Valle dell’Halaesa, storia di un’antica bellezza

di Giusi Villa

Nella parte settentrionale della Sicilia, a ridosso delle coste Tirreniche, si estende l’antica Valle dell’Halaesa, situata in quello che oggi è il Comune della città medievale di Tusa, nel comprensorio della Città Metropolitana di Messina.

A fare gli “onori di casa” Castel di Tusa, frazione marina della cittadina medievale che apre letteralmente le porte alla Valle, circondata dalle colline e attraversata dalla Fiumara di Tusa, in un paesaggio pieno di suggestioni artistiche, passate e presenti. L’esplorazione archeologica del comprensorio alesino, iniziata già negli anni quaranta e poi interrotta alcuni anni dopo, ha ripreso vigore ormai dal 2007, condotta su circa 20 kmq, tra la costa tirrenica della Sicilia e i primi contrafforti dei Nebrodi, allo scopo di riportare alla luce i “tesori” storici e artistici risalenti all’età ellenistico – romana e tracciare il rapporto tra quello che era il centro urbano e il territorio circostante, fonte primaria dei mezzi di sussistenza.

Sono proprio le rovine della città di Alesa ad ospitare uno dei siti archeologici più importanti della Sicilia, a Nord – Ovest dell’odierna Tusa, padroneggiando la Valle dall’alto di una rupe. La storia racconta che la città siculo – greca di Alesa Arconidea, sorta nel 403 a.C., fu fondata per volere di Archonides, tiranno di Herbita (odierna Nicosia, provincia di Enna) che, raggiunta la pace con Dioniso, il potente tiranno di Siracusa, si ritrovò con un’ampia massa di mercenari greco siculi che lo avevano aiutato nella guerra contro Siracusa. Occupò allora un colle distante otto stadi dal mare (quota mt. 204), che dominava la costa nord e l’ampia valle del fiume Halaisos (oggi torrente Tusa), importante strada di penetrazione nel cuore dei Nebrodi, dove vi gettò le fondamenta della Città, la cui parte più settentrionale fu concessa a coloro i quali erano scesi in campo al suo fianco, ricompensandoli così per i loro sforzi bellici.

La Città prese il nome del fiume derivante dal termine greco “alé” (incerto vagare), dal verbo “alaomai”, che sembra richiamare le condizioni delle popolazioni sicule cacciate dalle proprie città conquistate dai cartaginesi. Essendovi però altre città con lo stesso nome, il Signore di Herbita, Archonides, decise di darle il proprio, da qui Arconidea.
La Città, che divenne florida grazie alla sua posizione di favore sul Tirreno, visse il suo periodo più fiorente durante la prima guerra punica intorno al 263 a.C., allorquando gli Alesini si allearono spontaneamente con i Romani, i quali erano sbarcati sull’isola con l’intento di occuparla.

Nel 241 a.C. fu costituita la Provincia Romana di Sicilia e la città ottenne lo status di Civitas libera ac immunis, ossia potè ottenere la propria autonomia giuridica ed economica tanto che elesse un proprio senato, propri magistrati e potè usare proprie leggi, condizioni che ne favorirono lo sviluppo economico e demografico. Il rapporto con Roma fu sempre favorevole, tanto che nel 95 a.C., alla morte di Augusto, fu concessa ad Halaesa lo status di Municipium, acquisendo così la cittadinanza romana. Essa si trova ancora ricordata, da Gregorio di Cipro, tra le 14 città di Sicilia da questi nominate. Segnata anche nella Tabula Peutingeriana  (copia del XII-XIII secolo di un’antica carta romana che mostra le vie militari dell’Impero Romano).

La fine dell’Impero Romano, unito al devastante terremoto nell’anno 856 e il successivo saccheggio degli Arabi, decretarono la fine della Città. I superstiti trovarono rifugio su un’altura all’interno delle rovine, in un villaggio fortificato, dando origine all’odierna Tusa il cui toponimo, di derivazione araba, significa “rocce aguzze”, dalla sua forma di fortezza naturale.

Le rovine dell’antica città di Halaesa sono perfettamente fruibili in quello che oggi è diventato il Parco territoriale archeologico Valle dell’Halaesa, situato in Contrada Santa Maria delle Palate, raggiungibile percorrendo la Strada Provinciale 177. L’attività di ricerca e scavi, che ha ripreso vigore ormai da dieci anni, è gestita dalla Sovrintendenza Beni Culturali di Messina che, in collaborazione col Comune di Tusa, cercano di valorizzare il sito con importanti manifestazioni culturali che coinvolgono molti paesi della Valle dell’Halaesa.

Nella zona archeologica, è possibile visitare l’Antiquarium, un museo, inaugurato nel 2009, dove vengono esposti tutti i reperti rinvenuti nel corso degli scavi condotti dal 2007. Si tratta di monete, anfore, sculture, lapidari e suppellettili vai risalenti al IV secolo avanti Cristo. Si trova invece ancora in fase di finitura il Museo Archeologico di Halaesa di Castel di Tusa.

1 – continua

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