Tesori nascosti: Tripi e la sua storia

di Santino Paladino

necropoli-antica-illustrazione-di-tripiChe la nostra provincia fosse un crogiuolo di tesori da scoprire e valorizzare lo sospettavo da tempo, ma che a due passi da Tindari ci fosse un sito archeologico di elevato interesse la cui fruizione è impedita dalla solita incapacità degli organi preposti di destinare le necessarie risorse alla valorizzazione del nostro patrimonio culturale è stata una scoperta che mi ha, da un lato, affascinato ma, dall’altro, amareggiato.

E’ stata la passione di mio figlio per gli “Abaceni” (un particolare tipo di biscotto prodotto nei tradizionali forni della zona) che mi ha portato ad inerpicarmi sulle colline che dominano il Golfo di Tindari fino a Tripi, comune di 900 abitanti la cui nascita si fa risalire al 1100 a.C. e la cui storia è stata tracciata dai maggiori studiosi e scrittori di antichità.

Campagne di scavi avviate nel 1952 hanno fatto emergere, in diverse contrade del borgo, una vera e propria città sepolta ma soprattutto, in contrada Cardusa, hanno portato alla luce una estesa necropoli con reperti di rara bellezza e buona conservazione.

Il sito però, che potrebbe costituire una naturale prosecuzione di un percorso archeologico che ha inizio a Tindari, non è aperto al pubblico e quindi non viene pubblicizzato ed inserito nelle guide specializzate.

Solo grazie alla disponibilità ed alla passione del Geom. Lipari, impiegato del Comune di Tripi, che ha seguito in prima persona le ultime campagne di scavi, mi è stato possibile accedere all’area e, con la sua appassionata guida, percorrere le affascinanti vie di una storia antica di millenni. La particolare bellezza e ricchezza dei monumenti funerari fa pensare che il luogo era riservato alla sepoltura dei cittadini nobili dell’antica ABACENUM.

necropoli-museoSono ben visibili decine di sepolcri in pietra risalenti al IV secolo a.C., attraverso lo studio dei quali si è potuto stabilire che venivano usate sia l’inumazione che l’incinerazione. Il corpo o l’urna venivano quindi deposti nella tomba, sigillata da blocchi di pietra su cui veniva posta una stele. Si distinguono perfettamente alcuni resti e, perfettamente conservate sulle steli, le iscrizioni con i nomi e la professione dei defunti.

Di particolare fascino alcune colonne ed altre parti di quello che doveva essere un vero e proprio piccolo tempio che non sarebbe impossibile ricostruire. I numerosi reperti dei corredi funerari rinvenuti nelle tombe sono custoditi nel Museo ospitato nel “Palazzo Furnari”, situato all’ingresso del paese: vari oggetti d’oro, unguentari e balsamari, vasi per profumi, aromi, medicamenti, armi ed altri oggetti, che testimoniano l’alto grado di civiltà raggiunto dagli Abacenesi.

necropoli Nel Museo si possono ammirare anche molte monete ritrovate nel corso degli scavi della necropoli ed in altre zone del territorio. Nell’antica Abacena infatti era presente una fiorente zecca e le monete coniate sono oggi esposte nei più famosi musei del mondo (Londra, Parigi, Firenze, New York).

La storia di Abacena si chiude nel 36 a.C. quando Cesare Ottaviano, il futuro imperatore di Augusta, ne ordinò la distruzione per non aver rifornito di viveri il suo esercito.

Una storia ricca ed avvincente che non è possibile racchiudere in poche righe e che meriterebbe una vetrina più idonea, e un patrimonio storico archeologico che, sapientemente sfruttato, potrebbe rappresentare un importante volano di sviluppo per il territorio.

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