Tre volte indifesi: perché minori, perché stranieri, perché inermi

di Rachele Gerace

“Mi sta a cuore richiamare l’attenzione sulla realtà dei migranti minorenni, specialmente quelli soli… Tre volte indifesi: perché minori, perché stranieri, perché inermi”. Il messaggio che Papa Francesco indirizza alla Chiesa in occasione della CIII Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato sul tema “Migranti minorenni, vulnerabili e senza voce”, celebrata domenica 15 gennaio, richiama l’attenzione sulla preoccupante realtà dei minori migranti non accompagnati. Nel 2015 ne sono giunti in Italia, attraverso il Mediterraneo, 12.360 e nel 2016 il numero è raddoppiato.

L’ufficio Migrantes in collaborazione con la Caritas diocesana, ha proposto giovedì 5 gennaio nella chiesa S. Maria di Porto Salvo un momento di riflessione a partire dalla lettura iconologica del dipinto di Ludovico Carracci “La fuga in Egitto” curata da mons. Letterio Gulletta. I commenti musicali sono stati affidati al Sarab Duo formato dai musicisti Roberta Stanco e Hamza Laouabdia Sellami (lei siciliana, lui algerino) che, nella condivisione musicale, hanno raccontano la “melodia dell’integrazione”.

La parola accoglienza (dal latino ad-cum-legere raccogliere insieme verso), legata al senso della mobilità che ogni comunità sente come stimolo d’integrazione nella prossimità delle relazioni, è un concetto che i popoli del Mediterraneo – e la Sicilia in special modo – hanno sempre sentito forte.

La Trinacria, terra lambita da questo “mare bianco” simbolo di casa, di cibo, di morte e di speranza, “non ha mai negato un sorriso, malgrado la paura di accogliere, con il cuore spalancato, quel popolo nero in cerca di speranza”, ha detto monsignor Gulletta introducendo l’opera. Questo dipinto (che fonde in sé le nove finalità dell’arte religiosa come strumento di meditazione con un ridimensionamento stilistico del tardo manierismo) è il racconto dell’uomo di ogni epoca che sperimenta, così come il popolo di Dio, la fuga da quell’Erode che incarnato nel furbo di turno, nel prepotente, nello sciacallo, in chi compra e vende persone, in chi confeziona la morte degli altri o fa scomparire la méta che ognuno vorrebbe “raggiungere”.

Un’immagine, dunque, che pur con stilemi diversi, richiama quello Stretto, luogo che racchiude le storie di chi è andato via in cerca di una “riva” più sicura, spesso senza far ritorno, portando con sé la memoria delle proprie radici. “Quel mare bianco – ha detto Gulletta – oggi è colorato dalle giubbe di coloro che non galleggiano più a causa dei sogni infranti e di un’alleanza disonorata. Malgrado le ferite che la nostra terra porta con sé, continuiamo a perdere i nostri giovani senza essere in grado di accogliere quelli degli altri”.

Un momento di riflessione condivisa, non una celebrazione, come lo stesso direttore dell’ufficio Migrantes Santino Tornesi ha sottolineato, richiamando la consapevolezza che “le migrazioni sono uno spazio di sacralità e ci interpellano attraverso il recupero della memoria storica”.

Sempre in occasione della Giornata mondiale del migrante, domenica 15 gennaio nella chiesa di S. Nicolò all’arcivescovado si è svolta una celebrazione eucaristica animata dalle comunità etniche e cattoliche dell’arcidiocesi mentre venerdì 20 gennaio, nella chiesa S. Maria di Porto Salvo, il gruppo Agape proporrà una lettura musicale del libro di Fabio Geda “Nel mare ci sono i coccodrilli”. Al Museo Regionale, intanto, è stata allestita la mostra “Mediterraneo Luoghi e miti. Capolavori del Mart”, con una sezione dedicata ai migranti.

 

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