Un condominio di ricordi e affetto: “Così parlò Bellavista” al Teatro Vittorio Emanuele

Di Giuseppina Mangione

“Immaginate che il Padreterno volesse portarsi in cielo una casa di Napoli. Con sua grande meraviglia si accorgerebbe che piano piano, tutte le altre case di Napoli, come se fossero un enorme gran pavese, se ne vengono dietro alla prima, una dietro l’altra, case, corde e panni, canzone ‘e femmene e ‘allucche’ ‘e guagliune’”.

“Così parlò Bellavista”.
Stavolta quell’universo di napoletanità fatto di realtà, creatività ed interpretazione filosofica ha raggiunto gli spettatori del Teatro Vittorio Emanuele mettendo in scena con successo un “gran pavese” di ricordi, emozioni ed affetto che vanno dall’autore, Luciano De Crescenzo, scomparso sei mesi fa, al variegato “condominio Bellavista”.
Nell’adattamento teatrale scritto, diretto e interpretato da Geppy Gleijeses ritornano le scene del film “Così parlò Bellavista” del 1984 ed i richiami all’omonimo libro che, nel 1977, diede una svolta radicale alla vita dell’ingegnere De Crescenzo, catapultato dallo scenario lavorativo milanese ad altre interpretazioni di successo: scrittore, attore, regista, ma anche fotografo e arguto vignettista.
Il palazzo di via Foria, con le sue due rampe di scale pensate da Roberto Crea, le luci create da Luigi Ascione ed il sottofondo musicale di Claudio Mattone, si anima dei battibecchi familiari che mettono in campo tutta la verve partenopea dei protagonisti: Geppy Gleijeses, nelle vesti di Gennaro Bellavista; la moglie Maria, la straordinaria ed energetica Marisa Laurito e Benedetto Casillo, attore che ha conservato, oltre al ruolo interpretato nel film, anche la capacità di proporre tutte le sfumature ossequiose e ficcanaso del vice sostituto portiere Salvatore.
Da questo nucleo si sviluppa la storia di Patrizia (Elisabetta Mirra) figlia di Bellavista, del fidanzato disoccupato Giorgio (Gregorio De Paola) e una galleria di scene sempre divertenti alle quali, con estrema leggerezza, viene aggiunta una nota meno dolce per invitare alla riflessione.
Il taxista (Vittorio Ciorcalo, anche nel ruolo di Saverio) che nel traffico napoletano declama versi e improperi in egual misura mentre accompagna il milanese dott. Cazzaniga (Gianluca Ferrato), antagonista del napoletano Bellavista, nel suo nuovo alloggio; l’impiegato del banco del lotto (Gino De Luca, anche nel ruolo del poeta spontaneo Luigino), con le due sorelle con i compiti ben assegnati: una sogna e l’altra gioca i numeri (Patrizia Capuano);  la lavastoviglie umanizzata dalla cameriera Rachelina, la brava Nunzia Schiano che, invano, cerca di mettere in funzione elettrodomestico “scostumato”; troviamo pure il passante con il cavalluccio rosso interpretato efficacemente da Salvatore Misticone, nel ruolo che fu dell’indimenticabile Riccardo Pazzaglia. Ed i personaggi che aggiungono tocchi di colore alle scene: il cameriere, la signora nel taxi o per strada, interpretati da Agostino Pannone, Ester Gatta e Brunella De Feudis.
Ad avvolgere tutto lo scenario il dibattito filosofico-esistenziale del professore Bellavista che accende la miccia in una polveriera: uomini d’amore e uomini di libertà, popoli d’amore e popoli di libertà, esistenze profondamente diversificate e inconciliabili. Uno preferisce la doccia, l’altro il bagno, uno fa colazione con il tè, l’altro ammette solo il caffè e così via per crescenti differenze.
Il divario si fa sempre più ampio sino a quando non si scontreranno le due opposte fazioni, Bellavista e Cazzaniga. Non sarà una battaglia, ma un incontro che farà scoprire ad entrambi, nello spazio angusto di un ascensore, che le differenze non esistono, si creano manipolando e distruggendo una materia preziosa e unica: l’essere umano. Una bella lezione impartita con forza e dolcezza dal prof. Bellavista e dal suo “amorevole condominio”.

Lo spettacolo verrà replicato sabato 11 gennaio 2020 alle ore 21.00 e domenica 12 gennaio alle ore 17.30.

Foto di G.Mangione

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