Un piroscafo che ormeggiò a Messina con due diversi nominativi

di Attilio Borda Bossana

Gottardo 1887

Un piroscafo italiano due secoli fa ormeggiò alle banchine del porto di Messina con due diverse denominazioni. Giunse nel porto peloritano per la prima volta quando si chiamava Gottardo, subito dopo il varo della nave, il 18 settembre 1884, nei cantieri Alexander Stephens & s., di Glasgow commissionato dalla NGI (Navigazione Generale Italiana) che dal 7 gennaio 1884 lo impiegò sulla rotta da Genoa per l’America. Tale servizio prevedeva prima della traversata atlantica per New York e il sud dell’America meridionale, gli scali di Palermo, Messina, Napoli. Dal 1890 la nave fu impiegata anche per i collegamenti con il porto indiano di Bombay attraverso il canale di Suez, dopo gli scali nazionali di Genova, Livorno, Napoli e Messina.

Nel 1903, il piroscafo di 2847 tn., lungo 106,67 metri, che imbarcava complessivamente 626 passeggeri nelle tre classi, fu sottoposto a lavori di rimodernamento e ceduto alla Società Nazionale di Servizi Marittimi di Genova che le muto nome in Memfi, riportato poi erroneamente come Menfi in alcune immagini d’epoca. Ma il nome del “vapore Memfi”, traeva origine da quello dell’antica città egiziana sorta all’innesto della valle del Nilo con il Delta, come attestato da alcune immagini originali della poppa della nave e dal timbro postale di bordo riportato da una cartolina di saluti inviata proprio dal porto di Messina. E come Memfi fece scalo nella città dello Stretto, il 4 gennaio 1903 durante l’impiego sulla rotta Genova, Napoli, Messina, Catania e Alessandria.

Nel 1913 cambiò ancora armatore essendo stata ceduta alla compagnia Sicilia Società di Navigazione, Palermo. Il 29 settembre 1911 fu trasformata in un ospedale galleggiante, grazie alla disponibilità del Sotto Comitato della Croce Rossa di Napoli, e operò per il trasporto feriti nella guerra italo turca conosciuta anche come guerra di Tripolitania. Per tale missione ebbe a bordo come infermiera S.A.R. la Duchessa di Aosta Elena d’Orléans, moglie di Emanuele Filiberto di Savoia duca Aosta, cugino di re Vittorio Emanuele III. Hélène Louise Françoise Henriette di Orléans, nata a Twickenham, membro della famiglia reale degli Orléans e per matrimonio divenne Duchessa d’Aosta, in viaggio nel 1907, in Egitto e in oceano Indiano, era tornata in Italia accorrendo a Messina per prestare assistenza alle popolazioni colpite dal disastroso terremoto del 1908.

Quell’esperienza tragica la spinse a Napoli, dal 1909, a seguire il corso di formazione come allieva infermiera della Croce Rossa Italiana, e sostenere l’esame finale nell’ottobre 1911 in tempo per partire volontaria a coordinare sulla nave Menfi sino al marzo 1912, l’attività di diciassette nobili collaboratrici. A Lei e tutte le infermiere, appartenenti alla Croce Rossa e all’ordine di Malta nel 1913 furono consegnate a bordo del Dandolo, ancorato a Napoli riconoscimenti per l’opera prestata. Il piroscafo Memfi, fu militarizzato nel 1916, sfuggendo da nave da trasporto, nel febbraio 1918 all’attacco dello SMU 23 all’uscita dallo sbarramento di Otranto, grazie alle bombe di profondità lanciate dal cacciatorpediniere italiano Airone che affondò battello della kuk Kriegsmarine. Il 27 aprile 1919, a Taranto imbarcò invece la Missione militare italiana, diretta a Batum, in Transcaucasia costituita da diciannove membri, tra cui il tenente di vascello Aimone di Savoia Aosta. Il Memfi fu poi impiegato sulla rotta Taranto-Costantinopoli, Napoli-Palermo-Tunisi, e Genova-Tunisi, cambiando ancora armatore nel 1924 passando alla Società di Navigazione Italia, Palermo e infine nel 1926 alla Citra compagnia Italiana Transatlantica di Palermo, per i suoi ultimi due anni di vita.

Il 4 febbraio 1927 dopo aver lasciato Genova con destinazione Cagliari s’incagliò in Sardegna a capo Carbonara, vicino l’isola dei Cavoli, riportando ingenti danni. Andarono tra l’altro perse 200 tonnellate di merci di espositori nazionali, destinate a Tripoli per la prima Fiera campionaria che dal 15 febbraio si svolse nell’ex colonia italiana e trenta casse che contenevano la collezione dei reperti della Prima Guerra mondiale della famiglia Villasanta, destinata al museo del Risorgimento del Castello di Sanluri in Sardegna. Vi fu possibile esporre solo alcuni effetti personali e la divisa da tenente generale di Emanuele Filiberto di Savoia, marito di Elena d’Aosta, grazie al recupero di tre casse dal relitto di nave Memfi, piroscafo che concluse la sua vita nella zona ove cinquant’anni dopo, nel 1978, un’altra nave legata a Messina, il piroscafo Luigi Rizzo, sarebbe naufragato con il nome di Elba ferry.

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