Un murales per Itala

di Giuseppe Spanò

 

Il Lithuanian Culture Institute in Italia riprende il suo programma di attività commissionando all’artista lituana Eglè Narbutaitè un grande murales a Itala, piccolo Comune alle porte di Messina.

«I tempi di pandemia, la chiusura di musei, gallerie e teatri ci ha confermato l’importanza dell’arte pubblica. In Europa, durante i giorni di lockdown, l’arte pubblica è stata una delle poche forme di cultura accessibile al di fuori dello spazio domestico, ne sono un chiaro esempio proprio i murales. Una riflessione che ci ha mostrato una nuova direzione spingendoci a coinvolgere di più gli street artists e cercando di reagire vivendo questo momento come un’occasione, come suggerisce anche Simona Crisafulli, proprietaria del palazzo che ospita l’opera che sarà trasformato in un centro culturale e didattico per ragazzi, a Itala, piccolo paese in Sicilia», ha dichiarato Laura Gabrielaitytė-Kazulėnienė rappresentante del Lithuanian Culture Institute in Italia.

Per realizzare l’opera, Eglè Narbutaitè è partita dalla relazione con il luogo e con i suoi abitanti, un dialogo attraverso il quale è stato sviluppato il tema dell’opera, che sarà approfondito ulteriormente con un workshop aperto ai ragazzi e alle ragazze del territorio, durante la sua residenza in loco. Ed è proprio all’armonia della condivisione che è dedicato il murales, in cui un uomo e una donna, seduti l’uno con le spalle appoggiate all’altra, sembrano trasformarsi in due alberi, un melo e un olivo sui cui rami crescono i simboli, rispettivamente, della Lituania e della Sicilia: un fuso tessile tradizionale e un serpente, un albero di Natale, un orso samogitano (regione della Lituania), un tiglio, una ghianda, e poi la trinacria, il limone, il grano, per creare un legame destinato a crescere. Perché la risorsa da coltivare è l’unione tra mondi, che poi si concretizza nell’incontro tra le persone e le loro storie.

«Nonostante gli sforzi e le battaglie, in Lituania come in molti paesi c’è ancora molta diffidenza nei confronti degli stranieri. A volte c’è persino la sensazione che quando ci si immerge in un’altra cultura si abbiano maggiori probabilità di “tagliare” le proprie radici, da qui la paura di lasciare che le nuove si assestino», ha spiegato Narbutaitè.

Lascia un commento

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.