p. 58 affermerà sicuro: “Un Inglese, dimostrò dall’etimologia che i due nomi Shakespeare e Garibaldi, avevano la stessa origine. Capisco e m’immedesimo in voi lettori, di essere entrati in un ginepraio, dove tutto è possibile, e tutto può essere verosimile; ma la storia, la verità storica, ha bisogno di prove, di carte e di documenti. Anche se in questo caso, la verità, resta una bella intenzione di chi la vuole cercare, ma non di chi la propina come un’insegna luminosa, per mostrare la merce in vendita”. E se Paladino dice la sua, risponde Protonotari, quasi a riferire: mendace! Così, chi vuole assegnare al nostro Santi, la palma della scoperta, si deve ricredere, affidandosi all’ennesima fonte, all’ennesimo autore; quell’inglese che capziosamente lo dice discendente da Garibaldi. Tanto che, William White, un articolista inglese, nel lontano 1921, a p. 160, ancora riscrivendone le insegne, nella gazzetta londinese di Notes & Quaeries nel n° 140 riafferma l’antica profezia: Shakespeare in Italia, lo traducono Scrollalanza. Evidentemente, passando la dogana ha perduto il cappello, e per questo motivo, sarà ricordato, da tanto lontana via Crollalancia. Un misterioso omino, di nome Crollalanza, ma che italianamente in origine faceva Garibaldi.

Il piatto è servito, prego, si accomodino i commensali; e buon appetito!

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