Villa Cianciafara, un gioiello architettonico di Messina

di Giuseppe Spanò

Un pò nascoste e silenti nella loro maestosità sono le ville di Messina. Ignote ai più, sono la testimonianza di vite molto diverse tra loro, che sono state motivo di orgoglio per la città. Nel corso degli anni ne sono state aperte al pubblico alcune e ognuna di queste ha sorpreso per l’eleganza, la storia e l’immancabile affaccio sul mare.

Una “dimora storica di una famiglia storica” è villa Cianciafara in Contrada Regia Corte a Zafferia, a sud della città.

Lo splendido gioiello architettonico sorse alla fine del Settecento su una preesistente istallazione di matrice medievale ed è uno dei pochi, forse l’unico, che, a Messina, sia giunto fino ad oggi sostanzialmente intatto nella originaria suddivisione funzionale degli spazi e nel disegno delle conseguenti volumetrie fondamentali; il complesso, senza perdere l’originaria finalità legata alla produzione dei campi, assume, infatti, anche i connotati della villa di delizia, raggiungendo fra le due caratteristiche un assetto di mediata promiscuità. Essa vede, infatti, collocato l’edificio padronale al centro di un insieme di elementi edilizi costituito dalle case coloniche e dal lavatoio, dal palmento, dal frantoio (dove oggi si conservano le foto, le acqueforti e le incisioni realizzate dal conte Filippo insieme con oggetti di collezione appartenuti alla famiglia), da una piccola cappella privata, dedicata a Santa Maria dei Guidari, ed una piccola sacrestia ad essa annessa, dalla cantina e dal forno e, infine, in fondo alla Villa, defilata nei pressi dell’orto, dalla scuderia e dal fienile, dalla piccola stalla e dal maneggio dei cavalli; la componente relativa al giardino destinato al godimento dei sensi e dello spirito sorse, infatti, in un momento successivo, nella seconda metà del XIX secolo, principalmente ad opera della bisnonna dell’attuale proprietario, la Principessa Lina Tasca e Filangeri, sorella di quella Beatrice madre di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, l’autore del Gattopardo.

Visitando la casa padronale non può passare inosservato il valore di una seconda e più ampia collezione: vi sono vari ritratti di famiglia che ne testimoniano le origini sia storiche che nobiliari; sono presenti gli stemmi dei Filangeri, dei Tasca e dei Cianciafara; opere d’arte, come i ritratti di Ferdinando e Maria Carolina, sorella della più famosa regina di Francia Maria Antonietta d’Austria, alcune incisioni di Durer, una Madonna col Bambino di Antonello da Saliba, e un dipinto di Giovanni Tommaso Laureti, il cui bozzetto si trova, invece, esposto al Louvre.

Il gusto dei meravigliosi arredi è quello delle ville del ‘700 siciliano, con divani e poltrone in stile Luigi Filippo. Al piano di sopra si trovano il camino e i lampadari in stile floreale e, nella sala della musica, una stupenda stufa austriaca appartenuta alla nonna di origini bergamasche.

Gli interventi successivamente operati sulla Villa, mai capaci di alterare in profondità l’impianto d’origine, sono stati, quindi, prevalentemente concentrati durante il volgere dell’Ottocento e, per alcuni interni, nei primi anni del secolo scorso.

È un luogo che racconta aneddoti di vite gelosamente custoditi e affidati alla memoria dell’erede della nobile famiglia, il prof.re Giuseppe Mallandrino, figlio di Pasquale e Nicoletta Cianciafara, ospite squisito e disponibile ad aprire la sua casa ai visitatori. La villa ha subìto dei danni nel disastroso terremoto del 28 dicembre 1908 che ha cancellato una parte della città. Il professor Mallandrino racconta di come il terribile evento è stato vissuto dal nonno materno, Filippo, la madre del quale ha perso la vita a causa dei crolli. La commovente storia del suo ritrovamento, avvenuto solo il 4 gennaio, è narrata nel libro “L’ultimo principe sotto il vulcano”.

Come già accennato, i Cianciafara sono una famiglia legata anche ad altri nomi ben noti, ad esempio uno dei cugini di primo grado del conte Filippo è Tomasi di Lampedusa, suo testimone di nozze nonché autore del Gattopardo.

Un altro nome importante è quello dei Filangieri, famiglia legata al capostipite Angerio, valente soldato normanno arrivato in Italia al seguito del re normanno Roberto il Guiscardo. I suoi discendenti prima furono chiamati “Filii Angerii” e in seguito noti come Filangieri.

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