Valle dell’Halaesa: gli scavi e le “nuove” rovine

di Giusi Villa

L’antica cittadina di Halaesa non è solo un ricordo, perché c’è chi lavora affinché questi ricordi rimangano vividi e ben tangibili. Se oggi siamo a conoscenza del grande patrimonio archeologico di cui il Comune di Tusa è la culla è grazie alle conoscenze di studiosi nostrani: l’architetto tusano Antonio Bono e il professore Antonio Ragonese, i quali oltre trent’anni fa, grazie a brillanti intuizioni, affermavano la presenza sul territorio di importanti tesori sepolti. Fu proprio Ragonese, sindaco di Tusa dal 1961 al 1964, a far istituire l’Area Archeologica di Halaesa Arconidea, diventata oggi di interesse mondiale.

I primi veri passi verso la riscoperta del mondo greco-romano custodito per secoli dal territorio tusano, sono stati mossi a partire dal 2007, allorquando un’importante campagna di scavi ha dato un corpo, a quella che fino ad allora era soltanto l’anima di un pezzo di storia della Sicilia e patrimonio dell’intera umanità.

Grazie ad essa sono stati rinvenuti ampi tratti della cinta muraria che circondava l’intero abitato. La costruzione, risalente al IV sec. a.C., permetteva l’ingresso alla città attraverso due sole porte che si aprivano sul versante meridionale, l’unico accessibile. All’interno del centro urbano sono stati rinvenuti alcuni importanti complessi pubblici, il più interessante dei quali è l’Agorà, principale centro economico, politico e amministrativo, posizionato al centro dell’abitato, è stato riportato alla luce solo in parte.

All’interno della piazza vi erano dislocati anche sette ambienti dedicati al culto (sacelli), solo uno di questi, ornato con marmi colorati, sembra fosse destinato al culto imperiale (sacello degli Augustali). La piazza vera e propria, lastricata con mattoni in terra cotta, testimonia la presenza di numerose statue delle quali oggi ritroviamo soltanto le basi.

Riportata alla luce anche l’area sacra che ospitava i due templi. L’ipotesi che uno di questi fosse dedicato ad Apollo – riportato nelle fonti come il nume tutelare della città – è diventata certezza, grazie al nuovo progetto di scavi iniziato lo scorso anno ad opera di una convenzione stipulata tra il Museo Regionale delle Tradizioni Silvo-Pastorali di Mistretta, il Comune di Tusa, la Soprintendenza ai Beni Culturali di Messina e le Università francesi di Amiens e di Poitiers. Nell’ambito dell’attività di ricerca, svolta con metodologie scientifiche e all’avanguardia, è stato incardinato un progetto per l’ampliamento dell’area di scavi, al quale hanno preso parte le Università di Messina, Oxford e Camerino che, nel corso della scorsa estate, hanno brillantemente contribuito ai rinvenimenti importanti di alcune zone dell’antico abitato: il Tempio di Apollo, la Necropoli nella parte più alta, la zona sud dell’Agorà ed infine quella che il Sindaco di Tusa, Angelo Tudisca, è convinto sia l’area in cui sorgeva il Teatro.

A dirigere le operazioni sono stati i professori Lorenzo Campagna, per l’Università di Messina, e Jonathan Prag per Oxford e coordinati dall’archeologo messinese Alessio Toscano Raffa del Cnr Ibam di Catania. Le rovine del Tempio di Apollo, solo parzialmente individuate negli anni cinquanta dall’archeologo Gianfilippo Carrettoni, sembrano non essere le uniche, l’ipotesi è che vi siano altri due templi di minori dimensioni ancora sconosciuti.

Nel corso dei tre anni concessi al progetto di ricerca, ci si augura possano essere messe in luce le numerose ricchezze archeologiche, ancora nascoste, presenti nel sito di Halaesa. La speranza è che l’opera archeologica fin qui condotta prosegua fruttuosamente, completando la scoperta dell’intera area sacra dell’acropoli per definirne lo sviluppo planimetrico e monumentale.

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